giuliano

lunedì 24 aprile 2017

LA PRODIGIOSA SALA DEGLI SPECCHI ALLA FOTOSINTESI DELLA VITA POSTI


















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Al suo ritorno da Parigi nel 1627, dove era stato chiamato da Luigi XIII, Vouet aveva stretto rapporti particolarmente intensi con quel gruppo di religiosi che, per impulso di padre Mersenne, si erano specializzati in tutti i rami della prospettiva, compresa la catottrica.
Di lui il convento possedeva una Santa Margherita e un San Francesco di Paola che resuscita un bambino. L’artista seguiva con interesse i lavori di Niceron, che lo cita come un’autorità nell’applicazione delle regole dell’ottica alla pittura, e per la cui opera egli ha persino fatto un frontespizio. Il San Francesco di Paola inscritto nello schema anamorfico cilindrico era probabilmente una delle sue opere che si trovano nel convento.
L’anamorfosi conica con Venere e Adone, di cui possediamo una replica posteriore, deve dunque essere stata concepita in quest’epoca da un artista in contatto diretto col maestro. E’ una brillante conferma della parte avuta dal primo pittore del Re nella diffusione di questi ‘artifizi’ che rinnovarono rapidamente una tradizione antica fondata sulle medesime forme e nel medesimo spirito dei sortilegi scientifici.
Lo specchio ha infatti posseduto in ogni tempo una qualità sovrannaturale. Il Medioevo ne celebrava già i poteri e le virtù:





….Genio e Natura si mettono d’accordo insieme…


‘Gli specchi’, riprese lei, ‘hanno ancora molte altre virtù grandi e belle, perché le cose grandi e grosse, collocate vicino, sembrano piazzate così lontano – fosse pure la montagna più grande che vi sia tra la Francia e la Sardegna – che si possono vedere in effetti così piccole e minute che appena le si potrebbe notare anche osservandole con molta calma.
Altri specchi in verità mostrano le reali dimensioni delle cose che vi si guardano, a saperli usare con attenzione. Altri ancora bruciano le cose che stanno loro di fronte, a saperli regolare correttamente per concentrare i raggi quando il sole fiammeggiante irradia quegli specchi.
Altri fanno apparire diverse immagini in svariate situazioni, dritte, bislunghe in diverse composizioni, e gli esperti in fatto di specchi sanno generare più immagini da una sola: fanno quattro occhi in una testa, se dispongono per questo di una forma adatta.




Fanno anche dei fantasmi che appaiono a quelli che guardano dentro gli specchi; li fanno apparire anche fuori, come fossero vivi, sia nell’acqua sia nell’aria, ed è possibile vederli giocare tra l’occhio e lo specchio secondo diverse angolazioni, sia il mezzo semplice o composto, di una materia unica o diversa in cui la forma si riversi, e che tanto si va moltiplicando in quel mezzo obbediente da giungere alla vista rivelandosi a seconda dei raggi che esso riceve in modo così vario da trarre in inganno gli osservatori…
… Ma anche le varie distanze producono, senza specchi, delle grandi illusioni: fanno sembrare congiunte e vicine delle cose tra loro lontane, e fanno apparire due cose in luogo di una, o sei di tre o otto di quattro; chi vuole divertirsi a guardare può vederne di più o di meno; così, secondo la diversa angolatura dello sguardo, molte cose possono sembrare una sola a chi le sa bene ordinare e riunire.




E ancora, di un uomo così piccino (e ve ne sono molti in codesto mondo… transitato…) che tutti lo chiamano nano, le distanze fanno credere agli occhi che lo vedono ch’egli sia più grande di dieci giganti, e sembra ch’egli passi sopra i boschi senza piegare o spezzare un sol ramo, sì che tutti ne tremano di paura; e i grandi (per loro Natura) sembrano dei nani quando gli occhi (e non sol loro…) li deformano e li vedono in modo così diverso.
E quando sono così caduti in inganno quelli che hanno visto simili cose, grazie agli specchi o alle distanze che hanno offerto loro quelle visioni, vanno poi dalla gente e si vantano – dicendo il falso, non il vero – di aver visto cose diaboliche, tanto la loro vista è stata vittima dell’illusione.
Ma anche gli occhi infermi e offuscati fanno sembrare doppia una cosa singola, facendo apparire nel cielo una doppia luna e facendo vedere due candele invece di una.
Non c’è nessuno che, pur guardando con attenzione, non cada spesso in illusioni visive: così molte cose vengono giudicate ben diversamente da ciò che, in verità e per il vero…, essere realmente!





















…Si legge (e come avete appena letto e compreso…) nel Roman de la Rose (1265-1280) che parla a lungo del libro in cui Alhazen (965-1038) ha compilato le catottriche di Euclide, di Tolomeo, di Erone d’Alessandia.
Il clindro e il cono figurano insieme col circolo e con lo specchio concavo fra i loro quattro tipi fondamentali. Fin dal 1270 Vitellione dette istruzioni per il loro uso, in cui non c’è nulla di anamorfico. Un sofisma gli permette di affermare che servirebbero a proiettare le figure nel vuoto: ‘l’immagine riflessa appare nell’aria e fuori dallo specchio e non si può vedere altrimenti’.
Sarebbero dunque strumenti evocatori di spettri e di defunti. I semicilindri giustapposti ne posseggono la proprietà deformatrice: ‘E’ possibile combinare il concavo e il convesso dove si vede una grande diversità di immagini’…
Il Cinquecento non fa altro che ricamare su queste basi medioevali ormai stabilizzate. Quando descrive le imposture degli specchi che fanno apparire i fantasmi e cambiano l’apparenza degli oggetti, Cornelio Agrippa (1527) si rifà costantemente a Vitellione:




Ai quattro elementi semplici succedono immediatamente i quattro corpi composti perfetti, cioè le pietre, i metalli, le piante e gli animali e quantunque tutti gli elementi concorrano alla composizione di ciascuno di questi corpi, ciascun corpo è maggiormente influenzato da un dato elemento. Infatti le pietre provengono dalla terra, essendo pesanti e tendendo al basso e così impregnate di secchezza ch’è impossibile liquefarle.
I metalli sono acquosi e fusibili e, com’è riconosciuto dai fisici e dai chimici, sono generati da un’acqua densa e vischiosa o dal mercurio che anche esso è acquoso.
Le piante hanno tali rapporti con l’aria, che non potrebbero spuntare e svilupparsi che in piena aria.
Tutti gli animali infine traggono la loro forza dal fuoco e la loro origine dal cielo e il fuoco è tanto naturale in essi, che non potrebbero vivere senza.
Ciascuno di questi corpi è poi contraddistinto dalle diverse qualità degli elementi. Così, fra le pietre, quelle oscure e più pesanti derivano dalla terra; quelle trasparenti provengono dall’acqua e citiamo fra queste il quarzo, il berillo e le perle; quelle che galleggiano sull’acqua e sono spugnose, come la pietra pomice e il tufo, sono materiate di aria; e alcune, come la pirite l’asbesto e la pietra focaia, sono composte di fuoco.




Anche tra i metalli, alcuno, come il piombo e l’argento, è composto di terra, altri, come il mercurio, d’acqua e così pure il rame e lo stagno derivano dall’aria e l’oro e il ferro dal fuoco.
Nelle piante le radici traggono origine dalla terra pel loro spessore, le foglie dall’acqua pel succo, i fiori dall’aria per la sottigliezza, le sementi dal fuoco per lo spirito generativo. Inoltre ve n’hanno di calde, di fredde, di umide e di secche, che prendono i loro nomi dalle qualità degli elementi.
Fra gli animali alcuni sono dominati dalla terra e vi s’annidano, i vermi, ad esempio, e le talpe; altri, i pesci, dall’acqua; altri, gli uccelli, dall’aria; altri dal fuoco, come le salamandre e le cicale, nonché i piccioni lo struzzo ed i leoni, che son pieni di calore e che il saggio chiama bestie dall’alito infuocato.
Di più negli animali le ossa hanno rapporto con la terra, la carne con l’aria, lo spirito vitale col fuoco e gli umori con l’acqua. E la collera è come il fuoco, il sangue come l’aria, la pituita come l’acqua, la bile come la terra. Infine nell’anima, secondo il parere di Sant’Agostino, l’intelletto è simile al fuoco, la ragione all’aria, l’immaginazione all’acqua e i sentimenti alla terra.




La stessa disposizione si osserva nei sensi, perché la vista, che è attiva mercé la luce che deriva dal fuoco, partecipa del fuoco; l’udito dell’aria, il suono provenendo dalla percussione dell’aria; l’odorato e il gusto dell’acqua, senza la cui umidità non potrebbero esistere i sapori e gli odori; e il tatto è affatto terrestre e si riferisce precipuamente ai corpi più spessi.
Questa analogia non manca neanche negli atti umani, perché il moto tardo e grave ha della terra; il timore la lentezza e la pigrizia hanno rapporto con l’acqua; la gaiezza e l’amabilità con l’aria; e l’impeto e l’ira rassomigliano al fuoco.
Gli elementi dunque primeggiano in tutte le cose e in tutti gli esseri, ne costituiscono l’intera composizione e le proprietà e comunicano loro le proprie virtù…
E’ opinione comune fra i platonici che come nel mondo archetipo tutto si trovi in tutte le cose, lo stesso avvenga nel mondo corporale, con la sola differenza che vi si trova in modo diverso, a seconda cioè la differente natura dei soggetti che ricevono le influenze o le impressioni.
Così gli Elementi sono non solo in tutte le cose terrene, ma anche nei cieli, nelle Stelle, nei demoni, negli angeli e in Dio Stesso, che è il creatore e l’animatore di tutte le cose.
Ma se gli elementi s’incontrano in questo mondo inferiore sotto forme grossolane e materializzate, nei cieli invece sono allo stato di purezza e in tutta la loro potenza.
Così la solidità della terra non avrà nulla di grossolano e di materiale, l’agilità dell’aria non sarà velata da alcuna nebulosità, il calore del fuoco non avrà ardori, ma solo splendori e vivificazioni.




Tra gli astri Marte e il Sole partecipano del fuoco, Giove e Venere dell’aria, Saturno e Mercurio dell’acqua e quelli dell’ottavo cielo della terra, così come la Luna (che altri nonpertanto credono essere composta d’acqua,) per la ragione che a somiglianza della terra attrae le acque celesti e imbevuta di esse ce le trasmette e comunica per la sua vicinanza.
Tra le costellazioni alcune sono dominate dal fuoco, altre dall’aria, dalla terra e dall’acqua, perché gli elementi governano i cieli e vi distribuiscono le loro quattro qualità secondo i loro tre ordini differenti e il principio il mezzo e la fine di ciascuno di essi.
Lo stesso dicasi degli spiriti, di cui alcuni rassomigliano al fuoco o alla terra e altri all’aria o all’acqua, e lo stesso è detto da alcuni dei quattro fiumi infernali, di cui Flegetonte partecipa del fuoco, Cocito dell’aria, Stige dell’acqua e Acheronte della terra.
Gli elementi si trovano egualmente in tutto ciò che appartiene al cielo. Degli angeli, che sono i saldi sgabelli del Signore, s’incontrano la stabilità dell’essenza e la forza della terra, unita alla clemenza e all’amore, che sono le virtù dell’acqua purificatrice. Perciò il Salmista li chiama le acque, quando dice a Dio: Voi che governate le acque che stanno al disopra dei cieli. E in essi v’ha l’aria d’una intelligenza sublimata e l’amore del fuoco che brilla, così che le Sante Scritture li chiamano le ali dei venti e il Salmista, facendo altrove menzione di essi, dice


















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