giuliano

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IL TOMO

giovedì 27 aprile 2017

IL CULTO DELL'IGNORANZA (ovvero come seminare il germe della violenza in economica scienza tradotta) (50)



















































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Il culto dell'ignoranza (48/9)














Nel 2015 si stima che il 42% delle persone di 6 anni e più (circa 24 milioni) abbia letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista per motivi non strettamente scolastici o professionali. Il dato appare stabile rispetto al 2014, dopo la diminuzione iniziata nel 2011.
Il 9,1% delle famiglie non ha alcun libro in casa, il 64,4% ne ha al massimo 100. La popolazione femminile ha maggiore confidenza con i libri: il 48,6% delle donne sono lettrici, contro il 35% dei maschi. La quota di lettori risulta superiore al 50% della popolazione solo tra gli 11 e i 19 anni e nelle età successive tende a diminuire; in particolare, la fascia di età in cui si legge di più è quella dei 15-17enni.
La lettura continua ad essere molto meno diffusa nel Mezzogiorno. Nel Sud meno di una persona su tre (28,8%) ha letto almeno un libro mentre nelle Isole i lettori sono il 33,1%, in aumento rispetto al 31,1% dell'anno precedente.




I ‘lettori forti’, cioè le persone che leggono in media almeno un libro al mese, sono il 13,7% dei lettori (14,3% nel 2014) mentre quasi un lettore su due (45,5%) si conferma ‘lettore debole’, avendo letto non più di tre libri in un anno.
L’8,2% della popolazione complessiva (4,5 milioni di persone pari al 14,1% delle persone che hanno navigato in Internet negli ultimi tre mesi) hanno letto o scaricato libri online o e-book negli ultimi tre mesi.
Lettura e partecipazione culturale vanno di pari passo; fra i lettori di libri, le quote di coloro che coltivano altre attività culturali, praticano sport e navigano in Internet sono regolarmente più elevate rispetto a quelle dei non lettori.
I cittadini stranieri residenti in Italia che tra il 2011 e il 2012 dichiarano di aver letto almeno un libro sono il 37,8%, indice di una minore propensione alla lettura da parte degli stranieri rispetto agli italiani (52%).
Quasi la metà degli stranieri legge almeno un quotidiano a settimana (48,6%) e il 29,5% settimanali o periodici.




Nel 2014, le famiglie italiane hanno speso 3.339 milioni di euro per libri e 5.278 per giornali, stampa e articoli di cancelleria: rispettivamente 11 e 18 euro al mese, lo 0,4 e lo 0,6% della loro spesa complessiva.
Tra il 2010 e il 2014 la spesa delle famiglie per libri, giornali e periodici si è contratta del 18%, quella per articoli di cancelleria del 31%. La riduzione risulta molto più alta di quella registrata complessivamente per l'acquisto di beni (6%). Persone di 6 anni e più che hanno letto almeno un libro nel tempo libero nei 12 mesi precedenti l’intervista per classe di età (valori percentuali).
(ISTAT)




Se fosse un esame di fine anno sarebbero tutti bocciati: manager, dirigenti e politici. Perché secondo i dati dell’Aie, l’associazione italiana editori, presentati alla Buchmesse, la Fiera del libro di Francoforte, sono loro i peggiori lettori d’Italia.
I dati, in generale, per il Belpaese non sono confortanti: il 58,8% della popolazione nazionale durante l’anno non apre nemmeno un libro, contro il 37,8% della Spagna, e il 30% della Francia. E tra i laureati, il 25,1% dei neodottori italiani, ricevuta la pergamena, abbandona completamente la lettura per svago o nel tempo libero.
Tuttavia, rispetto alla media, sono gli eletti dai cittadini e la classe dirigente ad andare peggio.
Il 39,1% dei manager, dirigenti e politici d’Italia, infatti, non legge, nemmeno un volume ogni dodici mesi.




 Per fare un confronto: in Spagna e Francia sono il 17%, meno della metà che da noi.  “Un dato impressionante – scuote il capo Federico Motta, presidente dell’Aie – che porta a una semplice riflessione: viviamo nella società della conoscenza, dove la capacità competitiva del paese risiede nella sua cultura. Con questi dati siamo destinati al declino”.
Perché politici e manager leggano così poco, spiega Motta, “probabilmente nemmeno loro lo sanno. Le ragioni della non lettura sono oggetto di un dibattito aperto. Il problema è che è questa la categoria che amministra l’Italia. Il tema vero è che siamo un paese che non parte dall’inizio, dalla scuola, dai ragazzi, che non fa crescere la gioventù nella cultura della lettura, e quindi evidentemente non forma un popolo di lettori”.




E proprio questa fetta di cultura, secondo l’associazione, in Italia avrebbe bisogno di un traino. “Altrove in Europa, ad esempio, lo Stato investe nella promozione della lettura – cita Motta – ma in questo paese siamo quasi a zero”.
I fondi a disposizione del Centro per il libro, istituto del ministero per i Beni e le attività culturali con il compito di divulgare il libro e la lettura in Italia, promuovendo al contempo autori e cultura nazionali all’estero, lavora con fondi ridotti all’osso.
“La Francia, invece, ha investito nel suo corrispettivo 33 milioni di euro – continua il presidente di Aie – In questi anni abbiamo impiegato risorse nostre cofinanziando le iniziative del Centro, nella speranza che fosse da stimolo per il governo, ma invece che aumentare, i fondi diminuiscono ogni anno”.
 Visti i dati dello studio, però, per Motta i conti tornano: “Il segno più o meno del nostro mercato del libro è una conseguenza del fatto che la classe dirigente e politica non sa cosa sia un libro perché non ne legge nemmeno uno all’anno. Non si informa, non pensa di migliorare, e considera cultura e letteratura un’appendice. Ciò che siamo è tutto in quei dati”.
(Il Fatto quotidiano)




“La letteratura è la via più gradevole per ignorare la vita”. La pensava così il poeta Fernando Pessoa, contrariamente a quanto sembrano ritenere gli italiani. Un popolo che, se guardiamo i dati sulla lettura relativi al 2013, elaborati dall’ISTAT e dall’istituto di ricerca Nielsen, preferisce dedicarsi concretamente alle occupazioni quotidiane, lasciando i libri a prendere polvere sul comodino accanto al letto. E questo solo nella migliore delle ipotesi.
Secondo il rapporto Nielsen, l’anno scorso appena il 43% degli italiani – ovvero 22,4 milioni – ha letto almeno un libro. Dato in calo rispetto ai due anni precedenti: nel 2014 erano il 49% mentre nel 2012 il 46%. E in calo è anche il numero di connazionali che nello stesso anno di riferimento hanno comprato un libro. Sono il 37%, poco meno di 20 milioni. Due anni prima erano il 44%.




“L’Italia è un paese che ha sempre letto molto poco – spiega Flavia Cristiano, direttrice del Centro per il libro e per la lettura, che ha commissionato l’indagine statistica – l’istruzione di massa dagli anni ’60 in poi aveva generato un aumento dei lettori. Ma adesso la crisi economica ha determinato un cambiamento della qualità della vita i cui effetti si riflettono anche sulla diminuzione del numero di lettori e acquirenti di libri”. Questioni di genere e lettori giovani – cifre basse in generale, quindi.
Ma in queste percentuali a spiccare sono le donne, che comprano e leggono di più rispetto agli uomini. Le lettrici italiane sono il 48% della popolazione: dieci punti percentuali in più degli uomini. Nella radiografia del paese che legge, a essere preponderante è, quindi, il sesso femminile. Ma non solo. A dedicare qualche ora al giorno a un libro, prima di andare a letto o mentre si sta seduti in metropolitana è una fascia di popolazione relativamente giovane.
Il divario che da sempre divide il territorio nazionale si riverbera anche sulla collocazione dei lettori più accaniti lungo la penisola.




La quota maggiore di italiani che leggono si registra, secondo dati Istat, nel Nord del Paese (50,6%). Scendendo verso il meridione cala anche la percentuale dell’Italia che legge: 46,8% al Centro, 30 e 32% rispettivamente per il Sud e le Isole. Dato quest’ultimo che documenta l’annullamento della crescita che il Mezzogiorno aveva registrato nel 2012.
Grado di istruzione e abitudini familiari – A incidere sulla propensione alla lettura sono anche le qualifiche professionali degli italiani e l’amore per i libri che hanno respirato in famiglia.
Per quanto riguarda l’istruzione, secondo il rapporto Nielsen leggono e comprano più libri i diplomati e i laureati: nel primo caso la percentuale dei lettori è del 49%, mentre quella degli acquirenti è del 45%; il numero dei laureati appassionati della lettura è del 60% mentre quello di chi si reca in libreria per acquistare un volume è pari al 57%.
Cifre che rivelano sia quanto la prossimità con il libro durante il periodo di studi incoraggi l’abitudine alla lettura, sia quanto le disponibilità economiche incidano sul fenomeno.




Più nello specifico, secondo l’Istat, facendo riferimento alla condizione professionale i livelli di lettura superiori alla media riguardano dirigenti, imprenditori e liberi professionisti (61,1%), impiegati (65,3%) e studenti (59,8%). I livelli più bassi di lettura si registrano, invece, tra gli operai (30%), i ritirati dal lavoro (33,8%) e le casalinghe (32%).
In alcuni casi avere una “biblioteca” familiare può stimolare la passione per la lettura. Ma le indagini statistiche hanno rilevato che una famiglia italiana su dieci non ha libri in casa. L’89,2% dichiara di averne almeno uno (di questi il 28,9% non ne ha più di 25, mentre il 64% ne ha al massimo 100), il 10,3% non ne possiede affatto.
Le regioni le cui case contengono meno libri sono, come sempre, quelle del Sud – Basilicata, Calabria e Sicilia – cui fanno da contraltare Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Liguria.
La disponibilità di una biblioteca domestica rappresenta un’opportunità che può incoraggiare e favorire il rapporto con i libri, ma non è una condizione sufficiente a garantire la lettura.




Tra le persone che dichiarano di disporre di oltre 400 libri in casa, una su quattro non ne ha letto nemmeno uno. La lettura dei giovani è influenzata, inoltre, dalle abitudini dei genitori. Il 75% di bambini di età compresa tra i 6 e i 14 anni con entrambi i genitori che leggono legge a sua volta almeno un libro nel tempo libero. Percentuale che scende a 35,4 se padre e madre non sono avvezzi alla lettura.
Dove vengono acquistati o da dove provengono i libri letti?
La libreria rimane il canale privilegiato per l’acquisto dei libri. Sia che faccia parte di una catena, sia che sia una libreria tradizionale. Il 35% dei volumi comprati dagli italiani, infatti, provengono da lì. Altri luoghi che registrano un’alta percentuale di acquisti sono la grande distribuzione organizzata (ipermercati, autogrill, supermercati) che si attesta al 18% e l’edicola, al 17%.




Una buona fetta di libri raggiunge casa del lettore, poi, da Internet (11%). Percentuali più basse riguardano invece le fiere, le bancarelle, le cartolibrerie e la vendita per corrispondenza.
Ma i libri possono raggiungere il cuore del lettore anche attraverso vie alternative che non necessitano l’esborso di alcuna somma di denaro. Una parte di questi, secondo il rapporto Nielsen, può essere in casa già da tempo, può essere prestato (16%), può essere frutto di un regalo (8%). Oppure può venire da una delle oltre 17.000 biblioteche che si trovano sul territorio nazionale.
Il 18% dei libri letti dagli italiani è stato richiesto e preso in prestito da queste istituzioni. In ogni caso la spesa media per acquirente è scesa di nove punti percentuali rispetto al 2014: un italiano spende in libri 57,47 euro all’anno, per un totale di 1,1 miliardi di spesa complessiva (anche qui si registra un -14% rispetto al 2012).




Cosa leggono gli italiani?
La lettura nel nostro Paese è legata allo svago e al tempo libero.
Il 71% predilige la narrativa e la letteratura, il 15% biografie e autobiografie, il 10% e il 9% storia e religioni, il 7% politica e attualità. Livelli minimi, poi, – 6 e 5% – per manuali di taglio accademico e divulgazione scientifica generale.
Editoria digitale:
C’è da chiedersi se in un paese che legge così poco il fenomeno degli e-book abbia stimolato la lettura. O se, al contrario, le abitudini degli italiani abbiano arginato la diffusione dei libri digitali, molto usati negli altri paesi europei.
In Italia i lettori di e-book nel 2014 sono stati il 3,6% della popolazione pari a 1,9 milioni di cittadini. Una cifra che può sembrare esigua. Ma non lo è perché rappresenta un aumento del 17% rispetto al 2012 in controtendenza con il calo del 9% dei lettori del cartaceo.




“Se la crisi economica è uno dei fattori che ha determinato il calo dei lettori italiani – spiega Flavia Cristiano – bisogna anche registrare il cambiamento delle abitudini culturali e del mondo del libro, che ormai non è inteso come unico ed esclusivo mezzo di accesso all’informazione e alla conoscenza. Credo che oggi si legga molto ma si legga in maniera diversa.
E di questo responsabile è la Rete che detta ritmi di lettura più veloci e brevi: oggi se devo cercare un’informazione su un libro non devo leggerlo più tutto ma posso andare a rintracciare direttamente quella specifica parola o concetto”.
Secondo gli editori, invece, sono altri i fattori che ostacolano la lettura di libri: la mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura, il basso livello culturale della popolazione, politiche di incentivazione all’acquisto dei libri inadeguate, scarsa promozione dei libri e della lettura da parte dei media.
Tutte osservazioni corrette secondo la direttrice del Cepell, centro voluto dal Ministero per i Beni culturali proprio per sviluppare politiche di promozione della lettura.




“Siamo un paese che non ha – spiega Cristiano – politiche di promozione, almeno non a livello unitario. E anche il Cepell può far poco dal momento che le risorse sono veramente modeste. Noi stiamo e abbiamo avviato dei progetti, come il Maggio dei libri o In vitro, cercando di coinvolgere soprattutto i bambini”.
Uno sguardo all’Europa:
 I dati emersi sia dall’indagine Istat, sia dal rapporto Nielsen mostrano un’Italia fanalino di coda della comunità europea.
Analisi confermata anche da Eurostat, l’istituto di statistica dell’Unione europea. Sono i paesi del Nord Europa ad avere un numero maggiore di lettori for leisure, ovvero non per studio o lavoro ma per piacere: 71,8% la Svezia, 66,2% la Finlandia, 63,2% la Gran Bretagna. 
Il piacere: 
Gli italiani che leggono per diletto sono, però, veramente pochi. Se è vero che il 43% della popolazione ha letto almeno un libro nel 2014, la percentuale scende drasticamente quando si considerano i lettori forti, quelli cioè che hanno letto dodici o più libri nel corso dei dodici mesi: solo il 5%. “La lettura non deve passare come un’attività legata a un qualche obbligo – continua Cristiano – sottovalutiamo il piacere, perché nessuno ce lo insegna. Leggere aiuta ad approfondire, a costruire la propria personalità, a razionalizzare. E tutti devono essere messi in condizioni di provare questo piacere. Oggi rischiamo di non poterlo fare più. È un dovere per tutti i cittadini e un vantaggio per la società”.














lunedì 24 aprile 2017

LA PRODIGIOSA SALA DEGLI SPECCHI ALLA FOTOSINTESI DELLA VITA POSTI


















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Al ballo mascherato nei giardini di primavera...















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Giochi di maschere & specchi... (2)














Al suo ritorno da Parigi nel 1627, dove era stato chiamato da Luigi XIII, Vouet aveva stretto rapporti particolarmente intensi con quel gruppo di religiosi che, per impulso di padre Mersenne, si erano specializzati in tutti i rami della prospettiva, compresa la catottrica.
Di lui il convento possedeva una Santa Margherita e un San Francesco di Paola che resuscita un bambino. L’artista seguiva con interesse i lavori di Niceron, che lo cita come un’autorità nell’applicazione delle regole dell’ottica alla pittura, e per la cui opera egli ha persino fatto un frontespizio. Il San Francesco di Paola inscritto nello schema anamorfico cilindrico era probabilmente una delle sue opere che si trovano nel convento.
L’anamorfosi conica con Venere e Adone, di cui possediamo una replica posteriore, deve dunque essere stata concepita in quest’epoca da un artista in contatto diretto col maestro. E’ una brillante conferma della parte avuta dal primo pittore del Re nella diffusione di questi ‘artifizi’ che rinnovarono rapidamente una tradizione antica fondata sulle medesime forme e nel medesimo spirito dei sortilegi scientifici.
Lo specchio ha infatti posseduto in ogni tempo una qualità sovrannaturale. Il Medioevo ne celebrava già i poteri e le virtù:





….Genio e Natura si mettono d’accordo insieme…


‘Gli specchi’, riprese lei, ‘hanno ancora molte altre virtù grandi e belle, perché le cose grandi e grosse, collocate vicino, sembrano piazzate così lontano – fosse pure la montagna più grande che vi sia tra la Francia e la Sardegna – che si possono vedere in effetti così piccole e minute che appena le si potrebbe notare anche osservandole con molta calma.
Altri specchi in verità mostrano le reali dimensioni delle cose che vi si guardano, a saperli usare con attenzione. Altri ancora bruciano le cose che stanno loro di fronte, a saperli regolare correttamente per concentrare i raggi quando il sole fiammeggiante irradia quegli specchi.
Altri fanno apparire diverse immagini in svariate situazioni, dritte, bislunghe in diverse composizioni, e gli esperti in fatto di specchi sanno generare più immagini da una sola: fanno quattro occhi in una testa, se dispongono per questo di una forma adatta.




Fanno anche dei fantasmi che appaiono a quelli che guardano dentro gli specchi; li fanno apparire anche fuori, come fossero vivi, sia nell’acqua sia nell’aria, ed è possibile vederli giocare tra l’occhio e lo specchio secondo diverse angolazioni, sia il mezzo semplice o composto, di una materia unica o diversa in cui la forma si riversi, e che tanto si va moltiplicando in quel mezzo obbediente da giungere alla vista rivelandosi a seconda dei raggi che esso riceve in modo così vario da trarre in inganno gli osservatori…
… Ma anche le varie distanze producono, senza specchi, delle grandi illusioni: fanno sembrare congiunte e vicine delle cose tra loro lontane, e fanno apparire due cose in luogo di una, o sei di tre o otto di quattro; chi vuole divertirsi a guardare può vederne di più o di meno; così, secondo la diversa angolatura dello sguardo, molte cose possono sembrare una sola a chi le sa bene ordinare e riunire.




E ancora, di un uomo così piccino (e ve ne sono molti in codesto mondo… transitato…) che tutti lo chiamano nano, le distanze fanno credere agli occhi che lo vedono ch’egli sia più grande di dieci giganti, e sembra ch’egli passi sopra i boschi senza piegare o spezzare un sol ramo, sì che tutti ne tremano di paura; e i grandi (per loro Natura) sembrano dei nani quando gli occhi (e non sol loro…) li deformano e li vedono in modo così diverso.
E quando sono così caduti in inganno quelli che hanno visto simili cose, grazie agli specchi o alle distanze che hanno offerto loro quelle visioni, vanno poi dalla gente e si vantano – dicendo il falso, non il vero – di aver visto cose diaboliche, tanto la loro vista è stata vittima dell’illusione.
Ma anche gli occhi infermi e offuscati fanno sembrare doppia una cosa singola, facendo apparire nel cielo una doppia luna e facendo vedere due candele invece di una.
Non c’è nessuno che, pur guardando con attenzione, non cada spesso in illusioni visive: così molte cose vengono giudicate ben diversamente da ciò che, in verità e per il vero…, essere realmente!





















…Si legge (e come avete appena letto e compreso…) nel Roman de la Rose (1265-1280) che parla a lungo del libro in cui Alhazen (965-1038) ha compilato le catottriche di Euclide, di Tolomeo, di Erone d’Alessandia.
Il clindro e il cono figurano insieme col circolo e con lo specchio concavo fra i loro quattro tipi fondamentali. Fin dal 1270 Vitellione dette istruzioni per il loro uso, in cui non c’è nulla di anamorfico. Un sofisma gli permette di affermare che servirebbero a proiettare le figure nel vuoto: ‘l’immagine riflessa appare nell’aria e fuori dallo specchio e non si può vedere altrimenti’.
Sarebbero dunque strumenti evocatori di spettri e di defunti. I semicilindri giustapposti ne posseggono la proprietà deformatrice: ‘E’ possibile combinare il concavo e il convesso dove si vede una grande diversità di immagini’…
Il Cinquecento non fa altro che ricamare su queste basi medioevali ormai stabilizzate. Quando descrive le imposture degli specchi che fanno apparire i fantasmi e cambiano l’apparenza degli oggetti, Cornelio Agrippa (1527) si rifà costantemente a Vitellione:




Ai quattro elementi semplici succedono immediatamente i quattro corpi composti perfetti, cioè le pietre, i metalli, le piante e gli animali e quantunque tutti gli elementi concorrano alla composizione di ciascuno di questi corpi, ciascun corpo è maggiormente influenzato da un dato elemento. Infatti le pietre provengono dalla terra, essendo pesanti e tendendo al basso e così impregnate di secchezza ch’è impossibile liquefarle.
I metalli sono acquosi e fusibili e, com’è riconosciuto dai fisici e dai chimici, sono generati da un’acqua densa e vischiosa o dal mercurio che anche esso è acquoso.
Le piante hanno tali rapporti con l’aria, che non potrebbero spuntare e svilupparsi che in piena aria.
Tutti gli animali infine traggono la loro forza dal fuoco e la loro origine dal cielo e il fuoco è tanto naturale in essi, che non potrebbero vivere senza.
Ciascuno di questi corpi è poi contraddistinto dalle diverse qualità degli elementi. Così, fra le pietre, quelle oscure e più pesanti derivano dalla terra; quelle trasparenti provengono dall’acqua e citiamo fra queste il quarzo, il berillo e le perle; quelle che galleggiano sull’acqua e sono spugnose, come la pietra pomice e il tufo, sono materiate di aria; e alcune, come la pirite l’asbesto e la pietra focaia, sono composte di fuoco.




Anche tra i metalli, alcuno, come il piombo e l’argento, è composto di terra, altri, come il mercurio, d’acqua e così pure il rame e lo stagno derivano dall’aria e l’oro e il ferro dal fuoco.
Nelle piante le radici traggono origine dalla terra pel loro spessore, le foglie dall’acqua pel succo, i fiori dall’aria per la sottigliezza, le sementi dal fuoco per lo spirito generativo. Inoltre ve n’hanno di calde, di fredde, di umide e di secche, che prendono i loro nomi dalle qualità degli elementi.
Fra gli animali alcuni sono dominati dalla terra e vi s’annidano, i vermi, ad esempio, e le talpe; altri, i pesci, dall’acqua; altri, gli uccelli, dall’aria; altri dal fuoco, come le salamandre e le cicale, nonché i piccioni lo struzzo ed i leoni, che son pieni di calore e che il saggio chiama bestie dall’alito infuocato.
Di più negli animali le ossa hanno rapporto con la terra, la carne con l’aria, lo spirito vitale col fuoco e gli umori con l’acqua. E la collera è come il fuoco, il sangue come l’aria, la pituita come l’acqua, la bile come la terra. Infine nell’anima, secondo il parere di Sant’Agostino, l’intelletto è simile al fuoco, la ragione all’aria, l’immaginazione all’acqua e i sentimenti alla terra.




La stessa disposizione si osserva nei sensi, perché la vista, che è attiva mercé la luce che deriva dal fuoco, partecipa del fuoco; l’udito dell’aria, il suono provenendo dalla percussione dell’aria; l’odorato e il gusto dell’acqua, senza la cui umidità non potrebbero esistere i sapori e gli odori; e il tatto è affatto terrestre e si riferisce precipuamente ai corpi più spessi.
Questa analogia non manca neanche negli atti umani, perché il moto tardo e grave ha della terra; il timore la lentezza e la pigrizia hanno rapporto con l’acqua; la gaiezza e l’amabilità con l’aria; e l’impeto e l’ira rassomigliano al fuoco.
Gli elementi dunque primeggiano in tutte le cose e in tutti gli esseri, ne costituiscono l’intera composizione e le proprietà e comunicano loro le proprie virtù…
E’ opinione comune fra i platonici che come nel mondo archetipo tutto si trovi in tutte le cose, lo stesso avvenga nel mondo corporale, con la sola differenza che vi si trova in modo diverso, a seconda cioè la differente natura dei soggetti che ricevono le influenze o le impressioni.
Così gli Elementi sono non solo in tutte le cose terrene, ma anche nei cieli, nelle Stelle, nei demoni, negli angeli e in Dio Stesso, che è il creatore e l’animatore di tutte le cose.
Ma se gli elementi s’incontrano in questo mondo inferiore sotto forme grossolane e materializzate, nei cieli invece sono allo stato di purezza e in tutta la loro potenza.
Così la solidità della terra non avrà nulla di grossolano e di materiale, l’agilità dell’aria non sarà velata da alcuna nebulosità, il calore del fuoco non avrà ardori, ma solo splendori e vivificazioni.




Tra gli astri Marte e il Sole partecipano del fuoco, Giove e Venere dell’aria, Saturno e Mercurio dell’acqua e quelli dell’ottavo cielo della terra, così come la Luna (che altri nonpertanto credono essere composta d’acqua,) per la ragione che a somiglianza della terra attrae le acque celesti e imbevuta di esse ce le trasmette e comunica per la sua vicinanza.
Tra le costellazioni alcune sono dominate dal fuoco, altre dall’aria, dalla terra e dall’acqua, perché gli elementi governano i cieli e vi distribuiscono le loro quattro qualità secondo i loro tre ordini differenti e il principio il mezzo e la fine di ciascuno di essi.
Lo stesso dicasi degli spiriti, di cui alcuni rassomigliano al fuoco o alla terra e altri all’aria o all’acqua, e lo stesso è detto da alcuni dei quattro fiumi infernali, di cui Flegetonte partecipa del fuoco, Cocito dell’aria, Stige dell’acqua e Acheronte della terra.
Gli elementi si trovano egualmente in tutto ciò che appartiene al cielo. Degli angeli, che sono i saldi sgabelli del Signore, s’incontrano la stabilità dell’essenza e la forza della terra, unita alla clemenza e all’amore, che sono le virtù dell’acqua purificatrice. Perciò il Salmista li chiama le acque, quando dice a Dio: Voi che governate le acque che stanno al disopra dei cieli. E in essi v’ha l’aria d’una intelligenza sublimata e l’amore del fuoco che brilla, così che le Sante Scritture li chiamano le ali dei venti e il Salmista, facendo altrove menzione di essi, dice


















IL CULTO DELL'IGNORANZA (48)


















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Verità senza tempo: la scelta (47)

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Il culto dell'ignoranza (49)














Angosce e lontane visioni,
mondi con strane illusioni,
accompagnate da eterni lamenti.
Patimenti accampati per questa
Terra,
non conoscono la scienza antica
che sa di medicina:
l’arte di curare gli accidenti
predetti.
Colpa della strega
e la strana sua profezia,
oracolo del diavolo che attenta…
la povera anima mia!
La preghiera per il vero
è l’unico e sano rimedio,
contro il demonio e il suo triste
dono,
prima natura senza l’uomo.
Perché la reliquia ridona la vista,
l’osso del santo non offre
il miracolo,
per chi ancora non l’ha pregato.
L’acqua della fonte,
cantata prima dalla ninfa
poi dalla figlia segreta,
divenuta bella e santa pargoletta,
disseta non solo l’oracolo e
lo scemo del villaggio
antico sciamano,
ma anche l’intera congrega
che ora prega ugual rito
dentro una chiesa. (7)

Tutti abbiam visto la lacrima
della bella pargoletta,
vergine benedetta della mia
santa visione,
donare la vista chi ha smarrito
la speranza di un mondo migliore,
ci inchiniamo a lei madonna
d’amore.
Per questo non scordiamo
i calzari di Sant’Antonio,
perché conducono dritti al perdono.
Il bastone di San Pietro
porta dritto al convento,
l’unghia di San Filippo
cura anche la peste.
La vista della Gerusalemme
per sempre liberata,
dona a noi tutti…,
la salvezza sperata. (8)

Non sa di tutta questa
benedizione,
mercato di Nostro Signore,
l’eterno peccatore.
Non sa che il nostro amore
è questa beata illusione,
anche lei, povera strega.
Coltiviamo così la speranza
di un’altra vita
nel campo di questa semina,
il miracolo di un uomo che morì
nella nostra eterna e divina bugia,
contro ogni blasfema eresia! (9)
(G. Lazzari, Frammenti in Rima, Dialogo in-crociato)







…. Giungendo in città, la dogana gli aveva visitato i bauli frugando tra gl’indumenti sin la più insignificante minuzia, mentre nella maggior parte delle altre città d’Italia questi funzionari si contentavano che gli venissero semplicemente mostrati, e oltre a ciò gli avevano tolti i libri (o meglio, diciamo rubati… anche se poi restituiti) trovati, allo scopo di esaminarli, e questo richiedeva tanto tempo, che chi avesse dovuto servirsene poteva ben considerarli perduti; si doveva poi tener conto che i criteri erano così strani, che un libro di preghiere alla Madonna, per il solo fatto di essere parigino e non romano, risultava sospetto, e del pari quelli di certi dottori tedeschi contro gli eretici, ché – per confutarli – ne menzionavano gli errori.
Dopo alcuni mesi trascorsi nella capitale, mi vennero restituiti i Saggi, purgati secondo l’opinione dei monaci dottori (per mio conto è sempre un furto…). Il maestro del sacro palazzo aveva potuto formarsene un giudizio soltanto dalla relazione d’un frate francese, nulla comprendendo della nostra lingua, ma rimase tanto pago dalle spiegazioni da me fornite su ogni punto riprovato da quel francese, che rimise alla mia coscienza di emendare quanto giudicassi poco conveniente.
Di rimando lo supplicai di volersi attenere all’opinione di chi aveva già espresso un giudizio, riconoscendo che in alcuni casi – come l’esser ricorso alla parola ‘fortuna’, l’aver citato qualche poeta eretico, l’aver giustificato Giuliano e la riprovazione del fatto che chi prega deve essere esente da qualsiasi cattivo pensiero…..
(M. de Montaigne, Viaggio in Italia)




Sembra che nei secoli XVI e XVII, come già nel Medio Evo, bastasse la densità delle reliquie a dare un’impressione positiva, persuadendo della loro importanza e autenticità. Così agiva su un forestiero Tolosa, nella quale riposavano i corpi di ben sette apostoli.
A Colonia, oltre ai tre Re Magi, i cui corpi erano stati portati lì da Milano da Federico Barbarossa, prima che la città fosse rasa al suolo da quest’imperatore, un pellegrino pote-
va vedere le reliquie di sant’Orsola e di ben undicimila....

(Prosegue....)