giuliano

martedì 24 gennaio 2017

CIO' CHE NON MUORE RISORGE (gennaio...) (1)








































Prosegue in:
















Ciò che non muore..... risorge (2)  &












Ciò che conta! (3)














I Frammenti qui raccolti sono prevalentemente il frutto del lavoro, dei viaggi e dei discorsi fatti e continuo a fare da quando, nel Gennaio del 1965, divenni senatore.
Al senato di questa grande nazione i problemi vengono trattati man mano che si presentano, e tutta la mia attenzione è ora rivolta a quel personaggio che occupa, democraticamente o meno, a seconda di come si ragiona ed accorda a questa retta condizione della medesima pensata, elevata condizione. Ragion per cui tutta la mia attenzione rivolta, giacché non del tutto privato della linfa non meno del democratico impegno, alla crisi di ogni momento ed avverso a chi di ugual principio abusa in nome e per conto di questo ed in cui l’evoluzione mi nomina difensore e custode.
Perciò in tali e brevi Frammenti non intendo delineare nessuno schema grandioso, nessun programma globale per la comune nazione o per il mondo, ma mi limito ad esaminare e ad approfondire le nostre reazioni di fronte ai problemi che ci stanno aggredendo con la maggiore urgenza e gravità se confrontati con quanto assunto con pochi e sgrammaticati tratti di penna, chi la penna non dovrebbe impugnare per medesime finalità ma pur in ragione di una certa e diffusa alfabetizzazione ne fa uso ricorrente ed improprio confondendo scrittura e cultura, lettura e sapere, business ed economia…




Proseguo…
Dalla fondazione della repubblica, da quando Thomas Jefferson, a trentadue anni, scrisse la Dichiarazione di indipendenza, Henry Knox, a ventisei, organizzò un corpo di artiglieria, Alexander Hamilton, a diciannove, andò a combattere per l’indipendenza, e Rutledge e Lynch, a ventisette, firmarono la Dichiarazione per la Carolina del Sud, ed ancora quando la Clinton e poi Obama riformarono a ragione ciò di cui il mio intervento circa la consapevolezza di una sanità ed assistenza per tutti, e quando quest’ultimo ha maturato retta consapevolezza ed urgenza di un piano ecologico per le nostre ed altrui ricchezze, ebbene…, mai giovane generazione di americani è stata più brillante, più preparata, più intimamente consapevole di quella attuale.
Nel Peace corps, nel Northern student movement, in Appalachia, sulle strade polverose del Mississippi e sugli stretti sentieri delle Ande, questa generazione di giovani ha mostrato idealismo e un amor di patria eguagliati in pochi paesi e superati in nessuno….




Si è tentati di far risalire alla guerra tutti i problemi della nostra gioventù malcontenta; ma sarebbe un errore!
E non si può neppure far risalire la causa del malcontento a un individuo, a un governo, a un partito politico; la diagnosi deve essere più profonda e più ampia.
Prendiamo per esempio la nostra economia, la stupefacente macchina produttiva che, a conti fatti, ci ha resi più ricchi (ed ancora di più come qualcuno promette con pochi e sgrammaticati tratti di penna - ma di quale comune ricchezza o difesa parla lascio alla limitata visione associata al pressapochismo circa la stessa economia la quale è cosa troppo seria per essere così infranta in ragione del comune principio che fa’ di ogni uomo ‘ricco di mondo’ nella povertà nonché brevità del contrario sottoscritto e nell'inganno firmato in nome della stessa [ricchezza] offesa nella finalità di un principio privato: questione di miglior convenienza e veduta a lunga scadenza - questa forse più retta scienza….) di qualsiasi popolo nella storia, e che ci sostenta e ci mantiene tutti.
È una economia imprenditoriale, il che significa che la maggior parte degli abitanti di questa grande nazione è occupata in qualche genere d’affari. Era certamente giusto, anche se non molto edificante, quanto disse Coolidge: “Gli affari dell’America sono gli affari”. Eppure sappiamo da una recente ed ancor attuale indagine che solo ilo 12% degli studenti universitari seniors desidera una carriera nel mondo degli affari o ritiene che questa carriera possa essere degna e soddisfacente. Senza dubbio uno dei motivi è che mentre le grandi aziende rappresentano un vastissimo settore della vita americana, il loro ruolo nella soluzione dei problemi vitali del paese è minimo.




Diritti civili, povertà, disoccupazione, igiene, istruzione, sanità (sottolineo quest’ultimo argomento): ecco solo alcune gravi crisi di fronte a cui l’intervento della classe imprenditoriale, con alcune importanti eccezioni, è stato e continua ad essere molto inferiore a quanto ci si potesse aspettare.  Possiamo prendere atto di talune eccezioni, ma indiscusso ed indubbio che il mondo imprenditoriale nel suo complesso non ha raccolto la sfida per una ‘nuova frontiera’ della nazione, eccetto un diffuso dissenso che dalla frontiera migrato verso l’uno e l’altro polo di questo mondo così maltrattato!
Naturalmente si può ribattere che il compito dell’imprenditore è il profitto (è business dice il ‘quarantacinquesimo’ della lista…. degli imprenditori di certo non dei Padri Fondatori giacché vi è notevole confine… tra quelli e questa limitata ‘ragione’), che tentare di più vorrebbe dire fare meno di quanto è dovuto agli azionisti. Ma, chiedono i giovani, che valore ha questa obiezione quando una sola azienda, come la General Motors o un’altra consimile conserva dei profitti annui superiori al prodotto nazionale di un qualche paese del mondo? Per dei giovani educati da solidi principi accompagnati da retti ideali e per i moralisti di ogni tempo, l’etica che misura ogni cosa sulla base del profitto che se ne può ricavare è ancora più sgradita!




Infatti hanno ben visto alti funzionari (nonché acclamati ministri) delle nostre aziende ingannare elettori e democrazia e complottare accordi non solo sui prezzi, ma anche sui principi su cui la democrazia siede e presiede taluni incarichi e di cui la stessa dovrebbe tutelarci dall’opposto in ragione della comune difesa, talché anche questa è divenuta business con cui ingannare il popolo e non solo il giovane morto in una inutile guerra… in difesa e per conto di questa democrazia ‘disdetta’…
E come dicevo…, questi giovani hanno visto alti funzionari delle nostre più grandi aziende complottare accordi sui prezzi, complottare circa il principio della verità affinché le loro stesse aziende ne potessero trarre il maggior profitto ed illecito guadagno di cui inaffidabili soci in affari; incontrandosi in squallide riunioni segrete per rubare qualche miliardo al mese dalle tasche di milioni di cittadini e non solo americani!
Ci hanno visto mandare la gente in prigione perché in possesso di marijuana, mentre ci rifiutiamo di limitare la vendita o la pubblicità delle emissioni di gas nocivi che ogni anno uccidono migliaia di cittadini nel mondo visto che il nostro paese nell’aspettativa di diventar ancor più ricco grazie a questo impegno è quello che più inquina al mondo…

















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