giuliano

lunedì 9 novembre 2015

JULES VERNE (3)



















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Jules Verne (2/1)

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Jules Verne (4)














...Ho riproposto a voi questo vecchio ed ‘antiquario’ pensare dire e scrivere… forse il modo migliore per ‘velare’ ma non certo ciarlare molto più di quanto in verità concesso da codesto immutato tempo, nell’apparente e virtuale inganno dell’odierna informazione, del detto e tutto svelato senza nulla alla verità aver rivelato. In nome di quella nulla di più viene espresso dal potere, quarto o quinto che sia, di quanto ammesso e non concesso per superiore motivo di Stato, & dall’editore unico in ‘verbo’ stampato e via ‘parabola’ dispensato & ciarlato circa il peccato in ‘monolitico’ invisibile Impero… rivelato… Governare dispensare e distribuire vasto potere terreno, con l’aiuto e per conto dello Stato. Da non rimare al servo di ogni Dio dai bagni e folla nutrito a rete globalizzato distribuito: vorrebbero sfamare e dissetare ogni Spirito e martirio taciuto e smarrito al fondamento della dottrina senza alcun Dio. Servi assistiti dallo ‘scriba’ il cui millenario motivo frutto della casta cui asservito. E nessun’altro umano ingegno azzardi motivo contrario al pennivendolo il quale urla lungo la via…la piccola notizia.
Povero o ricco che esso sia il potere è cosa seria…
Cotal paradosso mi pare vera e sola ‘materia’ senza alcun Dio.
Senza alcuno Spirito. 




…Certo, noi Spiriti di un Tempo più antico, ben-andanti al passo d’altro e spirituale principio, sappiamo per il vero non aver nulla da spartire codeste ‘grandi notizie’ con il Primo Eretico perfetto pensare e dire, giacché si pensano e scrivono e talvolta anche dipingono…: buoni cristiani per nulla dalla materia nutriti… Cosicché il contrariarli pare proprio ‘passo antico’ al libero arbitrio di cui il nuovo Impero associato al sovrano pontificio cercare ogni velato motivo contro il regno terreno ora fatto dio… & così di nuovo assistito…
Per chi poco avvezzo alla Storia e conseguente Memoria prego vivamente cambiar canale e connettersi alla TV via cavo o parabola satellitare, o ancor meglio, all’illustre ciarlare spacciato per cultura statale, ed ora ci dicono dispensato come luce, in quanto Dio a miglior partito a Pensione assistito diviso fra un’onda ed una particella che ogni evento allieta. TV o altro ‘illuminato’ e similare intento i quali corrono veloci a formare la rete ove ognuno convinto che Orwell è solo un sogno antico e mai esistito all’anno di codesto antiquario articolo.
…Così non rendo omaggio alla casta la qual urla traguardo raggiunto nella nuova favola… e mi par il caso,  non offendere neppure il Collodi di italico mito. Pinocchio qual marionetta par cosa e teatro serio dal puparo gestito, burattini ed altri suoi compari, infatti, allietavano piazza e più certo pensiero dei signori e villani indistintamente nominati. Oggi, ugual burattini e pupari illuminano altri accidenti. Ma non datevi preoccupazione! Lo scambio è così consumato e votato per economica e superiore ragion di Stato. E sovente il carabiniere per ugual monarchico principio in nome di un papa re, o altro regnante illuminato, inquisiva baracca burattini e mai trova il puparo… Il prete e il fedele scudiero presenziano come un tempo rinato il funerale cui il brigante è così rimpianto…




…Di quanto (ed anche questo) non rivelato per economica o superiore ragion di stato…, o peggio! Non concesso dall’interesse cui il probabile danno nel danno giammai enunciato. Questo l’inganno del loro Tempo! Questo l’inganno ora perfezionato o meglio ottimizzato alla precisione cui l’orologio e il fuso orario convergono a globale intento e ‘caos’ giammai numerato nel giro del mondo con padroni di Anime e destini all’ora dell’appuntamento quale vero e solo economico traguardo. Giacché anche il ‘caos’ comporre scienza diviso fra un batter d’ali di farfalla, principio di ogni Poesia nominata vita, & il sisma di una guerra a cui tal volo non pare cosa gradita! Arcano intento alla manifesta ed economica consistenza. E che Dio ci privi di siffatto ingegno ora che vien detto e pregato anche il Dio a pensione di uno strano Impero unito dalla materia convenuto e dalla borsa gestito. Tutto il resto è rima ed inquisizione con l’aiuto di una ‘parabola’ dal satellite assistita… E che Dio li benedica ora che si apprestano al sacro pellegrinaggio, cosicché, come il Tempo rinato al comune fuso orario così volato (per la torre di controllo dell’intelligente Compagnia pregasi non confondere con voli spiritualmente più seri senza scalo e bussola cavalcioni di scope o strani animali anche loro braccati dal diligente e fiero Polifemo di ogni retto volare dal mare fino al cielo: saranno oggi come ieri dal satellite monitorati ed anche inquisiti in nome del progresso… Ed anche del biglietto in classe economica non corrisposto al dio mai nominato padrone del creato… L’addebito sarà richiesto in comode rate alla carta sibillina del nuovo ed illuminato felice domani… Per le condizioni economiche dell’offerta  si consulti il direttore del servizio commerciale al sito innominato: piano attico ed elevato cui l’inganno nell’inganno perpetrato ad ugual aereo schiantato dalla Compagnia raccomandato quale economico e vantaggioso motivo di Stato) ogni peccato sarà perdonato. L’importante aver disponibilità del dio quattrino e di mammona ad ogni ora, affinché lo stesso alla pensione della seconda detta e gestita dell’eterno convento della vita, possa nutrire lieto evento, ed anche, se pre-pagato, ‘miracolo’… Da chi benedetto e certificato rimane pur sempre mistero pregato.




Chi non conviene a questo viene pregato di percorrere il mondo negli ottant’anni previsti per il dovuto processo che la Santa Inquisizione Unita dispensa quale lieta via. Quale globalizzata ragion di vita al Dio della ‘pensione’ cui la ‘materia’ appare cosa ormai certa visto la terrena esistenza. Lo Spirito vien servito a dosi controllate attente e dovutamente monitorate affinché la ‘pensione’ in cui servito non venga a soffrire e patirne uno strano martirio. Affinché l’oste non rimembri quel vino offerto quale ultimo e pregato sospiro… Dopo il dovuto scontrino al pellegrino offerto quale ultimo respiro, giacché anche lui oste e servitore di dio quale uomo di spirito ed a ‘pensione’ nutrito. 
Cosicché rintracciare quel pezzo di ‘binarioimancante’, di Primo Dio all’Albergo della vita gestito in codesto viaggio e pellegrinaggio senza alcun Spirito ravviva il ricordo di gnostico e più certo e lieto mito. Quando lo stesso (articolo) qui riproposto alla vigilia, ma che dico, alla convergenza di interessi di tanti e troppi stati, uniti da sorrisi ministeriali (negli inganni divenuti certi e nuovi miracoli certificati) e divisi da misteri taciuti…(dopo la benedizione offerta per l’Orwelliano domani)… Negli eterni intenti ‘risoluzioni’ & ‘alberghi’; più o meno divisi/uniti ‘interventisti’; più o meno opposti/convergenti pacifisti; più o meno camuffati/sponsorizzati barattare e vendere l’oggi confondere il domani; più o meno convenuti… o solo riservisti richiamati… all’eterna conferenza senza oggi né domani! Ai soliti e decennali appuntamenti occulti: sponsor invisibili & opposti principi, parlare apportare dispensare pace & guerra… o futura guerra per la pace mai detta, in nome di una strana diplomazia ed arcana economica scienza da tutti patita.



















sabato 7 novembre 2015

JULES VERNE


















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Jules Verne (2)














 Al cinquantasettesimo minuto secondo la porta del salone si aprì e il pendolo non aveva battuto il sessantesimo secondo, che Phileas Fogg comparve, seguito da una folla delirante che aveva forzato l’ingresso del Club, e con la sua voce calma: ‘Eccomi, o signori’, diss’egli…

Tutto questo avveniva alle…, sotto la cupola con i vetri azzurri sorretta da venti colonne ioniche di porfido rosso del Reform Club di Londra. L’imperturbabile gentiluomo londinese ritornava dopo 80 giorni esatti ad annunciare di aver vinto l’audacissima scommessa in cui aveva arrischiato metà della sua fortuna, contro i banchieri John Sullivan e Samuel Fallentin, l’ingegner Andrew Stuart, Gualtiero Ralph, amministratore della Banca d’Inghilterra e il birraio Tommaso Flanagan.
…O almeno si immagina avvenisse nell’episodio conclusivo del celebre romanzo di Jules Verne che era uscito appunto in quell’anno. E lo spiritoso e avvincente racconto del Verne non era tanto sorprendente per le prodezze del signor Phileas Fogg e del suo domestico parigino Gianni Gambalesta, ex sergente dei pompieri, quanto per il fatto che il piano di viaggio proposto dal Morning Chronicle era, più o meno, praticamente realizzabile: da una dozzina di anni era aperto alla navigazione il Canale di Suez, nel 1867 era stato inaugurato il collegamento ferroviario transamericano dell’Atlantico al Pacifico, nello stesso 1872 era stato realizzato il collegamento dei due tronchi del ‘Great Indian Peninsular Railway’ da Bombay a Calcutta, regolari servizi marittimi celeri con i moderni ‘pacchetti a eliche’ univano l’Europa all'America, l'America all’Asia, l’Asia all’Europa.
Il vapore e il telegrafo avevano unificato il mondo.




Se oggi possiamo sorridere dell’entusiasmo di Verne e dei suoi contemporanei per i Cunarder che valicavano l’Atlantico alla velocità di 11 miglia marine all’ora, o degli espressi con carrozze-letto che attraversavano l’America in una settimana, v’è da dubitare se il passo più grande in materia di celerità di comunicazioni, con tutto quel che consegue nell’assetto del mondo e della vita, l’umanità l’abbia fatto dall’epoca del viaggio di Phileas Fogg alla nostra dell’aereo supersonico, o non piuttosto nei trenta o quarant’anni che precedettero e che videro l’instaurarsi della civiltà del vapore.
In quegli anni la macchina del progresso tecnico ha iniziato una fase di movimento a velocità progressivamente crescente. E il momento della partenza è sempre quello che richiede le maggiori energie e suscita le più intense emozioni. Ecco perché l’eccentrico gentiluomo inglese che non viaggiava, descriveva soltanto una circonferenza, era un corpo grave che percorreva un’orbita intorno al globo terrestre secondo le leggi della meccanica razionale più che un remoto antenato, ci sembra un nostro fratello, di poco più anziano, con le idee un pochino antiquate e soprattutto dotato di una dose di ottimismo superiore alle nostre abitudini.




Questo educato gentiluomo, nel romanzo stesso più simbolo che personaggio, che parte per il giro del mondo armato soltanto d’un makintosh, del Bradshaw (orario e guida generale delle ferrovie continentali e dei battelli a vapore), di un fascio di banconote della Banca d’Inghilterra e della serena certezza che l’imprevisto non esiste, rappresenta bene l’entusiastico ottimismo del suo tempo, la convinzione che il mondo camminasse con l’ordinata regolarità di un espresso transcontinentale, su una linea verso l’avvenire che bastava prolungare all’infinito, aggiungendo con concorde operosità sempre nuovi tratti di binari rilucenti...




La prima volta che venne circondata tutta la balla del mondo, per dirla con il Ramusio, fu soltanto poco più di quattro secoli, fa’. Fu una impresa grande e tragica che procurò al suo sfortunato protagonista fama di essere stato il più grande navigatore di tutti i tempi.
Ferdinando Magellano, portoghese, era partito con navi spagnole e al servizio della Spagna il 20 settembre 1519 dal porto di San Lucar di Barrameda. Diciannove mesi dopo il capitano generale moriva in combattimento all’isola di Mactan. E appena il 6 settembre 1522, una sola delle cinque navi della spedizione, la Victoria, un guscio di noce, con a bordo diciotto superstiti dei 239 marinai e ufficiali partiti, ritornava al porto di San Lucar guidati da Sebastiano del Cano.
Il viaggio era durato poco meno di tre anni ed era stato compiuto seguendo il cammino del sole, da oriente  verso occidente, seguendo la costa dell’America meridionale, percorrendo lo stretto che porta ancora il nome del valoroso capitano generale, attraversando l’Oceano Pacifico e riguadagnando l’Europa dopo aver doppiato il Capo di Buona Speranza.




La spedizione, che fu probabilmente la più importante impresa geografica dopo la prima navigazione di Colombo, diede, a conti fatti, anche un utile commerciale. I 533 quintali di garofani portati in Spagna, nella stiva della Victoria, dalle isole delle spezie, bastarono a ripagare, con ampio margine, le perdite di beni e di navi. Fra i 18 superstiti della Victoria v’era anche quell’Antonio Pigafetta, patrizio vicentino e cavalier di Rodi, che diè conto per iscritto del viaggio notando anche il singolare fenomeno dello spostamento della data, che permise al Verne di architettare il finale a sorpresa del suo romanzo e al suo eroe di vincere la grossa scommessa che l’ottusa solerzia del poliziotto sembrava avergli fatto perdere per dieci minuti.
Giunto alle Isole di Capo Verde il Pigafetta, che aveva compiuto il giro del globo verso occidente, si accorse che il calendario di bordo era in ritardo di un giorno rispetto a quello degli isolani.
‘Incaricammo i nostri del battello di chiedere, quando andavano a terra, che giorno fosse: e ci dissero che per i Portoghesi era giovedì. Ci meravigliammo molto perché per noi era mercoledì e non potevamo capire come mai avessimo errato...’.




Se oggi a qualche altro gentiluomo libero di disporre del suo tempo come Fogg venisse in capo di seguirne le orme, percorrendone lo stesso itinerario per mare e per ferrovia, non v’è dubbio che porterebbe a termine la sua impresa in un tempo alquanto inferiore.
Per la sua traversata dell’Atlantico da Nuova York all’Inghilterra il piano di viaggio di ottant’anni fa prevedeva dieci giorni, mentre poche settimane fa’ il transatlantico americano United States ha conquistato il Nastro Azzurro attraversando l’Atlantico in tre giorni, dieci ore e 40 primi. Infinitamente minor tempo impiegherebbe poi se, fedele allo spirito di Fogg, usasse dei mezzi più veloci del suo tempo.
Il signor Tom Lamphier, nel 1949, ha compiuto il giro del mondo servendosi di aerei di linea in 4 giorni, 23 ore e 47 minuti. Tom ha seguito più o meno l’itinerario del gentiluomo britannico: Londra-Siria-India-Hong-Kong-Tokio-San Francisco-Nuova York-Londra, volando per 35.488 Km sui clippers della Panamerican e della United Air Lines.




Oggi chi volesse provarsi ad imitare Tom Lamphier impiegherebbe cinque giorni e 22 ore, via Manila, perché le compagnie aeree hanno allargato i tempi di sosta agli aeroporti. Il viaggio costerebbe 1700 dollari: una bella sommetta, ma certo di molto inferiore alle 19.000 sterline profuse da Fogg, per portare a termine il suo viaggio. Se poi si trovasse qualcuno disposto a ripetere esattamente il cammino e le avventure di Fogg e del fido Gambalesta, incontrerebbe serie difficoltà organizzative non fosse altro nel trovare indiani Sioux disposti ad attaccare l’espresso intercontinentale e yankees che gli offrano di attraversare la prateria in slitta a vela....