giuliano

mercoledì 24 giugno 2015

IL TEMPO E LA MEMORIA (la memoria) (24)


















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Il Tempo e la Memoria (23/1)













Il ‘Codice’ dell'Inquisizione viene promulgato il 29 ottobre 1484. L'inquisitore generale  convinto di consegnare ai posteri un’opera che può determinare la fine dell'eresia e l'inizio della giurisdizione della fede. Il Codice Torquemada composto di 28 articoli ha questo sviluppo:


Art. 1: Gli inquisitori devono pretendere giuramento di fedeltà e di aiuto da tutti coloro cui si rivolgono: il popolo, innanzitutto, ma particolarmente i notabili, i governatori e gli ufficiali di giustizia.
Art. 2: Gli inquisitori devono leggere un monito contro i ribelli.
Art. 3: Deve sempre essere concesso un periodo di grazia (30 o 40 giorni) per permettere ai peccatori di ravvedersi e agli altri di fare delazione. In questo modo si eviteranno: morte, prigione, confisca dei beni.
Art. 4: Vengono determinati il modo e le domande dell'interrogatorio.
Art. 5: Si determina la richiesta di abiura e di penitenza pubblica per i rei confessi.
Art. 6: Si determina l'interdizione dai pubblici impieghi e dai benefici ecclesiastici per eretici e apostati (anche se confessi); inoltre viene loro impedito di vestire con eleganza, di indossare le armi e di montare a cavallo.
Art. 7: Agli eretici, preservati dal rogo, si dovranno affidare delle penitenze, come le elemosine a favore del sovrano per la difesa della fede e l'assedio ai mori di Granada.
Art. 8: Coloro che si presentano a confessare dopo il periodo di grazia avranno pene miti, ma più dure di coloro che sono venuti prima.
Art. 9: I figli di eretici, eretici a loro volta, ma minori di vent’anni, che confessano il peccato, saranno trattati con mitezza, a causa della loro età.
Art. 10: Gli eretici che ricadono nel peccato vedranno i loro beni confiscati.
Art. 11: L'eretico o apostata arrestato per ‘delazione di altri’, che poi confessa e svela i nomi dei complici, verrà punito solo con il carcere, commutabile in una pena minore, per beneplacido degli inquisitori.
Art. 12: L'eretico di cui si sospetta che sia menzognero nel chiedere perdono, sarà consegnato al braccio secolare (ossia al rogo).
Art. 13: Se qualcuno è stato assolto, ma si scopre che ha mentito su qualche punto, verrà processato nuovamente come eretico impenitente.
Art. 14: Se qualcuno non confessa, i testimoni devono essere analizzati con cura, prima di procedere contro il presunto reo.
Art.15: Se sussiste una convergenza tra il detto dell’inquisito e quello dei testimoni, si potrà torturare l'inquisito. Se uno confessa sotto tortura, occorrerà che ribadisca la confessione tre giorni dopo. Se non la ribadisce si potrà ricominciare con la tortura.
Art. 16: Per la tutela dei testimoni, l’accusato non potrà conoscerne i nomi: le deposizioni saranno pubblicate anonime.
Art.17: L'interrogatorio deve essere condotto personalmente dall’inquisitore.
Art. 18: L'inquisitore deve essere presente nel caso di tortura.
Art. 19: Si tratta del caso di contumacia.
Art. 20: Nel caso di una denuncia postuma si esumi il corpo dell’eretico.
Art. 21: Nel caso di richiesta dei sovrani, l’inquisitore avrà diritto anche nei territori dipendenti dalla corona.
Art. 22: I figli di eretici consegnati al braccio secolare, devono essere tutelati ed educati secondo le direttive degli inquisitori.
Art 23: Si tratta di questioni di eredità tra eretici.
Art. 24: Gli schiavi cristiani degli eretici devono essere liberati.
Art. 25: Gli inquisitori non possono accettare regali da coloro che possono avere a che fare con i processi.
Art. 26: Gli inquisitori dovranno agire d'accordo, in pace e per il bene comune.
Art. 27: Gli inquisitori veglino sul buon comportamento dei loro dipendenti.
Art. 28. Le questioni non previste in questo codice devono essere decise in buona fede dagli inquisitori stessi.
(Benazzi, D'Amico; Il Libro Nero dell'inquisizione)





Quindi cosa è la Memoria riflessa nel Tempo?

Per tanti e taluni una condizione imprescindibile dalle leggi della Fisica, per altri una condizione di volontà e raggiungimento di quella stessa Infallibilità enunciata. La cosa certa ed indubbia che ugual ragioni motivano tanto l’ateo quanto il credente, quanto l’Eretico Pagano che persegue una volontà di conoscenza riflessa nella ricerca e perfezione di una Gnosi correggendone ed evolvendone principi e concetti.
Talvolta l’odierna Scienza ha sostituito le premesse dell’antica e moderna Fede, sollevandosi a modello ‘Infallibile’ della volontà e finalità dell’Uomo, ed anche, interprete dei suoi desideri aspirazioni racchiusi nella coscienza quanto nell’anima che ne è custode. Questo mistero in Verità e Realtà è scritto nella Fede che ognuno di noi indistintamente ha ‘propria’ nel bagaglio genetico non meno del libero arbitrio, e la quale viene come un tempo negata là dove si è evoluta una forma autoritaria di governo, oppure, dove è rimossa per interessi di una coscienza ‘Orwelliana’ che reprime intenti sogni ed aspirazioni per abdicarli ad un ‘formicaio’ di dubbi intenti produttivi e riproduttivi, riducendo e subordinando l’Universo cui proveniamo, ad una oscura illusione, o peggio, ad un costante e manifesto desiderio scritto nell’opposto. E altresì subordinando e delegando, con i nuovi traguardi raggiunti, l’istinto umano, al di sotto del vasto regno animale da cui proveniamo.
Ragion per cui, in questa sede, in questo umile scritto che assomiglia ad un messaggio lanciato da un Capitano ed il suo Invisibile Veliero espressione del Creato di nuovo Pensato quale Straniero alla vita, l’intenzione rimane sancita nella verità storica e nell’Eretica condizione del Tempo ciclico e immutato al porto della materia osservata e navigata, quando, ugual errori vengono costantemente rilevati in quella odierna capacità detta appunto ‘Infallibile’ e con la quale l’uomo costruisce, oggi come ieri, il suo Futuro.
Credo che in ciò rinascano e risorgano uguali motivazioni storiche, ed io, quale Pagano eretico è un poco apostata, che ho studiato le motivazioni dall’una e l’altra parte e di cui faccio tesoro per evitare i difficili scogli dell’incomprensione, quando la società, cioè, si esprimeva in diverse condizioni ed evoluzioni verso una Filosofia e scienza cristiana di Fede, ho sempre difeso nel difficile tribunale della Storia il Pagano quale massimo rappresentante, ed in apparenza, avverso ad un pensiero cristiano nato.
In Realtà e Verità, ribadiva il ruolo negato alla Filosofia teologica ed a tratti teurgica cui i secoli avevano conferito quella evoluzione scritta nel ‘duplice’ processo razionale e filosofico scaturito dall’apparente e talvolta contraddittorio mito, e di cui, da buon ‘antropologo’ ne rintracciava genesi e limiti (scritti anche nella forma cristiana di un religione di cui ribadiva l’evoluzione) che non voleva veder cancellati in quanto condizione ‘umana’ dell’uomo, ed anche negli interessi di un Impero, e nella indubbia incapacità manifesta di intenderne i nuovi, ribadendo così l’origine stratigrafica del ruolo ‘imprescindibile’ della propria cultura. Vedendo in ciò non un limite, ma, all’opposto, una  razionalità scritta in un certo tipo di rappresentanza divina incarnata a regolata ai poteri conferiti. Stesso ruolo possiamo riconoscere nel massimo rappresentante della Chiesa.




Ciò non toglie che uguali errori vengano di nuovo commessi, anche se a mio modesto parere e quale interprete e autodidatta di una Storia adattata alle esigenze della società, i suoi intenti rimangano in linea con il pensiero filosofico di cui era seguace, quindi scritti nella coerenza specchio di una cultura tollerante, e nella pace di intenti, di cui nei decenni a venire, e per il vero, gli intolleranti e fondamentalisti furono gli oppositori…
Quindi in ragione di questa imparzialità e motivazione e ugualmente mosso da uguali antichi e altrettanto nobili intenti, per dire ed affermare, che stessa ‘infallibilità’ oggi risiede nella condizione opposta alle premesse che hanno condotto, per anni e secoli, ad un sistematico genocidio culturale e fisico. E per non abdicare alla Storia ugual errori, dobbiamo dire che l’infallibilità ancora regna nelle pretese dell’uomo il quale si dichiara evoluto. Il quale si dichiara certo sulla Natura abitata sfruttata indagata e troppo spesso scrutata.
In Realtà e Verità la sua manifesta e misera cecità (scritta nel suo opposto) nella certezza di possedere controllare prevedere verificare e indagare e forse anche motivare le parole di quel Dio cui qualcuno si fa interprete e testimone (e voglia Dio che così non sia…) contiene stessi ed ugual errori, in quanto il disegno volontà e ‘infallibile’ ingegno evolutosi nei secoli millenni e milioni di anni, presenta quella odierna ed evoluta incapacità manifesta di interpretarne, sia il ruolo (di un Primo e Secondo Dio), sia una manifestazione con cui l’intero Creato costruisce le possibilità dell’‘unicità’ della vita scritte nel Tempo e la Luce….
Su quella ‘unicità’ ci possiamo dividere in varie e distinte interpretazioni, se pur vero che con l’ingegno e la capacità di osservazione che contraddistingue ed evidenzia la scienza nella sua graduale evoluzione, il fenomeno stesso dei singoli ‘fotoni’ rilevati e studiati presentano una caratteristica dettata nel loro comportamento che lascia aperta una condizione imprescindibile di perfezione e, nello stesso tempo, inspiegabilità. Quindi parlare di ‘unicità’ di intenti nell’infallibile verità accertata e studiata comporta una costante di incertezza nella quale la Natura esprime l’originale perfezione imperscrutabile e forse in-conoscibile alla capacità umana.
E nel modesto pensiero Eretico che contraddistingue ogni mio approccio alla realtà vissuta, sostengo per il vero che la Luce così donata presiede un fenomeno scritto nella dimensione di un ‘opposto’ impossibile da capire con la mente del corpo caduto in questa materia. Quindi le sole condizioni dello Spirito e dell’Anima possono risolvere in questa o altre vite quanto da noi indagato nella Memoria e nella Verità annunciata, accompagnata alla sola speranza che l’errore, condizione propria dell’essere umano, non prosegua l’eterna strada verso il Teschio dell’infallibile verità scrutata studiata…. e nella e dalla scienza, copiata…e sfruttata…
Quindi la teologia non certo reclamizzata ad uso e consumo delle folle, ma una condizione dove la filosofia che l’ha generata e dalla quale si è evoluta, possa indagare con stessa scientificità, scritta però, nelle motivazioni della Natura quale specchio di un Primo e più probabile Dio, esentato dall’obbligo o peggio aiuto di una moderna per quanto contraddittoria natura artificiale, nella verità per sempre indagata. In questa ‘duplicità’ sia concessa parola a chi buon uditore ha scelto una diversa storia, e scritto (anche se non ‘monoliticamente’ condiviso) la Memoria (ricordata e conservata frutto di una stratigrafia rilevata), ma sempre da un Primo Dio evoluta…..
(Curatore del Blog)




… Si possono descrivere i rapporti nei confronti del ‘sapere’ in Eckhart, in questo modo: la visione mistica è proprietà essenziale del fondo dell’anima. Qui essa è racchiusa eternamente e senza eccezioni. Quando non distingue rigorosamente tra il fondo dell’anima e quelle che chiama le sue ‘più alte potenze’, a volte la Memoria (che non è fondo dell’anima, ma una delle ‘potenze’) partecipa di questo privilegio.
Con ragione egli ritrova opinione in Agostino, perché anche in lui la Memoria ha in sé qualcosa della ‘anamnesis’ platonica… Nella Memoria di Agostino abita eternamente ed essenzialmente la Verità, e quando cerca Dio in se stesso, lo trova nella profondità della Memoria (così cara anche a Jung…). In entrambi la Memoria può essere paragonata al ‘profondo tesoro di rappresentazioni oscure e inconsce’, e in cui sono racchiusi i principi della conoscenza a priori (rileviamo nell’affermazione dell’autore una ‘duplicità’ di intenti manifesta nel suo opposto, ma i ‘Fotoni’ di luce qui raccolti compiono una scelta ben precisa e si riconducono alla scelta del foro d’entrata e successiva uscita di un originario intento Gnostico simmetrico alla conoscenza qui riportata). Nel modo di esprimersi moderno, forse contestabile, si potrebbe distinguere questo fondo dell’anima e questa Memoria come ‘coscienza sovraempirica’ e ‘coscienza empirica’, nel singolo atto empirico-psicologico del rappresentare e del conoscere.




Questa conoscenza eterna, che fa tutt’uno con la conoscenza Divina, giace nascosta nel fondo dell’anima: essa è, rispetto alla coscienza empirica latente. Essa si realizza, o, meglio, si attualizza, laddove e quando l’uomo si eleva ‘coscientemente’ (molto importante ed efficace ‘coscientemente…’) ad una visione e a una conoscenza più alta. Quando ciò avviene, l’uomo possiede, nel singolo atto e, di conseguenza, nella concreta ‘effettualità’ di comportamento spirituale che penetra tutta la sua vita e il suo agire, quello che possedeva dall’eterno e principalmente nel fondo dell’anima.
‘L’anima ha internamente ogni arte. Tutto quel che si può esercitare al di fuori, è solo un risvegliarsi dell’arte (con la quale Dio si esprime…)’.
‘Guarda, Dio è in tutte le cose. Così è nella Memoria. quando l’anima, nella sua intellezione, genera una immagine di Dio come essa è nella Memoria, allora Dio è la Parola dell’Anima’.
‘Tu abiti nella mia Memoria e non potrei affatto ricordarmi di Dio, se Egli non fosse nella mia Memoria’.
‘Nella prima parte dell’Anima c’è una potenza che i maestri chiamano scrigno o castello di immagini spirituali o senza forma. La Memoria riversa allora il tesoro delle immagini nelle potenze dell’anima’.
‘Ho riconosciuto la mia Memoria, che giace sotto l’intelletto e fluisce dall’essenza dell’Anima. Da essa sgorga la conoscenza’.
(R. Otto, Mistica Orientale, Mistica Occidentale)















   

lunedì 22 giugno 2015

IL TEMPO E LA MEMORIA (l'invisibile impero) (22)

































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Il Tempo e la Memoria (21)

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Il Tempo e la Memoria (23)













Sapete tutti’ continuò Falco Notturno ‘che la zona su cui si estende la nostra autorità viene chiamata l’Invisibile Impero, il cui governo è affidato all'Imperatore assistito da quindici Geni. L'Impero si divide in vari Regni, retti da un Gran Dragone, il Regno in Province, guidate da un Gran Titano, e la Provincia in Kantoni affidati a un Eminente Ciclope. Inoltre ci sono il Kaliffo o vicepresidente, il Klokard o il predicatore, il Kudd o cappellano, il Kligrapp o segretario, il Klabee o tesoriere, il Kadd o comandante, il Klarogo o guardia, il Klexter o guardia esterna, il Klokann che fa parte dei nostri comitati d'investigazione e infine Falco Notturno, che sarei io, il cui compito consiste nel proteggere la santità della Kaverna, nel custodire la Croce e nell’insegnare ai nuovi membri le frasi da spargere nella sacra piazza, o piazzale, assieme ai regolamenti della Kaverna. Il Keagle è un organizzatore, mentre i Kavalieri sono i nostri soldati. Ora, prima di entrare nella Kaverna voglio assicurarmi che conosciate tutti la nostra stretta di mano. Sempre con la sinistra, mi raccomando. Tutti i segni del Klan devono essere eseguiti con la sinistra quando, naturalmente, non sono necessarie entrambe le mani. E, attenzione, non stringete, limitatevi a sfregare il palmo della vostra mano contro quello di chi intendete salutare’.
Ci demmo la mano secondo queste istruzioni e subito dopo Falco Notturno disse: ‘Dovete anche sapere come si vota. Noi del Klan non votiamo molto, in genere il presidente di una riunione agisce come meglio crede o espone senza discutere le decisioni dei suoi superiori. Ma ad ogni modo si fa così: quando si richiede una votazione chi presiede batte un colpo di martello e a questo segnale ognuno posa il gomito sinistro sul ginocchio lasciando cadere perpendicolarmente il resto del braccio. Il pollice deve essere piegato sul palmo, così, e le quattro dita allargate a simboleggiare le quattro regole basilari del Klan. Allora il presidente batte un altro colpo e tutti alzano la mano sinistra in un gesto di saluto che noi chiamiamo ‘segno di riconoscimento’ e che va fatto con le dita nella posizione di cui parlavo prima. Al terzo colpo di martello quelli che votano ‘sì’ devono riabbassare il braccio come prima, in modo da formare con la gamba un ‘K’. Chi non è d'accordo tiene invece il braccio sollevato....’.




Il Falco Notturno ammiccò, facendoci capire che non era consigliabile votare contro una proposta della gerarchia. ‘Credo non ci sia altro’ disse rimettendosi in tasca il Korano.
‘Ascolteremo ora un rapporto del nostro stimato Kudd, il Reverendo Tom Harrison, che è appena tornato da un viaggio d'affari a Washington’. (.....) Ogni Klansman dovrà scrivere ai Senatori del Congresso e ai membri dello stesso, chiedendo di boicottare e di respingere tutte le proposte di legge sui cosiddetti diritti civili che i comunisti o altri pacifisti, uomini di cultura, scrittori..., possono inventare, come quella sul pieno impiego o quella contro il linciaggio.  ‘Al cospetto di Dio non è peccato uccidere un negro perché i negri sono soltanto dei cani’, declamò piamente il Kudd dal suo altare. ‘Voglio qui ringraziare’, concluse un altro ‘il comandante dei vigili urbani, e lo sceriffo della contea, per il lavoro svolto, ed inoltre per avermi assegnato al turno di giorno permettendomi di dedicare le mie notti alle spedizioni del Klan’.
‘Passiamo ora ai reclami’, riprese il Mago. Seguì un autentico boato mentre parecchi Klansmen si alzavano per chiedere la parola. ‘Calma, ragazzi!’, disse il Mago. ‘Parla tu... e che tutti abbiano un cellulare per comunicare con il Mago Imperiale’. ‘Guarda cosa mi ha fatto uno schifosissimo cane negro!’, disse. ‘Mi ha tagliato il pollice, e ha sporcato il mio cortile, ....ecco cosa mi ha fatto!’. ‘Conosciamo già nome e indirizzo, grande fratello Titano ha consultato il camerata Acciaio di fuoco’, intervenne Falco Notturno ‘e andremo presto a sistemarlo’. 
‘Avanti il prossimo!’, riprese il Mago con un ennesimo colpo di martello. ‘Che ne è stato di quel negro che all'Hotel Henry Grady si è comportato nel modo che vi ho detto la settimana scorsa?’, domandò un Klansman. ‘Abbiamo esaminato attentamente la questione e abbiamo deciso che la cosa migliore era di chiedere a un nostro Fratello vice-sceriffo di condannarlo a due anni di lavori forzati’. ‘Ho anch'io qualcosa da dire’, intervenne un altro. ‘Mi è stato detto che una famiglia di negri, e uno sporco frocio bianco che li aiuta, è andata ad abitare in una casa per bianchi di fronte alla nostra scuola ariana, al 300 di Pulliam Street’. Subito il Mago si alzò in piedi. ‘Nash’, ordinò,




 ‘prendi con te altri tre poliziotti e andate subito in quella casa a vedere cosa succede. Poi tornate qui a riferire’. Anche quest'ordine fu eseguito subito. ‘Sono il Gran Titano Krupp’, intervenne un uomo prendendo la parola ‘e voglio affrontare un problema piuttosto grave. I miei bambini tornati a casa da scuola, mi hanno detto che uno che scrive robaccia in rima gli insegna a essere tolleranti con i negri, ed altra gentaglia del genere. Noi sappiamo che abita anche davanti alla scuola, quello schifoso, lurido... bastardo. Scrive e diffonde queste cacate... Per di più qualche giorno fa, contrariamente i precetti del nostro sacro Korano, ha parlato male del Klan, ha scritto delle cose strane (beve un sorso di birra). Secondo me scrittori di merda del genere costituiscono una seria minaccia alla supremazia del Grande Dragone della razza bianca’. ‘E’ vero’ rispose il Mago. ‘Fratello Kligrapp... e anche te, Krupp, preparate un editto per tutte le Kaverne, pronti i telefoni.... Bisogna che i Klansmen educhino i propri figli a raccontare come si comportano i loro schifosi eretici. I nomi di questi pazzi devono essere riferiti a me per gli opportuni provvedimenti. Il Klan ha molti amici nelle direzioni scolastiche....’.
‘Sono il Klansman Silvi Wallace, presidente del comitato edilizio del Klan’, disse un altro del pubblico. ‘Voglio dirvi che un figlio di puttana che non nomino, è andato giù al Sud, per pubblicare un libro, parla del nostro Korano, capite già abbiamo troppi affari lì, ci manca anche questo lurido cane bastardo, lurido figlio di una pazza....’… (S. Kennedy, Sono stato nel KKK)






  
 Ieri, Serenissimo Principe, promessi a Vostra Altezza Serenissima di raccontarli il modo di negoziare che tenemmo nell'isola di Capo Verde, dove sbarcati che fummo in terra pigliammo una casa, e cominciammo a dar voce di voler comprare schiavi: onde quelli portughesi, che li tengono alla campagna nelle loro ville, a branchi come il bestiame ordinorno che fossero condotti alla città per farceli vedere.
Vistone alcuni, e domandando de' prezzi, trovammo che non ci riusciva l'incetta di tanto guadagno, quanto con la penna stando in Spagna avevamo calculato, e ciò avveniva perché ne chiedevamo molto più del solito per causa della quantità delle nave che erano venute quivi, e tutte volevano caricare schiavi per le Indie, il che causò tanta alterazione né prezzi, che dove si voleva vendere un schiavo per cinquanta scudi, al più sessanta, fu forza comprarli per cento scudi l'uno e beato a chi ne poteva avere per spedirsi, essendo un gran cimento il dire conviene bere o affogare; al qual prezzo ne comprammo settantacinque, li dua maschi e l'altro terzo femmine, mescolatamente vecchi e giovani, grandi e piccoli tutti insieme, secondo l'uso di quel paese, in un branco come tra di noi si compra un armento di pecore, con tutte quelle avertenze e circostanze di vedere se siano sani e ben disposti e senza difetto alcuno della persona loro.
Poi ciascun padrone li fa segnare o, per dire più propriamente, marcare della sua marca che si fa fare d'argento e poi infocata al lume della candela di sego, con il quale si unge la scottatura e segno che si fa loro sopra il petto overo sopra un braccio o dietro le spalle per riconoscerli. Cosa veramente, ch'a ricordarmi di averla fatta per comandamento di chi poteva in me, mi causa una certa tristezza e confusione di coscienza, perché veritieramente, Serenissimo Signore, questo mi parve sempre un traffico inumano e indegno della professione e pietà cristiana; non è dubbio alcuno, che si viene a fare inceta d' uomini o, per dire più propriamente, di carne e sangue umano, e tanto più vergogna, essendo battezzati, che se bene sono differenti nel colore e nella fortuna del mondo, nulladimeno hanno quella medesima anima formatali dall'istesso Fattore che formò le nostre.
Io me ne scuso appresso a Sua Divina Maestà, non stante che io sappia molto bene che, sapendo quella la mia intenzione e volontà esser stata sempre repugnante a questo negozio, non occorra. Ma sappialo ogn'uno e sìane Vostra Altezza Serenissima certificata, che a me questo negozio non piacque mai: pure, come si sia, noi lo facemmo e forse ancora per questo, insieme la penitenza.
(Francesco Carletti, Ragionamenti del mio viaggio intorno al Mondo)


 …Negli scritti e nelle prediche del domenicano san Vicente Ferrer e del francescano Francrsc Eiximenis, la proposta avanzata ai detentori del potere fu quella di investire ogni energia nel compito della conversione religiosa del popolo soggetto al governo del principe cristiano. La conversione dei non battezzati, come mezzo essenziale per costruire un regime giusto e benedetto da Dio, fu l’obiettivo a cui si indirizzò il loro impegno. Nacque allora l’ideologia della missione come alternativa alla crociata e furono poste le premesse dell’espansione missionaria extraeuropea, che doveva caratterizzare l’età delle scoperte geografiche e delle navigazioni atlantiche.
Chi ha cercato le possibili fonti delle convinzioni profetiche apocalittiche di Cristoforo Colombo si è imbattuto nel filone dei commenti all’Apocalisse di ambito castigliano, un genere che aveva alle spalle la tradizione nata nel Trecento. L’impegno missionario per la conversione dei non-cristiani che rese famoso san Vicente Ferrer e il profetiamo apocalittico che condivise con Francesc Eiximenis appartenevano alla tradizione dei loro ordini religiosi: ma quella tradizione attecchì in Spagna con caratteri speciali, sia per la presenza di una forte minoranza ebraica e mussulmana, sia per il vincolo che vi si creò tra il potere politico e il mondo degli ordini religiosi….




Nella Spagna della ‘reconquista’ le casate regnanti non potevano ignorare la forza suggestiva dei miti dell’onore e della missione del potere cristiano. Ne è documento fra gli altri il ‘Libro del cristiano’ scritto da Francesc Eiximenis tra il 1379 e il 1384: un trattato che affidava al sovrano dell’Aragona il disegno di un assetto del corpo politico cristiano sotto il segno della nobiltà, della lealtà e della purezza di religione… Quanto all’Inquisizione, la parola rischia di evocare l’alone cupo dell’immagine violenta ed arbitraria di quel tribunale elaborata nei secoli moderni. In realtà, il tentativo di creare un tribunale attento alle regole e impegnato nella ricerca (inquisitio) della verità poteva significare perfino un progresso rispetto alla situazione precedente. 
Tra le regole, una in particolare limitava il ricorso alla tortura, ammessa per i casi di Eresia da papa Innocenzo IV con la bolla ‘Ad extirpanda’ (1252) ma solo in presenza di indizi importanti e a patto di limitarne la durata e di escluderne vecchi, malati, donne incinte e bambini. Ma la pratica della giustizia inquisitoriale doveva via via assumere caratteri diversi a seconda delle autorità a cui fu affidata: e il passaggio dal tribunale vescovile a quello dell’Inquisizione papale delegata ai frati fu un momento decisivo di questa (triste) storia, prima che l’intera macchina del tribunale venisse messa al servizio del potere politico… Se la nascita e la diffusione di movimenti religiosi come i catari ed i valdesi avevano offerto la materia per avviare il lavoro dell’Inquisizione fratesca, ben presto altre realtà le si offrirono. Come abbiamo poco fa detto, la penisola iberica, dove i regni mussulmani avevano creato le condizioni adatte al pluralismo religioso e culturale, fu il campo di battaglia della ‘reconquista’ guerresca da parte dei regni cristiani, ma fu anche il luogo.....












giovedì 18 giugno 2015

IL TEMPO E LA MEMORIA (20)








































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Il Tempo e la Memoria (19/1)

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Il Tempo e la Memoria (21)













Tutti, assolutamente tutti, come posso io stesso giudicare ed affermare nell’autenticità quanto simmetrica verità storica enunciata dalla Benedetti…, debbono  ‘partecipare’…
‘Partecipare’…, per l’appunto…, alla repressione dell’‘haeretica pravitas’ (tutti indistintamente: uomini  donne e giovinetti…‘esentati’ dalla cognizione di causa motivo del loro odio, ‘privati’ della capacità di giudizio e ‘affrancati’ nell’unione da una serena quanto indubbia certezza della ragione nel torto arrecato… piatto mare navigato), risulta per cui comprensibile, per chi avvezzo alla cultura storica accertata della nostra stratigrafica Memoria, come l’Eresia del Pensiero e della Parola debba essere ‘velata’ (…che la breve Rima mi sia di conforto e luce in codesta difficile Via…).
Accorta, nella idealistica intenzione specchio di tolleranza nella quale il ‘libero arbitrio’ è puntualmente indagato e sindacato da una cultura ‘Orwelliana’ repressiva manifesta a mantenere, ieri come oggi, integri privilegi e ricchezza. Ricchezza, che come dimostrano i libri contabili degli inquisitori, è per lo più il frutto di una sorta di estorsione con la parvenza di pubblica repressione atta a tutelare la manifestazione della Fede, o meglio, gli interessi materiali legati alla presunta religione nella Fede professata.




Ed anche, se nel contesto attuale, la stessa Fede ha fatto un salto qualitativo rinnegando errori del passato, possiamo dire che ugual cultura ha mantenuto integri tali presupposti di intolleranza non solo nei confronti dell’Eretico, quale manifestazione di una minoranza, ma anche, verso quelle minoranze (nominate) inferiori nella quale la futura Europa ‘costruiva’ l’impegno della propria forza lavoro, ieri come oggi, divenuto ricchezza….
La realtà di Kurtz è il frutto protratto nell’equazione del ‘Tempo e la Memoria’ di una volontà repressiva consolidata e certificata nell’Orrrore la quale nel ‘carotaggio’ effettuato al di sotto ed al di sopra della nostra grande Terra (così navigata) specchio di un vasto Universo da cui siamo stati creati,  possiede una sua ‘genesi’ scritta nell’Errore (…di una, se pur bella pagina…, nei Secondi della vita…, ma sgrammaticata realtà per il vero scritta e troppo spesso pubblicamente celebrata nella presunta verità edificata) verso tutte le minoranze e differenze (e non solo Profeti agnelli di Verità) di cui l’uomo alimenta la propria ed altrui violenza (compresa quella non immune alle stesse minoranze accertate) nell’ortodossa parola coltivata allevata e consolidata, e con la quale si ‘incorona’ evoluto al regno della ricca storia. E della quale si è nutrito e nutre con la certezza occultata e manifesta di un protratto svuotamento di intenti e valori svuotati di altre e più certe Verità.
 



Dunque il regno della ‘parabola’ virtuale con la quale edifica la propria realtà al ‘fotogramma della storia’ è una prospettiva che elude la realtà certificata del comune Universo. Perché, se solo spostiamo la bussola del nostro navigare e approdiamo alla Terra (del loro edificare e fare) accompagnati da un esperto botanico ad esaminare la realtà climatica (quale campione ed elemento di nuova scienza indagata), e non solo sociale del nostro Tempo (nell’intento multidisciplinare che caratterizza ogni retto e saggio navigare per questo o altrui mare….), ci accorgiamo come i ‘monocromatici’ eventi siano divenuti condizione di odierna verità. In una prospettiva climatica disastrosa nella quale le stagioni hanno mutato il loro corso evoluto nei millenni a beneficio di un tempo (ristretto ed accorciato… troppo piccolo per la verità del Tempo e la Luce condivisa al mare della Vita) riflesso nella materia (quindi involuto) e ricchezza della quale ognuno cerca il pasto da dinosauro così cresciuto….




Io ed i pochi Eretici, Esuli, minoranze, filosofi e idealisti della Prima Parola quanto della Seconda, siamo la cometa (o Veliero) di questa Terra così (poco) ‘evoluta’. Rappresentiamo in maniera invisibile, nella Verità del vero Creato (negato) la funzionalità della Vita con la quale Dio si vuole manifestare nella Gnosi di una certezza altrettanto antica, Spirito infinito e superiore alla piccola materia coltivata e certamente non condivisa alla mensa della loro dottrina (ed anche questa apparirà Eresia antica perseguitata e condannata). Certo, l’umiliazione e la sconfitta sarà la sola nostra certezza, la sola compagna. La calunnia, il verso che accompagnerà l’eterna Parola nella Rima della vita, urlata comandata e raccomandata quale certezza al Tempio della via…  Il pane con il quale sfamare l’appetito a noi non più concesso in questa perseguitata Vita, braccata e crocefissa al Teschio di una strana dottrina, con la sola certezza che il velo del nostro e loro sepolcro (per coloro giù nell’- eterna - stiva di questa - infinita - vita) possa illuminare la strofa di uno Spirito di luce (nell’Universo e Tempo non visto dal loro Dio). Affinché nell’‘oscura certezza’ si possa riflettere la veste di un sudario di altrettanta verità nel sepolcro celata, con cui ‘risorgere’ e ‘arricchire’ la volontà confusa e barattata…  Tolleranza in miglior destino sperato e rinato in questa ennesima Eresia nell’arbitrio della Vita… negata (noi Stranieri al Tempo della loro ora…).  



   
Come i ‘libri rationem’ degli inquisitori, e le successive ‘note contabili’ di un Eichman, regna un comune denominatore storico che unisce gli abitanti di ogni terra nei secoli navigata da altrettanti sfortunati pagani nell’Oceano della Vita. Pagani cristiani o Eretici, i naviganti del mio mare hanno imparato che ogni porto d’attracco è intriso da questa ‘deformazione storica’ la quale condiziona e distorce ogni panorama navigato, e di cui è difficile, nell’espressione del libero arbitrio, l’attracco con la merce nella stiva composta da idealismo libertà uguaglianza è rispetto.
Serena bussola pagana e cristiana con cui condividere un velato purgatorio dantesco donde la libera espressione al porto del libero arbitrio, con la manifestazione e l’esercizio della Verità e del diritto, sono, oggi come allora, sovente ostacolati da un diverso vento e ordine di pensiero che per il vero non corrisponde a nessuna geografia accertata nell’emisfero così esplorato nel mare della Vita cui tutti indistintamente possiamo e dobbiamo partecipare.
I libri contabili in oggetto in questa ‘stringa’ di  Universo, più che ‘fotogramma’ così letteralmente e storicamente evidenziato meglio di ogni intento fotografico, pongono latitudini e longitudini della Storia Geografica del nostro Viaggiare. Sia, nel vasto panorama letterario, sia, nelle verità accertate e sovente rimosse, o peggio, oggetto di persecuzione, le quali debbono certificare una ‘non-contraddittarietà’ di intenti che consolida e successivamente edifica le fondamenta nel mondo ‘materiale’ la finalità desiderata.




Scritta (se pur, come sempre  perseguitata), cioè, in un contesto filosofico e teologico troppo spesso avverso al vasto mondo della Materia (per il vero attraversata da un piatto orizzonte culturale ed in cui troppi si cimentano per livellare a comuni e piatti intenti la ragione subordinata completamente alla macchina progredita…), che, nella pubblica manifestazione con la quale ogni democrazia evidenzia le proprie finalità e prospettive di essere e appartenere a quella Globalità, o peggio, Comunità così (mal) costruita…., in verità…, rinnova la babele di una lingua cresciuta dalle fondamenta di una ‘intollerante’ ecologia accertata e vissuta qui al sepolcro della Parola confinata…


I libri dei conti (accompagnati dai dovuti Provvedimenti….) sono il risvolto contabile (e non solo) di un’attività segreta che talora si rende visibile e manifesta (nella rottura di improbabili simmetrie spazio temporali in uno ‘Spazio Tempo’ ortodosso all’invisibile eretico specchio di un Invisibile Tempo…), si disvela…
Fonti ‘interne’ all’apparato repressivo, i rendiconti sono ricchi di dati e di notizie circa le fasi antecedenti e successive al momento giudiziario e offrono la possibilità di cogliere l’impronta concreta dell’agire quotidiano dell’inquisitore e di tutti gli inquisitori più o meno manifesti… (così, in un più probabile Universo di Verità e Luce provo a scavare ulteriormente nella ‘spirale’ della comune Memoria condivisa. Ed osservare la Genesi di questa realtà accertata alla fioca luce lontana di una regione ‘spazio-tempo’ distante anni luce. In realtà e verità, materia gravitata alla comune orbita condivisa Oceano di Vita. Rompere così la ‘falsa simmetria’ studiata (non confacente Né a Dio né al suo intento, Genesi del Primo Creato) e riproporre la vita, come dovrebbe, ma come in realtà trasmutata….. nell’equazione Spazio-Tempo accertata….).




... Già dal mattino faceva gran caldo… I viaggiatori non volevano neanche pensare cosa sarebbe stato quel giorno. Sperando che in mare facesse più fresco, il Capitano affrettò la partenza… Per incoraggiare i passeggeri fiaccati, condivise con loro una grande quantità di nozioni naturalistiche e scientifiche… Osservando il sole che ardeva in cielo, il Capitano raccontò delle acque che bagnano l’atmosfera e raffreddano gli astri. Non dubitava del fatto che quelle acque fossero salate (come del resto le lacrime di coloro che spesso vi periscono…). Secondo lui si trattava di un mare assolutamente comune, disposto sopra il firmamento grazie ad un disegno prestabilito. Altrimenti, si chiedeva, perché mai non tanto tempo prima in Inghilterra della gente, uscendo dalla chiesa, aveva trovato un’ancora calata dal cielo con una corda e avevano udito dall’alto voci di marinai che cercavano l’ancora, e quando alla fine un marinaio era sceso sulla corda era morto poco prima di toccare terra come se fosse annegato in acqua? Quello che non tornava era se le acque sopra il firmamento si unissero alle acque solcate dagli uomini. Dalla risposta a questa domanda dipendeva, volendo, la sicurezza di una lunga navigazione, poiché una volta che si fossero inoltrati in alto mare (spiegò il Capitano tergendosi la fronte imperlata di sudore) non poteva più garantire che sarebbe riuscito a riportare la nave in acque basse…
(E. Vodolazkin, Lauro)




…. L’idea della ‘reconquista’ e la lunga durata del conflitto tra regni cristiani e regni mori aveva segnato profondamente la storia dell’intera penisola… Tra i regni cristiani era stato il Portogallo che aveva riportato per il primo il successo e si era proiettato verso… L’Africa: la vittoria sui mori non aveva arrestato la spinta conquistatrice. Le navi cristiane si erano affacciate sulle coste dell’Africa, avevano aggirato dall’Atlantico gli Stati mussulmani mediterranei e messo a punto le capacità tecniche e i mezzi per completare proprio in quel 1492 il percorso oceanico verso le coste dell’India.
Rispetto al Portogallo i regni cristiani di Spagna erano dunque in ritardo; ma quell’anno il ritardo fu cancellato. La gloria della conquista di Granata fu tutta di Ferdinando d’Aragona e di Isabella di Castiglia, che la storia successiva ricorderà (e numererà…) come i ‘Re Cattolici’, secondo il titolo onorifico concesso loro da Alessandro VI nel 1496. Una consacrazione religiosa guadagnata con le armi e la violenza: da qui l’affacciarsi del volto guerriero del cattolicesimo nell’assetto politico e nella… cultura dell’Europa.
… Nel 1492 ebrei eretici e selvaggi si incontrarono dunque a Granata, uniti nelle scelte di Ferdinando d’Aragona e di Isabella di Castiglia. L’Eretico come nemico pubblico, minaccia della società cristiana, aveva preso corpo con l’elaborazione di istituzioni e tecniche di ricerca e di eliminazione nell’età di Innocenzo III e Federico II; e da allora esisteva un sistema di giustizia speciale creata ad hoc che doveva caratterizzare profondamente gli sviluppi successivi del sistema delle pene e dei delitti in Europa. Ed anche il selvaggio non era certamente figura nuova, anche se le popolazioni americane dovevano essere rivelate di lì a poco all’Europa da Cristoforo Colombo nella relazione presentata al termine dell’impresa affidatagli nel 1492.




Fin dalla metà del Trecento, infatti, le notizie sugli abitanti nudi e innocenti delle Canarie e delle immaginarie ‘isole felici’ avevano cominciato a circolare risvegliando la curiosità di Petrarca e Boccaccio. Quanto alle rappresentazioni e alle descrizioni di carattere letterario, le rotoriche celebrative della cultura umanistica non ebbero scelta: col selvaggio nudo e vivente allo stato di natura si potevano confrontare solo le popolazioni della mitica Età dell’oro. Ma il disposto giuridico che permetteva di farne oggetto di conquista e di spoliazione fino alla schiavitù era stato messo a punto qualche decennio prima, quando il pontefice Niccolò V aveva concesso al re Alfonso V di Portogallo piena libertà di catturare e soggiogare i pagani suddetti (bolla ‘Dum diversas’ del 16 giugno 1452). Da allora un fiume di schiavi dall’Africa subsahariana aveva cominciato a entrare nell’orizzonte economico e sociale europeo.
La categoria dei ‘pagani’ aveva alterato il modello chiuso del rapporto conflittuale fra le tre religioni monoteistiche mediterranee. Ed era pronta a ospitare tutte le diversità culturali e religiose del mondo che non aveva mai conosciuto la predicazione del Vangelo cristiano. Presenti dunque da tempo nel mondo europeo erano non solo i tre tipi umani ma anche e soprattutto i sentimenti di rifiuto che li definivano come figure dell’alterità negativa. Una parola doveva accompagnare le sorti loro ed esprimere il modo in cui si concepì  allora il sentimento della differenza…, ‘razza’.
Una parola che doveva indicare per secoli una forma speciale di esclusione sociale, anche se la sua forza negativa è stata spesso coperta e resa inavvertita da un uso genericamente neutrale del termine in funzione ordinatrice e descrittiva delle differenze naturali tra specie animali (uomini inclusi).


(A. Prosperi, il seme dell’intolleranza; Con commenti del curatore del blog...) 















               

lunedì 15 giugno 2015

PRIMA LETTERA (un veliero) (3)















        













Precedente capitolo:














Il  Tempo
bussa, scalcia, annuncia la frattura fra il definito e l’indefinito.
        Fra il creato e l’increato.
        Fra l’inizio e la fine.
        Fra la creazione e l’infinito.


Al Capitano quei minuti paiono secoli.
Come una lenta evoluzione che viene a
rinnegare il suo principio.


Al Capitano si ghiaccia il sangue,
un procedere a ritroso nell’Universo .
Una antica simmetria, una pace lontana,
una perfezione immutata posta fra il principio e la fine.

       Lo sguardo e l’occhio appaiono gelidi,
                                                     indefiniti,
                                                     morti…
       Quella vista lo riconduce nell’abisso
                                    di un interrogativo.
Il Capitano muto appare,
silenzioso, come l’origine di ogni cosa.


        Il marinaio sale in cima all’albero maestro.
        Sembra fuggire più che osservare.
        Il mozzo è sceso nella stiva.




Al buio di quella caverna le ombre appaiono lo specchio
                                                          di una vita già vissuta.
Di una dimensione mal sopportata.
Di una oscurità non accettata.
Di una tortura mai raccontata.

        Il mozzo ricorda l’antica piazza,
                                               il vecchio rogo.
La sua è un’anima antica.
La sua è una tribolazione mai confessata.
La sua è una religione mai del tutto svelata.
        Non vista, non celebrata e non ancora
                                                                  annunciata.

Gli uomini di quella costa, di quella terra, di quella fortezza,
                                                                        di quella Chiesa,
appaiono sicuri e decisi.
Da lontano sembrano urlare qualcosa,
             sembrano voler dire qualcosa.  


Il  filosofo fa gli onori di casa,
la sua saggezza sembra disorientarli,
                                          intimidirli.

         
      - Benvenuti! ….in questa umile nave,
                                  in questa umile terra,
                                 in questo grande mare,
               …… in questa antica discendenza.


I padroni del mare e della terra,
i conquistatori della natura,
i dominatori del mondo,
gli sfruttatori della potenza ….
……..salgono lenti le scalette del veliero.
          Il marinaio stende il ripido tappeto di una scaletta
          fra l’onda e la terra ferma.
          Fra la libertà e la civiltà.
          Fra il regno ed il nulla.
          Fra il pensiero e l’azione.
          Fra l’istinto e la coscienza.
          Fra ….Dio e l’inferno del suo regno mai creato.
 Ma severamente difeso.





In questa unione di elementi, il marinaio,
dopo il doveroso compito, scompare,
come se mai fosse apparso.
Il suo è un vento lieve ….
È una brezza antica quanto una giornata di Primavera.
Quando ricorda, la brezza ondeggia lieve.
Quando pensa, il mare si agita.
Quando piange, la bufera incalza ….ed il vento urla.
Quando guarda, lo specchio del suo pensiero
si desta per un ordine,                                                                            per una  creazione.


        Ognuno in questa nave vive di ricordi e creazioni.
        Come miliardi di vite vissute, e poi tornate a contemplare
         i cimiteri delle loro esistenze.
   …….Che ora di nuovo appaiono.

        
         Appaiono muti salir le scale.
         Stesso tempo, stesso remare.
         Stessa impassibile sicurezza e fierezza.


Alla fine dell’ultimo scalino, dell’ultima tavola di legno
unita alla corda …., appare il Capitano.


        Muto, solo, il volto un mare di tranquillità.
                             Gli occhi, oceano di vita.
                              La barba silenziosa testimonianza
di una antica geologia,                                                                                  di una antica frattura.
        Il lento divenire, stratigrafie di terreno che non lasciano
        vedere il primo fondale di pelle. La prima crosta.
        Il ghiaccio sembra aver ceduto il passo ad un barlume di colore.


Il filosofo gli è vicino.
L’uomo diviene due.
La perfezione del numero compone la  segreta geometria in questo
sconosciuto Universo.
Sconosciuto per gli increduli ospiti.




        Gli ospiti, ora, danno il benvenuto ai nuovi padroni della terra.
                                    …..E forse dell’intero Universo.
        In questi opposti …gli ‘ospiti’, gli antichi Signori,
        gli antichi Padroni,
        non possono e debbono spiegare.
Il sogno antico, la prima coscienza.
Il Sé originario.


        Debbono accettare le nuove combinazioni di elementi,
                                                                         di evoluzioni,
                                                                          di situazioni,
         di padroni che a forza governano una piccola regione 
         della ‘barba’ del Capitano, che non curante, accende
         la sua prima pipa della giornata.


Il filosofo fa gli onori di casa, la sua saggezza
sembra disorientarli,                                                                                        intimidirli.


- Benvenuti in questa umile nave, in questa umile terra,
  in questa antica discendenza.



        I forestieri salgono lenti le scalette calate dal marinaio.
……Poi anche lui scompare.
        Forse ….anche lui, prigioniero dei suoi ricordi.
        Ognuno in quella nave sembra vivere di essi.
        Come miliardi di vite vissute, e poi ….tornate
        a contemplare i cimiteri delle loro esistenze.
        Che ora di nuovo appaiono.
        Appaiono muti salir le scale….


Stesso tempo, stesso remare.
Uguale persecuzione, medesima volontà.
Stessa impassibile fierezza e sicurezza, …ostentata,
                                                                   dimostrata,
                                                                   sbandierata.
Il volto dell’ignoranza che governa il mondo,
il volto dell’arroganza che detta la via,
il volto della potenza che cerca il dominio.
Il dominio, l’antica ragione, il cimitero
della coscienza, dell’intelligenza.
La morte di ogni elemento che naviga libero nella
spirale di ogni  creazione.
Il Dio della Bibbia  combatte contro il suo Creatore.
Il Creatore tace, osserva, medita…
Naviga per altri porti, per altre Chiese, per altri mari…
                                                            per altre mute verità.

            
Alla fine dell’ultimo scalino e dell’ultima onda,
del cuore del Capitano,
della coscienza del marinaio,                           del pensiero del mozzo,                                                                                                                                 della verità del filosofo,


………. appare ….. il dominio vestito,
              appare l’inganno mascherato,
              appare una nuova terra che pretende
              la sua stratificazione geologica.
              Il nero catrame appare, la fredda calce, 
              in questo profondo Oceano di perfezioni geometriche.
              Di vita che muta osserva se stessa.
              Di forma incantata che studia le proporzioni.
                   Di numeri, che piano prendono consistenza
                   nelle simmetrie di un Universo divenuto Terra,
                   che osserva la tirannia del falso.




        
-  Buongiorno a voi!    ufficioso tuona il primo che poggia l’eleganza della figura divenuta divisa sulla Nave.
- Siamo i custodi del Mare e della Terra
  che state solcando,  o forse causa i venti,
  ‘casualmente navigando’.
- Siamo i custodi dei confini,
   quelle rette e diagonali che formano le nostre
    e vostre mappe.
- Siamo i custodi del Tempo:
  Tempo di navigare, pensare,
   pregare e …pagare.
- Siamo custodi dell’oro e dell’argento,
   che questa disciplina impone per i nostri forzieri.
- Siamo i signori della guerra, perché da noi
   la pace  è obbligo, la ricchezza un dovere
   ed il razzismo un privilegio,
   che i reietti si concedono  come un lusso  
   troppo caro da lasciare in balia delle onde, 
   del vento, o forse anche della giustizia.
 - Siamo custodi del pensiero, lo costringiamo
    in monasteri, lo sacrifichiamo in antichi altari,
    lo inganniamo e immortaliamo in splendidi affreschi.
    Pieghiamo le croci fino a farne degli uncini.
    La regola ed il lavoro governano la nostra vita,
    e formano i nostri istinti.
    La tradizione è il patto antico,
    perché noi interpretiamo la segreta disciplina.



        - Siamo i custodi dei confini.
        - Siamo i fari del porto che vedete in lontananza.
        - Siamo i doganieri della nostra Terra.
        - Potete chiamarci con il nostro nome
           in ogni luogo ne abbiamo Uno.
                                                         

        - Primi colonizzatori delle Terre che vedete e di
           quelle…. che non vedete….
        - Primi guerrieri, primi padroni.
        - Vi porgiamo i saluti e gli stendardi
            della nostra terra.
        - Vi porgiamo il benvenuto e le usanze
            dei nostri avi.
        - Vi porgiamo il saluto del nostro Re e padrone.
        -  La nostra ricchezza è il commercio, per ogni dove
            e  con chi che sia.
 - Per ogni Terra, per ogni mare.       
 - I nostri forzieri sono la sicurezza di ogni viandante,
                                                                   di ogni navigante,
                                                                     di ogni capitale.



- La nostra disciplina votata alla ‘regola’
   è patto e garanzia,
  fedeltà per ognuno che ripone in noi la sua ricchezza.
  Il corpo abbisogna della sua serenità in terra.
  Noi custodiamo tale principio.
  L’anima può così aspirare al Paradiso dei Santi.
  Al Paradiso dei Beati, tanto in terra, quanto poi….
                                                                                     in cielo….
 Per questo riconosciamo tassi di interesse sicuri
 e discrezione assoluta,
 per ogni nuvola del creato,
 per ogni montagna del Paradiso,
 e per ogni mare da solcare per raggiungerlo.

      - Questo è il motto inciso sulle mura del grande castello  del nostro Re:      La ricchezza ai pochi,
                                                        la compassione a tutti,
                                                        le sofferenze ai molti.
     - I vetici, padroni di tutti i tesori,
        noi siamo la loro parola ed il giusto benvenuto.

      - Quale il nome del vostro vascello …Comandante?


       Il Filosofo tacita il Comandante, ed avvicinandosi al Soldato
       risponde in vece dell’interrogato.


      - Molti nomi ha, e potrebbe avere questo vascello….,
  ora quello che qui conviene è Esilio al porto del
 vostro vessillo… e come ad ogni nobile e Filosofo della retta e saggia parola conviene fedele alla sua disciplina leggo una lettera di benvenuto cui il Comandante destina la rotta a voi poco gradita….  



    
                            

                                   
                           Lettera  de l  Capitano



     
Così navigo nei mari per questo approdai anche in Terra di esiliati: confini varcati e privilegi ben arroccati nei forzieri della ricchezza, conservata custodita e troppo spesso celata e falsata come il bilancio scritto nella dignità della ugual vita. Sempre falsato nella contraddizione che contraddistingue la moralità che giammai orna e conia la moneta di nessuna Eresia. Non compone nessuna nobile Poesia con cui condividere il sentimento della comune rotta per potersi creder ricco al porto della vita.
‘Nobili gentil-uomini’ questa non può dirsi ricchezza con la quale la materia sazia la pretesa di condividere la stessa via, e poi pensare di salvare l’anima all’ombra della cattedrale antica nell’eterno pellegrinaggio dell’Ortodossia quale esempio nell’ago di una bussola che indica la rotta  destino della nave…. al faro della vita. Specchio del libero arbitrio a lungo conteso, ed al sermone di una bibbia che recita ugual strofa interpretata ad uso di una strana parola rotta della Memoria. Rimembro la Parola con cui indicate le coordinate della Storia: rette e parallele nella comune via al porto della vita. In verità le croci della falsa memoria ad un chiodo fissate la cima.
Io Pagano e fors’anche Apostata nel comune oltraggio subito alla stiva di una Parola comune cammino della Memoria, nel navigare al vento del vostro Dio pregato, posso dire l’umiliazione Parabola e rotta condivisa con gli altri umiliati… giù nella stiva. In quanto Evoluzione gradita per chi condivide il comune razzismo nella bufera scritto: Eterno Teschio della vita. Ma con tutta l’onestà nel timone bilancio della vita, posso dire di non aver arrecato offesa o oltraggio al Teschio di nessuna vita. Io, quale Eretico, conosco l’antica e nuova via, l’antica e nuova disciplina che giammai fa rima con la vostra strana e diligente diplomazia. Conosco la rotta di ogni Filosofia e di ogni retta Disciplina, giusta navigazione al porto dell’evoluzione della vita, e mi pare una strana rima la vostra falsa ed intollerante via, la strana navigazione al porto di ogni Terra (così ben) in vista. Di ogni costa conquistata con ugual croce ed antica filosofia al seggio (ed al servizio) di una strana democrazia (da tutti osannata e condivisa alla banca della vita).
Al regno sovrano della vostra ricca via…
Ed oggi voglio aggiungere un asterisco a quella Memoria, l’onda che navigai nel mare in odor di Eterna Eresia, non certo per salvare la povera anima mia, ma per dire con il privilegio della Rima, che la rotta non è smarrita. Giammai smarrita nel privilegio di codesta vita. Perché questa, sempre ciclica nella Gnosi antica, giammai eterna come l’anima che si aggira nell’eterna ricerca della Terra nominata vera vita al mare della Dottrina. E ricordare che se pur navigando avvertimmo il Vento di un diverso elemento. Se pur pregando ugual intento avvertiamo un antico pregiudizio nemico del comune Dio. Perché, se pur cercando, quali Esploratori (Trovatori della antica Memoria per sempre perduta) armati al porto di un nobile coraggio la moneta di Dio, ed ornati con l’araldo, invisibile motto antico quale comune destino, dimora terrena ed eterna certezza di  Eresia nel condividere una povertà troppo antica per essere dalla materia appena capita, troviamo moneta  giammai coniata al porto della Sua Parola. 
Giacché contraria alla volgare ricchezza rubata al principio della Vita così mal nutrita allo Spirito dell’araldo della frontiera cui confinate la comune rotta, certezza nell’oceano della vita. Giacché lo stesso mare con cui condividere, non solo i porti, ma le rotte Storia della via, e....