giuliano

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IL TOMO

martedì 3 febbraio 2015

IL TEMPO E LA MEMORIA (12)



















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A questo punto per amor della Storia, ritorniamo al suo Tempo che ne sancisce la Memoria in onor della Verità giammai accertata, e talvolta o molto spesso cancellata, per amor di una diversa Storia che i Vincitori custodiscono nella falsa Memoria. Per amor di quella, rendo omaggio ai vinti, perché se fosse celebrata la loro gloria, forse avremmo un diverso Tempo cui rendere Memoria (attenzione! non si faccia confusione con il dittatore cialtrone che se pur vinto ha costruito la Storia, io qui narro di quei perdenti che furono Eretici nella verità cancellata dall’AntiCristo di ugual Storia, dittatore della nostra comune Memoria!).
Ed introduco nel vasto dibattito della stratigrafia geologica del ‘Patrio suolo Italico’ delle stratificazioni culturali che non possono e debbono essere dimenticate, dico questo, perché mentre mi accingevo all’introduzione del precedente Post, ho dovuto subire…, ripeto, mentre scrivo e scrivevo ho dovuto udire mio malgrado, le peggiori calunnie delle quali la nostra comune Memoria non ne è immune. Certamente in maniera ossequiosa e distinta li vediamo celebrare martiri e fosse comuni, li vediamo mentre si indignano di fronte allo scempio del diritto violato, della Guerra inutile e di altri contesti che costruiscono tutti quegli umori mafiosi che tanto (in pubblico non in privato..) sdegno suscitano nel loro ‘mare primordiale’.




La verità accertata in questa prima trincea, circa questi nobili Signori, politici del Reame o meglio del pubblico Letame, è ben diversa. La verità accertata circa codesti nobili burattini marionette e grandi uomini di corte è ben diversa, e opposta da quanto loro predicato in Chiesa, in Parlamento o in altro pubblico luogo dove raccolgono ricca semenza: ricchezza di un popolo che in loro crede e spera. Mentre il popolo umiliano e tradiscono vendono e barattano e poi con gentil inchino si apprestano a deriderlo, così come è sempre stato nell’Araldo del loro banco scrigno di potere, fra un sorriso ed una risata di tutto piacere (scusate lo squillo, dice il deputato al vicino, è il ‘don’ con il bastone che ci invita a capo chino a maggiore concretezza affinché il profugo il clandestino possano aver parola e decoro nella nostra cooperativa di lavoro, ed a noi, rimprovera il ‘don’ affannato, non rimane che il pomodoro al duro campo di raccolta, poca cosa nella torta ordinata: le Due Sicilie implorano un po’ di lavoro al mezzogiorno del loro appetito per non essere dimenticati nell’antico martirio…).
Che ci sia concessa la Rima o la vignetta satirica per questi Ortodossi dall’unica Poesia, ci sia concesso il dissenso così come fu fatta l’Italia di quel lontano Risorgimento, ed appunto mentre come allora riportavo Rime e Poesie, si badi bene Rime e Poesie, non certo capitali sotto al letto o peggio all’Estero, quelli sono conti segreti e celati, di cui il popolo giammai conosce la Rima, perché condotto per altra via, da codesti criminali della pubblica parola… Dicevo, l’intolleranza umana culturale e sociale, che si vorrebbe contraddistinguere per i notevoli meriti conseguiti, ‘abbaiava’ ‘latrava’ a viva voce motivi a me ignari, per relegare la Poesia entro l’umiliazione della persecuzione, per relegare il dissenso e l’Eresia entro la scura cella della bugia, della calunnia, così cara al potere che nello stesso momento celebrava e celebra i suoi riti al ritmo di una canzoncina che fa rima con balera oppure discoteca, forse perché proprio lì celebra ed edifica la sua lugubre messa: quel nero boia (o D.J. della moderna parola) che in onor di ugual fondamentalismo taglia e scotenna ogni dissenso Eretico della stessa memoria!




Siamo seri, non offendiamo questi nobili signori che urlano imprecano minacciano e calunniano, il giorno dopo ci parlano delle loro gesta: un inchino alla falsa Storia, quindi impariamo da codesti maestri e cerchiamo di adoperare il loro nobile linguaggio arguto, con il quale convincono ogni asino muto, del nobile risultato ottenuto: quindi, quali umiliati rispondiamo, quali perseguitati ci difendiamo, quali derubati, denunciamo l’infame bottino con il quale si sono per sempre arricchiti grazie anche all’onesta complicità di quell’infame inquisitore che fece grande la sua Chiesa, denunciando e derubando con la complicità di onesti e ben voluti delatori poveri Cristi rivenduti per pericolosi Eretici attentatori…

La persecuzione e la tortura sono mali con cui l’ignoranza privilegia la via maestra dell’intolleranza, come quel fondamentalismo religioso che sta ed ha caratterizzato il passato quanto l’attuale presente (un Continente unico, un Uno cui contrapporre il Due in cui la Terra si è evoluta alla deriva di una Ortodossia parente prossima del piatto mare Creazionista), per cui forte della geologia del nostro comune passato ed immune dalla costante intimidazione ove costruire falsi altari, ho tratto beneficio da tanta cieca violenza che l’intolleranza ed il razzismo mi hanno vomitato nell’ubriacatura collettiva che costruisce ogni falsa Storia passata quanto attuale (mascherate nel carnevale del progresso e della democrazia, ogni dittatore è ben voluto dal popolo che lo elegge e gloria…); li ringrazio pubblicamente attraverso questo blog (continuamente minacciato) per le parole di offesa e calunnia, per le parole che offrono e dispensano per ogni autore e uomo di cultura nel vasto bosco della Memoria di cui io sono un umile giardiniere della Storia collettiva. Li ringrazio per il loro fuoco di antica memoria: tutti complimenti, non esclusa una particolare forma di intimidazione più parente della tortura del libero arbitrio che soggetti ubicati in prossimità del mio domicilio.....




esercitano costantemente, certi di poter aver ragione ed influenzare di conseguenza quella Verità, come dicevo all’inizio della presente, quella Verità di cui si fanno curatori per il conseguimento del potere di altri soggetti a cui devono la loro nobile fortuna, sudditi di un padrone ignobile che come in passato esercita il suo indiscusso dominio. Ragion per cui protetti e ben arroccati nella loro torre regolano i loro principi: calunniare, disturbare, torturare con l’ausilio delle più moderne discipline accompagnate dalla rivolta popolare che cieca nel suo istinto così motivato (ed istigato, mi scusi signor trafficante in codesto letame della parola anche da lei vomitata la sua economia è ben fatta…) costruisce il moderno ‘colpo di stato’,  affinché il risultato conseguito sia più vicino al piatto mare che alla sfericità della terra donde tutto per il vero proviene. Quindi dicevo: taglieggiare, danneggiare derubare, torturare, affinché il soggetto non abbia idee confacenti con il Genio ma sia amico stretto quasi intimo con la Paura con la quale ogni regime lavora…e si gloria con il sonno con la quale la falsa ragione lavora; e poi vederli come parlano e si muovono, dopo la tortura così ben concepita, dopo il quadro così ben realizzato, si muovono e volteggiano nel teatro nel palcoscenico del loro… povero delirio così ben vestito ed addobbato, che eleganza, che intenti che …Ingegni! Così l’economia della loro falsa via è costruita, scusate preferisco la nobile lingua del mio fedele amico cane, preferisco la muta parola del faggio che mi raccontò una Storia troppo antica per essere da loro capita!




Quindi qui ripeto e giammai maledico…, e li ringrazio, perché il loro ruolo è fondamentale per i costumi (come sono belli così ben vestiti, che moda, che parola…) immutati che una certa società ha conseguito e consegue nell’intolleranza verso quella Eresia pur mantenendo nell’apparenza (essere ed apparire… e giammai morire, motto e araldo di gloria, contro ogni idealista della Memoria): un volto gravido di Giustizia, un volto severo di duro Impegno, con la quale si è contraddistinta ogni Ortodossia contro quella Eresia…, che maledetta, un sabato sera scriveva la Storia in Rima fuori dalla discoteca del loro grave e difficile notte di bianca memoria. Ortodossia che ha mantenuto integri, nella geologia detta, i suoi privilegi di casta (che la penna del potere non me voglia, che la fotografa di cui la fama è gloria di luce non mi odi: la casta l'ha ben servita e riverita, pennivendoli e scatole di scatti di memoria, imparate il quadro della vera Storia…): ingiustizie, falsità, privilegi, calunnie, nelle forme più meschine che il Potere ha conosciuto e conosce e con le quali si riconosce e su cui si specchia (e si pavoneggia: quanto sono bello, quanto sono intelligente, quanto ho lavorato con la nuova tortura di stato: ecco, batto un colpo, così il poveretto stramazza al suolo, poi al bar me la rido e brindo al mio ingegno, poi torno dopo una notte bianca di lavoro e me lo lavoro: lo minaccio e taglieggio tanto è un povero Idiota io invece sono un Nobile Signore della Storia…) per i principi monolitici fini al potere medesimo (la Terra è piatta non la vedete, anche se talvolta si imbianca ammiratela piatta come la fortuna di un Dio che così l’ha creata a nostro beneficio…).
Riporto questa breve introduzione, perché potrebbe sembrare cosa assurda se non addirittura fantascientifica che la tortura (e l’intolleranza vadano ancora a braccetto in questo nobile secolo che avanza in questa nuova creanza) abbia ancora giovane parola, che il delatore così come lo abbiamo conosciuto nel nostro passato antico, abbia ancora argomento al tribunale della Storia e possa fare la fortuna dell’ortodossa politica concime di vita.




Purtroppo ciò è più che vero, perché mentre scrivo e scrivevo Rime e Poesie, si badi bene, Rime e Poesie, in un sabato notte, minorenni con certo più ingegno del mio, studenti con certo maggior impegno, conduttori di locali con certa più connessione e vista, mordevano il tamburo della calunnia e tortura, figli di quel bullismo che privilegia taluni nobil signori del tempo antico. Figli di quella manovalanza della futura panza dell’eterno mafioso parente ed amico stretto di quello scambio maledetto: patto segreto al convento, patto segreto all’urna del potere, patto segreto per lo scettro e la corona, che sia papa o re, poco importa per il povero Cristo che lavora, per il povero Eretico crocefisso, tanto dopo sono pronti al rogo con un inchino, con sdegno e deciso… impegno che giammai abbia ad accadere nel loro Impero tanto scempio….! 
A codesti nobili e ricchi signori ricordiamo che i valori ritenuti ‘comuni’ nella formazione economica e sociale di uno Stato Ortodosso e globalizzato si possono raggiungere solo con il sistematico ‘genocidio’ culturale della Memoria, atto a privilegiare una corrente ‘unica’ di pensiero con la quale conseguire gli obiettivi prefissati, che annullano di conseguenza, l’individuo rispetto agli interessi ed alle successive finalità dello Stato; Stato inteso non come individuo sociale, ma come somma di valori economici che annullano ogni personalità ed individualità, e da cui si origina quel male antico di cui accennavamo e in cui torneremo a disquisire: depressione (cerca di aver pazienza fratello David non farti venire quella depressione antica, la.....

(Prosegue....)
















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