giuliano

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IL TOMO

sabato 13 dicembre 2014

IL TEMPO & LA MEMORIA (11)




















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Il Tempo & la Memoria (10)

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Il Tempo e la Memoria (12)














…. O direte voi che c’è sotto la magia o qualche altro inganno?
Ma, via, che cosa si può obiettare contro ciò che è dimostrato fino all’evidenza? Se costoro sono veramente iddii, perché mentono, dicendo che sono Dèmoni?
Per far piacere a noi?
Ma, dicendo questo, voi confessate che ciò che tra voi si chiama ‘dio’ è soggetto ai cristiani, e voi ben capite allora che ciò che soggiace agli uomini, cessa, per questo solo fatto, di esser divino… Non è, dunque, un’assenza divina quella a cui state attaccati, perocché se fosse tale non potrebbe essere simulata dai Dèmoni, allorché ci tengono fronte, né rinnegata da iddii… Riconoscete, dunque, che si ha da fare con una sola ed unica razza, cioè, dei Dèmoni; i vostri dèi non hanno nulla che li distingua da questi Spiriti perversi. Orsù, cercatevi altri dèi! Coloro che credevate tali, li avete riconosciuti per Dèmoni!”.

Tertulliano dice in seguito che i Dèmoni, interrogati dai Cristiani, non solo danno a conoscere sé stessi come Dèmoni, ma confessano anche il Dio dei Cristiani come vero Dio.

“Essi temono Cristo in Dio, e Dio nel Cristo, e, per questo si assoggettano ai servi di Dio e del Cristo. Il nostro contatto, il nostro soffio, suscitando in essi l’immagine e il presentimento del fuoco (che li attende), li riempe di confusione, e, ad un nostro comando, abbandonano i corpi (dei malati) con dispetto e dolore, e – se voi siete presenti – pieni di vergogna. Credete a loro quando dicono di sé stessi la verità, voi che loro credete quando mentiscono. Nessuno mentisce per sua propria confusione, ma soltanto per sua glorificazione… Siffatte testimonianze dei vostri ‘dèi’ hanno per ordinaria conseguenza delle conversioni al Cristianesimo”.

(A. V. Harnack, Missione e propagazione del Cristianesimo)




… A proposito degli Eretici che quest’uomo nefando amava, dirò di un contadino, un certo Clemente che insieme al fratello Everardo abitava in una fattoria presso Bucy-le-Long, vicino a Soissons. Costui, si diceva, era uno dei capi dell’Eresia e quello svergognato conte pretendeva che nessuno fosse più sapiente di lui.
… Quella Eresia non è di quelle che apertamente difendono i propri dogmi, ma serpeggia clandestinamente con conversazioni mormorate a mezza bocca. Si dice che le sue dottrine in sintesi siano queste:
Sostengono che è pura favola l’incarnazione di Cristo (il Cristo in Dio e Dio nel Cristo…).
Ritengono nulli i battesimi dei bambini ancora incapaci di capire, presentati da padrini qualsiasi.
Chiamano il Verbo di Dio quel che risulta da non so quale lungo giro di discorsi.
Hanno un tale orrore del mistero del nostro altare che le bocche di tutti i sacerdoti le chiamano bocche dell’inferno; se talvolta, per nascondere la loro Eresia, ricevono insieme ad altri i nostri sacramenti, ritengono l’ostia come qualcosa che lo obbliga alla dieta e per quel giorno non mangiano più.
Non considerano i cimiteri come luoghi sacri ma alla pari di tutti gli altri luoghi.
Condannano il matrimonio e le unioni in vista di fare figli.
Essi sono sparsi qua e là per tutto il mondo latino e così capita spesso di vedere uomini e donne abitare insieme senza essere mariti e mogli, e spesso cambiare uomo; ma amano anche il dormire con uomini e donne  ciò perché presso di loro è empio che gli uomini si uniscano alle donne.
Tutti i figli nati li fanno morire di fame; tengono le loro conventicole, uomini e donne insieme, negl’ipogei o in luoghi nascosti. Qui, accese le candele, le offrono ad una donna, di cui si racconta che, alla vista di tutti, stia completamente nuda e stesa a terra. Poi le spengono tutte, dichiarando a gran voce il caos generale e ognuno si unisce alla donna che viene per prima alla mano. Se essa rimane incinta, a parto avvenuto, ritornano nello stesso luogo, accendono allora un gran fuoco e il bambino viene lanciato di mano in mano attraverso le fiamme da coloro che siedono intorno, finché non muore. Dopo che è bruciato raccolgono le ceneri con le quali fanno una specie di pane: la persona a cui ne viene offerta una particella come eucaristia, quando l’avrà presa non potrà mai allontanarsi da quell’Eresia.
Se rileggiamo le Eresie registrate da Agostino, troviamo che questa non assomiglia a ness’altra se non a quella Manichea. Essa, un tempo assunta dai più dotti, da ultimo finì in mezzo ai contadini, i quali, vantandosi di seguire una vita apostolica, accettano di leggere soltanto gli ‘Atti degli Apostoli’. Due di questi Eretici furono sottoposti a interrogatorio da Lisiardo, vescovo di Soissons, uomo di grande fama; il quale li rimproverò di riunirsi in luoghi diversi dalla chiesa e di essere chiamati Eretici da chi li conosceva da vicino.
Clemente rispose: ‘Signore, hai letto nel Vangelo il passo che dice: Beati eretis?’ Essendo incolto credeva che ‘eretis’ significasse eretici; era anche convinto che Eretici volesse dire eredi di Dio. Quando poi il discorso venne sui principi della fede, dettero risposte perfettamente cristiane, però non negarono le loro riunioni. Ma poiché sogliono sempre negare e poi, di nascosto, sedurre i cuori dei più sprovveduti, furono sottoposti al giudizio dell’acqua esorcizzata. Mentre si stavano facendo i preparativi, il vescovo mi pregò di sapere da loro, con discrezione, quale fosse il loro vero pensiero ed io gli proposi l’argomento del battesimo dei bambini. Essi risposero: ‘Chi crederà e riceverà il battesimo sarà salvo’. Avvertii che dietro le parole giuste si nascondeva in loro una grande malizia e allora chiesi cosa pensassero di loro che ricevono il battesimo sotto la garanzia di un’altra persona, e quelli risposero: ‘In nome di Dio, non vorrete sondare in profondità il nostro pensiero. Ma qualunque argomento esporrete noi crediamo a tutto quello che dite’. Mi venne allora in mente il verso riferito da S. Agostino, preso come la massima dai priscilliani: ‘Giura, spergiura, ma mantieni il segreto’. Perciò dissi al vescovo: ‘Poiché sono assenti i testimoni che udirono esprimere i loro principi di fede, sottoponeteli al giudizio per cui sono già stati iniziati i preparatevi’. Si trattava di una signora che Clemente aveva, per un anno, fatto diventare quasi folle, e di un diacono che aveva udito dalla bocca di costui delle affermazioni maligne.
Il vescovo celebrò la messa e somministrò con le sue mani la comunione ai due fratelli pronunciando le parole: ‘Il corpo e il sangue del Signore venga a voi oggi per la prova’. Quindi il devotissimo vescovo, e l’arcidiacono Pietro, uomo di fede adamantina, il quale aveva respinto tutte le promesse fatte dagli accusati per non essere sottoposti al giudizio, si recarono sul luogo. Il vescovo con molte lacrime cantò litanie, infine fece l’… esorcismo
Dopo che questi ebbero giurato di non aver mai creduto o insegnato niente di contrario alla nostra religione, Clemente, appena messo nel bacino, galleggiò come un ramoscello. A tale vista tutti furono presi da un grandissimo giubilo: infatti l’aspettativa aveva infiammato una così enorme folla di uomini e di donne quanto nessuno dei presenti ridava di avere mai visto. L’altro confessò il suo errore ma poiché rifiutò di fare penitenza, fu cacciato in prigione insieme al fratello. Altri due, chiaramente Eretici, e che erano venuti allo spettacolo dalla località di Dormans, furono anch’essi imprigionati. Intanto noi ci dirigemmo al concilio di Beauvais (anno 1114) per chiedere ai vescovi che cosa dovevano fare, ma nel medesimo tempo il popolo dei fedeli, temendo l’indulgenza del clero, assalì la prigione, prese i prigionieri e, preparato per loro un rogo fuori città, li bruciò. Affinché non si diffondesse oltre il cancro, fu il popolo di Dio a esercitare un giusto zelo contro costoro…..

(Guiberto di Nogent, De vita sua, XI secolo… circa..)




Come Tertulliano così anche Minucio Felice ha trattato questo tema nel suo ‘Ottavio’, in parte con le stesse parole di Tertulliano. L’apologista Teofilo scive: “I poeti greci parlavano ispirati non da spiriti schietti e veraci, ma al contrario da falsi e bugiardi. Ed infatti, allorché gli indemoniati vengono esorcizzati – ciò che accade talvolta anche ai nostri giorni – in nome del vero Dio, gli Spiriti da essi cacciati confessano di esser Dèmoni, e precisamente quelli stessi Dèmoni, che ispirarono anticamente i suddetti poeti’…. I Cristiani quindi hanno l’autorità su questi Spiriti immondi, che vagano in mezzo agli uomini per prenderne possesso. Con rampogne e minacce, i Cristiani possono costringerli a manifestarsi, e cacciarli via a forza, per mezzo di due parole e possono vincere la loro resistenza mettendoli alla tortura, sino a farli gemere e strillare per il crescente dolore, non risparmiando ad essi né flagelli né fuoco. Così accade veramente, sebbene non si veda; sono invisibili i colpi, ma è manifesto il supplizio. Così ciò che siamo cominciati ad essere, cioè lo Spirito che abbiamo ricevuto, afferma ed estende il proprio dominio… Il Cristiano già regna con diritto di sovrano sopra l’intero esercito dell’infuriato nemico”.

(A. V. Harnack, Missione e propagazione del Cristianesimo)








Povero Eretico,
son io che ti osservo
nell’angolo nascosto
accanto alla brocca,
dove non sapendo,
stai bevendo l’antico tormento
confuso con lieto piacere.
Dona segreta parola
nell’infinita ora:
stai creando nuove stelle
in questo Universo
dove ti sei appena perso.
Fiumi di parole e tanti pianeti,
eterni prigionieri di una strana materia,
perché sempre avanza per questa cella
specchio di una diversa creanza…  

(Giuliano Lazzari, Frammenti in Rima)    





















domenica 7 dicembre 2014

IL TEMPO & LA MEMORIA (9)












































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Il Tempo & la Memoria (8)

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Il Tempo & la Memoria (10)














.... Rivolge il pensiero alla divinità, egli ha il cielo come punto di riferimento.
Ed è logico.
Tutti vedono infatti che tutto ciò che è nel cielo non diminuisce né cresce, non si trasforma né è soggetto a disordine, ma si muove di moto armonico in un ordine ben proporzionato, che le fasi della luna sono regolari e che il sorgere e il tramontare del sole si verificano sempre in tempi determinati, e di conseguenza hanno considerato il cielo dio o trono di dio. Un essere siffatto, non soggetto a crescita o diminuzione, estraneo a qualsiasi modifica dovuta a trasformazione o mutamento, è al di fuori del ciclo di nascita e morte; immortale e indistruttibile per natura, è assolutamente privo di macchia.
Eterno, in continuo movimento ai nostri occhi, o gira intorno al grande demiurgo per impulso di un’anima nobile e divina che abita in lui, ovvero, ricevendo il movimento dal dio stesso, così come, credo, i nostri corpi dall’anima che è in noi, compie la sua orbita infinita con moto incessante ed eterno.

(Giuliano imperatore, Contra Galilaeos)

Viviamo di riflessi, Aristeo. Le statue degli Dei: che quei simulacri rientrassero nei templi riaperti al culto, che si riempissero di nuovo le narici del fumo dei sacrifici. Irrompeva il divino fra noi, la sua pace.
Il fiato di Helios, Egli è il Grande che rende visibile il suo potere attraverso la molteplicità degli intermediari.
Dovevo rinnovare il culto antico, eliminando le incrostazioni. Una rinascita, figlia della necessità, in un’epoca che minaccia d’essere l’ultima. Che grande compito, che immensa missione. La mia mente avanzava in una landa, l’immoto paesaggio delle pianure galliche. Mi sentivo spinto da un’energia, l’accontentamento di un sogno avverato. Le messi crescevano, i boschi spuntavano, le acque dei fiumi correvano verso la foce, ogni cosa obbediva al suo demone, secondo ordine e misura, l’Impero, la sua consunzione s’era fermata ora gli Dei tornavano. In mezzo alla folla umana vi sono alcuni dallo sguardo acuto che s’innalzano al di sopra, sanno vedere.
E il segreto carpito diventa messaggio.
Sono io, non sono più  io, ma sono ancora io!

(L. Desiato, Giuliano l’Apostata) 

Mi sembra opportuno esporre a tutti le ragioni che mi hanno convinto che la macchinazione dei Galilei è un’umana menzogna messa su con capziosità. Essa non ha niente di divino, ma agendo sulla parte irrazionale dell’anima che, come i fanciulli ama le favole, ha reso credibili le loro mostruose invenzioni. E’ mio proposito discutere di tutte le loro dottrine, ma preliminare è questo avvertimento: se i miei lettori hanno intenzione di muovere obiezioni, è opportuno come si fa in tribunale, che non devino dal tema e, come si dice, non rispondano con accuse finché non si siano difesi dalle prime imputazioni.
Opportunità e chiarezza esigono che essi espongono il loro pensiero quando vogliono confutare qualche nostra idea, quando invece si tratta di difendersi dalle nostre imputazioni, che non rispondano con altre accuse.

(Giuliano Imperatore, Contra Galilaeos 1-2)

Ma Giamblico, era assorto e non udiva le parole del discepolo, come parlando a se stesso, gli occhi verdi fissi nelle nuvole che il sole rivestiva di trasparenze dorate, cominciò: ‘Sì, sì, noi tutti abbiamo dimenticato il verbo del Padre, bambini nella culla, noi sentiamo la voce del Padre, ma non la riconosciamo. Occorre che nella nostra anima tutto taccia, la voce celeste e la voce terrestre.
Allora noi lo conosceremo….
Finché la ragione ci illumina il pensiero come il sole meridiano, non potremmo veder Dio… Ma quando la ragione declina, l’estasi, come rugiada notturna, discende nel nostro spirito. Gli spiriti inferiori non possono provare l’èstasi, essa è privilegio soltanto dei saggi, che vibrano e fremono come la sonante lira sotto la carezza divina.
Donde viene questa luce che rischiara la nostra anima?
Non so: essa giunge improvvisamente, quando uno meno se l’aspetta.
Io dico: silenzio!
Ascoltatelo in silenzio!
Eccolo!
Che tutto taccia!
Il mare, la terra, il cielo.
Ascoltatelo!
Egli riempie di se tutto l’universo, penetra gli atomi, col suo respiro, illumina la materia – il caos, orrore degli dei – come il sole, al tramonto indora le nuvole scure…
Sì, sì, guarda: ella vorrebbe dire il motivo della sua tristezza, ma non può.
E’ muta.
Ella dorme e tenta d’invocare Dio nel sonno, ma la pesante materia glielo vieta, e a stento riesce a contemplarlo in una confusa sonnolenza. Tutto, le stelle, il mare, la terra, gli animali, le piante, gli uomini, non sono altro che sogni della natura, che pensa a Dio.
Ciò che essa contempla, nasce e muore.
Ella crea per semplice contemplazione, come in sogno.
E tutto, così, le è facile; per essa non vi sono difficoltà né ostacoli, ecco perché le sue creature sono tanto belle, tanto libere, tanto inutili e divine.
Il corso dei sogni della natura è simile a quello delle nuvole.
Non ha né principio né fine.
Al di fuori della contemplazione non esiste nulla.
Più è profonda, e maggiormente silenziosa.
La libertà, la lotta, l’azione non sono che contemplazioni divine, indebolite, incomplete o non ancora perfette.
Nella sua grande stasi, la natura crea forme; e le lascia sfuggire dal suo seno materno, una dopo l’altra, come il geometra che non ha altra fede se non nelle sue figure.

(D. Merezkovskij, Giuliano l’Apostata)

Una cena frugale, l’ho consumata seduto a terra su una stuoia.
Un piatto di polenta, una manciata di lenticchie, acqua cruda di pozzo. Una stanchezza mi ha colto, un sonno affannoso, mentre cominciavo a scrivere. E nel sonno, piuttosto, in quel dormiveglia, semisdraiato, la mano che teneva il foglio una mano me l’ha afferrata.
L’ho riconosciuto subito, il mio Demone. 
Aveva una faccia emaciata, gli occhi spaventati delle sibille.
Che fai?
Che vuoi?
Ha lasciato la presa ed è uscito dalla tenda.
Mi sono alzato, l’ho seguito.
Nella notte: supernum, sempiternum, divinum… l’ho chiamato coi nomi più  potenti.
Ma quello era sparito.
E’ stato allora che ho veduto in cielo una fiaccola ardentissima simile a una stella cadente, che ha solcato da un angolo all’altro la volta. La stella di Ares, minacciosa che non tocca mai terra. Accanto alla tenda lo stendardo con la scritta ‘Soli Invicto’  pendeva sfilacciato inerte, arso dal calore delle sabbie.

(L. Desiato, Giuliano l’Apostata) 




… Tale era la situazione morale e religiosa allorché l’Evangelo fece il suo ingresso nel mondo. Si è detto, con intenzione ironica, che esso abbia cominciato col creare i mali di cui annunziava la guarigione. Ma l’ironia, giustificata in alcuni casi isolati, ricade, nella sostanza, sopra il motteggiatore. E’ vero, l’Evangelo ha condotto a maturità le malattie che esso poi ha ‘guarite’ (su tal punto certo c’è molto da dire…). Si noti bene: le ‘malattie’ c’erano già e la missione cristiana le ha intensificate soltanto per guarirle più presto….
… Era opinione popolare tra i più antichi Cristiani, come pure tra gli Ebrei degli ultimi tempi, senza contare la immensa moltitudine di Dèmoni che conducevano nella natura e nella storia il loro gioco audace, ogni individuo umano avesse al fianco un buon angelo che vegliava su di esso, e uno Spirito cattivo che gli tendeva continui agguati. L’uomo che si lascia guidare da quest’ultimo, è, in realtà, già un ‘indemoniato’, ossia, il peccato stesso è una specie di ‘ossessione’. C’è qui sotto, non si può negare, una giusta osservazione della schiavitù morale in cui cade l’uomo che si abbandona ai propri istinti: ma la spiegazione è, senza dubbio, ingenua e primitiva.
In tutte queste idee sui Dèmoni, che dominarono il mondo cristiano del II e nel III secolo, è facile ravvisare dei caratteri che imprimono in esse il marchio di una manifestazione reazionaria, una vera e propria minaccia per la cultura. Non si dimentichi però che sotto la scorza di quelle credenze si nascondeva un progresso morale e quindi anche spirituale: questo progresso consisteva nell’attenzione al problema del male, nel riconoscimento della potenza del peccato e del suo dominio nel mondo. Ciò spiega come uno spirito così altamente colto quale era Tertulliano, potesse accettare senza riserve la credenza nel Dèmoni. 
E’ interessante di vedere come nella esauriente esposizione che egli ce ne ha data (nell’Apologetico) si siano fusi gli elementi greco-romani e i giudei-cristiani. Io la riporto per intero. Essa entra nell’ordine del discorso inteso a dimostrare che dietro gl’idoli inerti di legno e di pietra si nascondono i Dèmoni (‘la difesa di Porfirio s’inserisce nella interpretazione - fisica -, naturalistica del culto. Le immagini e gli altri simboli venerati nei templi sono scritture figurate: il cristallo, il marmo di Paro, l’avorio, guidano il pensiero del credente alla luminosità del divino, l’oro lo conduce a considerare la purezza del fuoco, perché il metallo non soggetto a contaminazione, la pietra nera significa l’invisibilità della natura divina, la raffigurazione umana degli Dei, nella loro bellezza e negli aspetti più differenti, è simbologia della razionalità del divino, della inviolabilità delle sue belle forme, della sua diversità… E non c’è niente da meravigliarsi se i più ignoranti considerano le statue soltanto pezzi di - legno e pietre -: allo stesso modo, coloro i quali non sanno leggere, vedono nelle stele solo pietre, nelle tavolozze pezzi di legno, nei libri un papiro intrecciato…’ Porfirio, Vangelo di un pagano), i quali non potendo  resistere ai Cristiani, sono costretti a svelarsi, dando a conoscere ciò che essi sono (non dimentichiamo che ugual idoli presenteranno il conto, o meglio, il torna-conto della ricchezza della futura Chiesa, la quale trarrà ugual spunto ‘devozionale’ nei confronti dei sui fedeli, protratto fino ai nostri giorni, e di cui il Medioevo è la massima punta esponenziale di detto fenomeno, che, come dicevamo all’inizio, aveva contribuito a combattere per poi istillare medesima piaga o ‘favola’ nella coscienza ‘evoluta’ ed ‘involuta’ dei suoi...... 

(Prosegue....)


















mercoledì 3 dicembre 2014

IL TEMPO & LA MEMORIA (7)



















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Il Tempo & la Memoria (6)

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Il Tempo & la Memoria (8)














Ecco quindi offerto uno strumento che serviva da guida all’interno della congerie dei libri ecco quindi ‘le candide et prudenti censure’, ‘grandemente a tutti gli studi giovevoli’ in grado di contrastare i vari ‘mezi tenuti da Satanasso per turbar la coltura degl’ingegni negli studi’….

… Certamente esistono uomini che a pieno diritto possono portare il nome di artisti, ma essi sono ‘posseduti’ da una forza oscura che lei, dal suo punto di vista, potrebbe tranquillamente chiamare il ‘demonio’. Le loro creazioni assomigliano in ogni particolare al Regno infernale di Satana, tali e quali se le immagina un cristiano; le loro opere recano impresso l’alito del gelido e raggelante Nord, ove l’antichità ha posto la sede dei Dèmoni che odiano la razza umana, e la loro arte si esprime per mezzo di: peste, morte, pazzia, assassinio, sangue, disperazione e abiezione…
- Come spiegarci tali nature d’artista? Glielo dirò io: un artista è un uomo nel cui cervello la spiritualità, l’elemento magico ha conseguito il predominio sulla materia. Ciò può accadere in due modi diversi: in un caso – negli artisti diabolici – il cervello, andando incontro alla degenerazione per la dissolutezza, la lussuria, per i vizi ereditati o a cui si sono assuefatti, viene a pesare di meno sulla bilancia e automaticamente l’elemento magico diventa più pesante e si manifesta nel mondo fenomenico: dunque il piatto della bilancia della spiritualità si abbassa, soltanto perché l’altro è più leggero e non perché esso stesso sia più pesante. In questo caso l’opera d’arte è pervasa da un sentore di putridume…. E’ come se lo spirito portasse un abito che splende per la fosforescenza della putrefazione.
Nel caso degli artisti – voglio definirli gli ‘Unti’ – lo spirito, come nel caso di San Giorgio, l’ha vinta sulla bestia. In essi il piatto della bilancia dello Spirito si abbassa nel mondo fenomenico grazie al proprio peso. Lo Spirito indossa allora la veste d’oro del sole. Ma in entrambi l’equilibrio della bilancia si è spostato a favore del magico, mentre nell’uomo comune pesa soltanto l’elemento animalesco; i ‘Diabolici’ come gli ‘Unti’ vengono mossi dal vento del Regno invisibile dell’Abbondanza, gli uni dal vento del Nord, gli altri dall’alito dell’Aurora. L’uomo comune invece rimane un ceppo di legno senza vita. 




- Cos’è allora quella forza che si serve dei grandi artisti come uno strumento al fine di custodire per i posteri i riti simbolici della magia?
- Glielo dico io: è la stessa che una volta creò la Chiesa! Essa edificò nello stesso tempo due colonne viventi, una bianca e l’altra nera. Due colonne viventi che si odieranno reciprocamente finché non capiranno di essere i pilastri sui quali poggerà il futuro arco di trionfo…. Si rammenta il passo del Vangelo dove Giovanni dice: ‘Molte altre cose dovrebbero essere scritte, ma io vi dico: il mondo non potrebbe contenere i libri che si dovrebbero scrivere?’. Come si spiega, Reverendo, che secondo la sua fede, la Bibbia è giunta fino ai nostri giorni per volontà di Dio, mentre invece ‘quelle altre cose’ non ci sono state tramandate (oppure sono state ‘inquisite’)? Che siano andate perdute? Così come un ragazzino ‘perde’ il suo coltellaccio tascabile?
… Io le dico che quelle ‘altre cose’ oggi vivono ancora, sono sempre vissute e rimarranno sempre vive anche se dovessero ammutolire tutte le bocche che le tramandano e otturarsi tutte le orecchie che potrebbero ascoltarle. Lo Spirito troverà sempre il modo per farle tornare in vita sussurrandole e creando nuove menti (profetiche) d’artista che vibreranno quando esso lo vorrà, e nuove mani per scrivere ciò che comanderà! Si è mai chiesto come mai che tra i ‘Dottori’ di chiesa e non, persino tra i Papi, abbiano potuto esserci dei criminali, indegni della loro carica, indegni di portare il nome di uomo. So benissimo, forse meglio di lei, quanto sia grande il numero dei preti cattolici che segretamente celano nel cuore dubbi angoscianti… Da dove saltano fuori questi dubbi, le chiedo. Da un venir meno della fede? No! I dubbi crescono di conseguenza dall’inconscia consapevolezza che ci sono pochissimi preti (e laici) dalla fede così ardente da cercare la via della santità senza correre il rischio di essere inquisiti da superstiziosi principi nell’eterna caccia ai ‘Dèmoni’ dello Spirito. (Così come pochi ‘Dottori’ della nostra mente specchio di un’Anima infinita, fondatori di una nuova scienza, che come l’antica e arcana Alchimia si è evoluta fino a trattare e spiegare tutto l’oro invisibile della ‘Segreta Dottrina’ trasmutato in ‘chimica’, poi, in sana terapia: ‘psichiatria’ o ‘psicologia’ che sia…, scusate la Rima che nella Fede della loro secolare ‘ortodossia’ l’arte profetica della verità sembra smarrita… Dèmone della nostra impescrutabile via).




La credenza nei Dèmoni e nel loro dominio sul mondo ebbe larga diffusione nei primi secoli. Si credeva inoltre che essi potessero impossessarsi dei corpi e delle anime degli uomini, e, in corrispondenza di ciò, la pazzia assumeva spesso questa forma, che i malati si ritenevano invasi da uno o più spiriti maligni… Questa forma di pazzia si manifesta talvolta anche ai nostri giorni, ma assai di rado, perché la credenza nei Dèmoni e nel loro potere è ormai generalmente spenta nelle sfere più colte. Ed è un fatto che le forme fenomeniche che la pazzia assume sono sempre dipendenti dallo stato generale della cultura e dalle idee dominanti della società…..
Anche oggi, in certi ambienti nei quali è sempre fervida la fantasia religiosa e sempre forte altresì la credenza nelle influenze di spiriti maligni, si riscontra qua e là, come fenomeno sporadico, l’‘ossessione’. Casi recenti hanno persino dimostrato che un ‘esorcista’ religiosamente convinto può creare egli stesso nelle persone che lo avvicinano quella stessa ‘ossessione’ che egli si propone di guarire. Inoltre l’‘ossessione’ è contagiosa. Basta che un caso si verifichi in un ambiente di persone disposte alla credulità, e che il malato stesso o il prete lo mettano in relazione col peccato in generale o con certe determinate colpe, perché tutto l’ambiente rimanga potentemente suggestionato.
Ponete poi che il prete ne faccia soggetto di predica, che egli rivolga al popolo parole terrificanti, gridando che il diavolo spiega in mezzo ad esso la sua potenza; e vedrete che al primo caso ne succederà tosto un secondo, un terzo, e così di seguito. Queste ‘ossessioni’ sono accompagnate da fenomeni stranissimi, in gran parte ancora inesplicati. La coscienza del malato, la sua volontà e la sua sfera di azione si raddoppiano (e si sdoppiano..). Con perfetta veracità soggettiva – naturalmente ci si mescolano sempre allucinazioni e deliri – egli sente sé stesso e sente di più in sé un secondo essere che lo stringe e lo domina. Egli pensa, sente e agisce ora come l’uno, ora come l’altro, e, penetrato come è dalla persuasione di essere non uno solo ma due, si sforza, sempre spinto da una necessità soggettiva, di confermare sempre più questa credenza in sé stesso e negli altri con le sue azioni esterne. Forza autoingannatrice, scaltra attività e passività quasi assoluta si mescolano in strana guisa, completando il quadro di una malattia psichica, alla quale va unita, di regola, una suscettibilità estrema per la ‘suggestione’; per modo che si può ben affermare che anche oggi questa malattia si rida sovente dell’analisi scientifica, lasciando ognuno padrone di pensare all’azione di forze occulte e misteriose.




Ci sono in questo campo dei fatti innegabili, che pur tuttavia si ribellano a qualunque tentativo di spiegazione scientifica. Ma v’è di più: ci sono delle ‘ossessioni’ dalle quali vengono colpiti soltanto gli uomini superiori; sublimi malati, che attingono dalla loro malattia una vita nuova, mai prima sognata, una energia che rovescia tutti gli ostacoli e crea lo zelo del profeta o dell’apostolo…. Certo il semplice annunzio della dottrina, la predicazione cristiana sola non basta per operare la guarigione. Dietro ad essa ci vuole una fede profonda, una persona trasportata da questa fede. Non è la preghiera che risana, ma la persona che prega, non la formula, ma lo spirito, non l’esorcismo, ma l’esorcista. Solamente quando il male – come siamo costretti a supporre di non pochi casi del II secolo – è diventato epidemico e quasi usuale, ed ha, per giunta, assunto un carattere, in certo modo, convenzionale, in questo caso soltanto possono bastare anche dei mezzi convenzionali. L’esorcista fa allora la parte di magnetizzatore, o, se si vuole, egli è un ingannato che inganna. Ma allorché una forte individualità è tratta in inganno su se medesima dal Dèmone del terrore e della disperazione, e l’anima geme realmente nell’orrore della tenebra che la occupa, e alla quale essa vorrebbe sfuggire, allora è necessario che un’altra volontà forte e santa intervenga a liberarla. In ambedue i casi trattasi di ciò che i moderni, nel loro imbarazzo scientifico, nominano ‘suggestione’; ma altra cosa è la suggestione del profeta ed altra quella dell’esorcista di professione….

(A. V. Harnack, Missione e propagazione del Cristianesimo)

… Quando noi bambini dell’orfanotrofio e brefotrofio compivamo i dodici anni d’età, dovevamo andare a confessarci per la prima volta….
‘Perché non sei venuto a confessarti?’
Mi apostrofò l’indomani il cappellano.
‘Sì che mi sono confessato, Reverendo!’
‘Tu menti!’
…. Allora gli raccontai che cosa era avvenuto:
‘Mi trovavo in chiesa e aspettavo che mi chiamassero, quando una mano mi fece un cenno. Entrai nel confessionale, vi era seduto un monaco, vestito di bianco, che mi chiese per ben tre volte come mi chiamassi. La prima volta non seppi rispondere, la seconda mi rammentai il mio nome, ma lo dimenticai prima di poterlo pronunciare, la terza volta, la fronte mi si era imperlata di sudore freddo e la lingua paralizzata, non riuscivo a parlare, ma qualcuno dentro di me gridò….’
… Quando pronunciai queste ultime parole, che avevo sussurrato a bassa voce per non farmi udire dai miei compagni e perché io stesso ero impaurito, il cappellano fu colto dallo spavento, indietreggiò di un passo e si fece il segno della croce. Quella notte stessa, per la prima volta, uscii dall’orfanotrofio in modo inspiegabile, senza capire come vi avessi poi fatto ritorno. Mi ero coricato spogliato e il mattino mi ridestai completamente vestito e con gli stivali impolverati. In tasca avevo fiori alpini che dovevo aver raccolto sui monti. 
In seguito questo fatto si ripeté spesso, finché i responsabili dell’Opera Pia se ne accorsero e mi picchiarono, perché non ero in grado di dire loro dove fossi stato. Un giorno dovetti recarmi al monastero, dal cappellano. Costui, in piedi in mezzo al salotto, conversava......