giuliano

lunedì 28 luglio 2014

IL CLIMA CHE CAMBIA









































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Le 'Prime'  &  'Seconde Piogge'

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Il clima che cambia (2)














Di per sé, non sarebbe una sostanza molto inquinante: non è dannosa per la nostra salute e, in generale, è chimicamente poco reattiva.
Ma si accumula nell’atmosfera e nell’Antropocene sarà il più importante gas da effetto serra, dato che, per decenni ancora, noi ed i nostri figli continueremo a dipendere dai combustibili fossili.
L’anidride carbonica proviene non soltanto dall’utilizzo di questi ultimi, ma anche da fonti naturali come il metabolismo degli esseri viventi (piante, batteri, animali). Le emissioni naturali di anidride carbonica sono addirittura dieci volte più abbondanti di quelle antropiche, ma la natura è in grado di assorbirle. Le piante la ‘riciclano’, perché la assumono nell’aria, la usano per crescere (grazie alla fotosintesi) e la riemettono nell’atmosfera.
Gli oceani si comportano in un modo simile: la assorbono, la ‘immagazzinano’, trasformandola anche in altri composti chimici, e la riemettono. Per tutto l’Olocene e fino a due secoli fa, i flussi di anidride carbonica fra l’atmosfera e i serbatoi naturali costituiti dalle piante e dagli oceani si compensavano con buona approssimazione e la quantità di questo gas nell’atmosfera rimaneva pressoché costante.
Nell’Antropocene non è più così.




L’ambiente è soltanto parzialmente in grado di assorbire le emissioni antropiche, di cui metà rimane nell’atmosfera mentre l’altra metà viene assorbita da piante e oceani in maniera soltanto provvisoria: in futuro, potrebbe essere nuovamente rilasciata e contribuire ai cambiamenti climatici.
L’anidride carbonica assorbita dalla superficie degli oceani è trasportata in profondità da una corrente che funge da cinghia di trasmissione, la cosiddetta ‘circolazione termoalina’. Quella attuale tornerà nell’atmosfera quando la corrente riaffiorerà in superficie, tra un migliaio di anni circa.
Anche la vegetazione potrebbe rilasciare in futuro l’anidride carbonica antropogenica che oggi sta assorbendo e che, secondo le stime, ha accresciuto del 6% nell’ultimo ventennio l’energia prodotta dalle piante per mezzo della fotosintesi, al netto dell’energia che usano per respirare. Paradossalmente, la Terra sta diventando più verde. Ma non è detto che in futuro sarà sempre così.
Si sa pochissimo di come le piante, nel complesso, reagiscono ai cambiamenti del clima o della composizione dell’atmosfera. Non è nemmeno noto il motivo per cui la vegetazione stia attualmente assorbendo anidride carbonica: forse per un naturale opportunismo, perché le piante ne sfruttano la maggiore disponibilità nell’aria per crescere. O forse crescono e l’assorbono perché stimolate dai fertilizzanti. 




Il risultato dei Cfc, del protossido d’azoto, dell’ozono, del metano e, soprattutto, dell’anidride carbonica, che le nostre attività emettono è il cosiddetto ‘forcing’, cioè un fattore antropico che modifica il bilancio energetico dell’atmosfera. In parole povere, è il contributo dell’uomo all’effetto serra.
L’effetto serra di per sé è un vantaggio: avvolge il pianeta come una calda coperta e ci salva dal congelamento globale. Se non ci fosse, sulla superficie terrestre la temperatura media scenderebbe a -18°, invece dei 15° attuali.
Funziona in questo modo: tutta l’energia che alimenta la superfice terrestre arriva dal Sole. Il pianeta ne assorbe una parte e la riemette sotto forma di raggi infrarossi. In media, la radiazione che ci raggiunge ha una potenza di 342 watt per metro quadro di cui 168 sono assorbiti da quello stesso metro quadrato, il 31% è riflesso nello spazio e il resto è assorbito da vari gas, particelle e nuvole presenti nell’atmosfera.




La superficie terrestre, a sua volta, trasferisce all’atmosfera l’energia necessaria a creare i movimenti convettivi d’aria e a far evaporare l’acqua dei mari e rilascia il resto sotto forma di calore.
Gran parte di questo calore, costituito da raggi infrarossi, non si libera nello spazio: è assorbito dai gas serra e dalle nubi. Queste ultime, a loro volta, si scaldano e riemettono raggi infrarossi. Prende forma così il ciclo che intrappola energia tra l’atmosfera e la superficie terrestre, riscaldandole entrambe.
Nel complesso, si crea un flusso di 350 watt per metro quadrato che va dalla superficie all’atmosfera e un flusso contrario, di 324 watt per metro quadrato, che va dall’atmosfera alla superficie terrestre. I gas serra e le nuvole sono un ‘motore’ termico molto efficiente che ‘ricicla’ cinque o sei volte il calore rilasciato dalla Terra (amplificandolo), prima di disperderlo nello spazio.
Questo è l’effetto serra!

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giovedì 24 luglio 2014

1971 1791 (David alla conquista del Tibet) (5)


















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1951   1591  (4)

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1971   1791  (6)














Nel 1971, tre anni dopo la morte di David-Néel, in Francia uscì un libro denigratorio di Jeanne Denys – in cui si sosteneva che non era mai stata in Tibet, e tanto meno a Lhasa,  libro efficacemente smentito da uno studioso americano. Sembra che ci siano pochi motivi per dubitare della veridicità del racconto della stessa Alexandra David-Néel….

Il termine tulku significa letteralmente ‘una forma creata da un procedimento magico’. Secondo i letterati e i mistici tibetani, dobbiamo considerare i tulku come fantasmi, emanazioni occulte, esseri fabbricati da un mago perché servano alle sue intenzioni….
Come ho riferito nel primo capitolo di questo libro, nel 1912 mentre il Dalai Lama soggiornava nell’Himalaya, gli rivolsi varie domande relative alle dottrine lamaiste. Inizialmente mi rispose a voce poi, per evitare malintesi, mi chiese di redigere una lista di nuove questioni sui punti che mi sembravano ancora oscuri e le risposte mi vennero date per iscritto.




Quanto segue è tratto da quel documento.
‘Un bodhisattiva’ disse il Dalai Lama ‘è la base da cui possono scaturire innumerevoli forme magiche. La forza che genera con una perfetta concentrazione del pensiero, gli permette di esibire simultaneamente un fantasma simile a lui in migliaia di milioni di mondi. Non solo può creare forme umane, ma qualunque altra forma, anche oggetti inanimati come case, cortili, foreste, strade, ponti, ecc.
Può produrre fenomeni atmosferici e anche la pozione dell’immortalità che estingue ogni tipo di sete’.  ‘Infatti’, concluse il Dalai Lama ‘il suo potere di creare forme magiche è illimitato’.
La teoria sancita dalla più alta autorità del lamaismo ufficiale è identica a quella che si trova citata nelle opere buddiste ‘mahayana’. Sono elencati dieci tipi di creazioni magiche che possono essere prodotte dai ‘bohsisattva’ (esseri di grado spirituale immediatamente inferiori al Budda).




Ciò che si è detto del modo in cui budda può produrre forme magiche, si applica a qualsiasi essere umano, divino o demoniaco. Esiste una sola differenza nel grado di potere che dipende unicamente dalla forza di concentrazione dello spirito e dalla ‘qualità’ dello spirito stesso. Dal momento che i tulku di personalità mistiche coesistono con il loro creatore, capita che tutti e due siano venerati separatamente; è un’ulteriore prova che i tibetani non credono che il personaggio, divino o altro, sia interamente incarnato nel suo tulku.
Così, mentre il Dalai Lama, che è il tulku di Cenrezig, dimora a Lhasa, Cenrezig stesso dice che risiede a Nankai Potala, un’isola vicino alla costa cinese. Eupamed, di cui il Trachi Lama è il tulku, abita nel paradiso occidentale, Nub Dewachen. Certi uomini possono coesistere anche con il loro progenitore magico. Esempi di ciò vengono riferiti nelle leggende tibetane a proposito del re Songtsen Gampo, del capo guerriero Gesar di Ling e altri personaggi.




Ai giorni nostri si racconta che, quando il Tranchi Lama fuggì da Shigatse, lasciò al suo posto un fantasma perfettamente somigliante che si comportò come soleva fare lui, ingannado tutti quelli che lo vedevano. Quando il Lama fu al sicuro di là dalla frontiera, il fantasma svanì.
Le personalità citate sono esse stesse tulku, ma secondo i lamaisti questa circostanza non impedisce assolutamente la creazione di forme magiche. Queste ultime sorgono le une dalle altre ed esistono denominazioni speciali che si applicano alle emanazioni del secondo e terzo grado.
Capita anche che un defunto si moltiplichi, post mortem, in più tulku riconosciuti ufficialmente e che esistono simultaneamente. D’altra parte certi Lama sono ritenuti nello stesso tempo tulku di parecchie personalità.
Prima di continuare può essere interessante ricordare cle la setta dei docetisti, nel cristianesimo primitivo, considerava Gesù un tulku. I suoi adepti sostenevano che il Gesù che era stato crocifisso non fosse una persona, ma un fantasma creato da un essere spirituale per recitare quel ruolo…..

(Prosegue...)
















lunedì 21 luglio 2014

1951 1591 (il trionfo della morte) (3)
















































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1491 1941 (2)

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1951  1591  (4)














… L’interbase muove i piedi per rompere la trance dell’attesa….. E’ la regola del confronto, fedelmente mantenuta, scritta anche sulla faccia del più tonto dei lanciatori sin dai tempi in cui c’erano squadre con nomi come Superbas e Bridegrooms.
La differenza arriva quando viene colpita la palla. Allora niente è più lo stesso. Gli uomini scattano, rialzandosi dalle loro posizioni accosciate, e tutto si sottomette al volo della palla che schizza via come un sasso sull’acqua, obbedisce a rotazioni, giravolte e folate di vento.
Ci sono coefficienti di frenata. Ci sono vortici trascinati. Ci sono elementi che incidono in modo irripetibile, memoria muscolare, scariche di adrenalina e granelli di polvere. La storia che vive negli spazi del resoconto ufficiale azione-per-azione. E in questo spazio perso c’è anche la folla, la folla che riemerge in quel millesimo di secondo in cui la mazza e la palla si incontrano.
Un brusio di mormorii e imprecazioni, gente che si lascia sfuggire deboli lamenti, mentre le facce cambiano man mano che il gioco si srotola da un capo all’altro del diamante. Tra loro c’è anche John Edgar Hoover. Sa guardando dall’ampio corridoio in cima alla rampa.




Ha detto a Rafferty che resterà alla partita. Andarsene non servirebbe a nulla. La Casa Bianca darà la notizia tra meno di un’ora. Edgar odia Harry Truman, gli piacerebbe vederlo contorcersi su un parquet, stroncato da un attacco di cuore, ma non può criticare il tempismo del presidente. Dando la notizia per primi, impediremo ai sovietici di presentare l’accaduto a modo loro, indorando la pillola. E in una certa misura allenteremo la tensione del pubblico.
La gente capirà che abbiamo conservato il controllo delle notizie, se non della bomba, che è già qualcosa. Edgar guarda le facce che lo circondano, aperte e speranzose. Vorrebbe provare una vicinanza e un’affinità da compatriota. Tutte queste persone formate da lingua, clima, canzoni popolari e prima colazione, dalle barzellette che raccontano e dalle macchine che guidano, non hanno mai avuto niente che le accomuni più del fatto di essere sedute nel solco della distruzione.
Il Direttore cerca di provare un senso di appartenenza, cerca di aprire la valvola d’arresto della sua vecchia anima bloccata. Ma c’è in lui una strana amarezza che non è mai riuscito a definire, e quando si imbatte in una minaccia proveniente dall’esterno, dal declino morale che di fatto regna ovunque, scopre che questo compensa il suo stato d’animo, che è una forza ristoratrice.




L’ulcera si mette a scalciare, naturalmente. Ma c’è quell’aspetto di lui, quella parte di lui che dipende dalla forza del nemico. Guardate l’uomo nella gradinata scoperta che va su e giù….

… Hieri se fesce una bella giostra, et si combatette un castello che fa assai bel vedere. Tutti li signori Principali compari con livereie belle. Il Primo il Serenissimo Arciduca Ferdinando il quale certo mostra un gran valore nel arte dell’arme quasi cosa da non creder, per eser homo tanto graso però non stima fatica noina. …

… per i corridoi, il matto del quartiere che gesticola e farfuglia, basso, tozzo con una massa cespugliosa di capelli – potrebbe essere uno dei Ritz Brothers o un membro perduto dei Three Stooges, il Quarto Stooge, di nome Filippo o Dummy o Shaky o Jakey, e sta disturbando tutta la gente intorno, che gli grida, siediti e falla finita, vedi di andartene, brutto balordo, e lui va su e giù tutto preoccupato, scuote la testa e si lamenta come se sapesse che sta per succedere qualcosa, o che è già successo e non c’è più niente da fare – è sensibile a cose che sfuggono al più acuto dei tifosi.
E’ un Direttore dalla faccia impenetrabile quello che ritorna al suo posto per la sgranchita del settimo inning. Non dice niente naturalmente. Gleason sta gridando a un venditore di scendere, tenta di ordinare delle birre. 




La gente si è alzata per scuotersi di dosso la tensione e il nervosismo. Un uomo si pulisce lentamente gli occhiali. Un altro ha lo sguardo imbambolato. Un altro ancora si stiracchia per sciogliere gli arti irrigiditi.

Combaté anche il Serenissimo Arciduca Carlo, il Serenissimo Signor Principe nostro signore, il Duca di Baviera, il Signor Duca Ferdinando di Baviera, l’illustrissimo et Eccellentissimo signor Marchese figliolo di Sua Altezza. Mantenitore certo, si portò valorosamente et hebbe l’onore di ogni altri mantenitori…

C’è un uomo sulla tribuna superiore che sta sfogliando una copia dell’ultimo numero di Life. C’è un uomo nella Dodicesima strada a Brooklyn che ha collegato un registratore alla radio in modo da registrare la voce di Russ Hodges che commenta la partita. L’uomo non sa perché lo sta facendo. E’ solo un impulso, un capriccio, è come sentire la partita due volte, è come essere giovani ed essere vecchi allo stesso tempo, e questa sarà l’unica registrazione conosciuta del famoso commento di Russ del finale di partita.
La partita e le sue estensioni….
La donna che cuoce il cavolo. L’uomo che vorrebbe farla finita col bere. Sono l’anima più remota della partita della giostra…. Collegata allo stadio dalla voce pulsante della radio, unita al tam tam orale che trasmette il punteggio per strada e ai tifosi che telefonano al numero speciale, e la folla dello stadio che diventa un’immagine televisiva, persone grosse come chicchi di riso, e la partita come voce e congettura e storia interna.




C’è una sedicenne nel Bronx che si porta la radio in cima al tetto del caseggiato per poterla ascoltare da solo, un tifoso dei Dodgers, acquattato nel crepuscolo, e sente il resoconto della smorzata mal giocata e della volata che segna il pareggio e guarda al di là dei tetti le spiagge di catrame con le corde per stendere il bucato, le piccionaie e i preservativi spiaccicati e si sente accapponare la pelle.
Il gioco non cambia il modo in cui dormi e ti lavi la faccia o mangi. Ti cambia soltanto la vita….

… Da poi cena si fesce una bellissima festa… questa sera ha mangiato Sua Altezza nel prato vicino a Palazo dove aveva fatto fare un castello sopra il fiume… ha mangiato in una saletta che son in fine del giardino et nel principio del gran prato dove vi era in detto prato 5 padiglioni per ornamento, con gran quantità di mortai che sparò molta quantità di ragi di fogo che faceva bel vedere…

Il produttore dice: ‘Finalmente, almeno un punto. Era ora! Russ è a pezzi, fratello, è rauco, stazzonato e spettinato. Quando la squadra segna all’inizio dell’ottavo ricorda che i Giants hanno giocato 154 partite stagionali, due partite di spareggio e sette inning della terza e adesso eccoli arrivati a un punto morto, astutamente bloccati, sono in un vicolo cieco, ragazzi, quindi accendetevi una Chesterfield e restate dove siete…




… Nel box J. Edgar Hoover stacca la pagina di una rivista che gli è rimasta appiccicata alla spalla. Sulle prime è irritato che l’oggetto sia entrato in contatto col suo corpo. Poi cade l’occhio sulla pagina…
E’ la riproduzione a colori di un quadro popolato da figure medievali morte o moribonde – un paesaggio di visionaria distruzione e rovina. Edgar non ha mai visto un quadro che avesse la seppur minima somiglianza con questo. Occupa tutta la pagina e deve sicuramente dominare la rivista.

(Prosegue...)