giuliano

giuliano
IL TOMO

martedì 27 maggio 2014

VIAGGI ONIRICI: l'albero (13)














































Precedente capitolo:

Viaggi onirici: l'albero (12)

Prosegue in:

Viaggi onirici: l'incubo (lo sdoppiamento del 'DUE') (14)













Fra la vita e la Natura… dimora il politico, e questi è un essere…., sì partorito dalla Natura di cui coglie prontamente il frutto più prezioso…, ma da essa tanto abominevolmente aborrito…, che per sua mano oggi…. qui scrivo!
Il ‘giorno dopo’ ci fu una pace terrificante, e anche se vogliamo evitare a tutti i costi quell’essere nemico della Natura, fra le onde di un apparente e calmo mare abbiam udito un messaggio… forse un grido, un prezioso tomo antico; fra le tante foglie che coronano la mia memoria vegetale un’onda ha attraversato…. l’invisibile mare….
Il buon Ulisse si sarebbe tappato le orecchie….
Il buon Cristo, dopo di lui, e dopo questo ennesimo sputo, sarebbe proseguito impietrito verso la cima del Golgota del difficile suo cammino…
In quell’onda vi è descritto, nei termini dell’umana comprensione per chi avvezzo all’inganno di ogni Sovrano,  per noi esseri di questo mondo…, messaggi e grafici incomprensibili: che la democrazia ha vinto e stravinto, il partito detto ‘democratico’ ha coronato la sua campagna o crociata nell’esteso regno non troppo fuor di mano!
Un commento mi par dovuto in codesto nuovo inganno, un commento mi par d’obbligo, non verso il vincitore di codesta contesa, ma verso l’inganno di codesta giostra di seconda ed antica mano.
Se ora festeggiano e si illudono perché l’urna ha premiato il compromesso arguto, perché il vecchio ha premiato un sistema più sicuro, perché il nuovo non ha così compiuto il sogno taciuto, in verità colui che ascolta compiaciuto… oppure risaputo di una vittoria così risoluta, non ha compreso gli inganni di codesta democrazia o  giostra antica…
Io che dai Secoli provengo, Io che della Storia mi son vestito…, e con gli inganni ho patito, so bene che nulla di nuovo ha trionfato nell’antico palazzo, nell’antica dimora del Sovrano, nel pulpito del ciarlatano.
Non ha vinto il coraggio del cambiamento visione del profeta eretico del rinnovamento…
Non ha vinto l’idealismo dell’onestà cui è nata la patria ora mirata da lontano...
Non ha vinto l’illusione del Sognatore, colui che sa vedere l’onirico della realtà confusa al Tempio dell’inganno…
Non ha trionfato il coraggio del Rivoluzionario…
Ha vinto il compromesso di Seconda Mano… barattato per democratico…
Ha vinto la sicurezza del vecchio bottaio travasata in otri di seconda mano…
Ha vinto il potere corrotto del Feudatario alleato e alunno del vecchio ciarlatano, scambiato e rivenduto ad il falso democratico…
Ha vinto lo scambio del ciarlatano che vuol fondare il nuovo ‘partito unico’ Orwelliano…
Ha vinto l’inganno spacciato per democratico, ma tutti sappiamo che non vi è nulla di nuovo dinanzi al falso od al ciarlatano, vecchio ed antico Sovrano che inganna il popolo per risoluta sua mano…, eccetto una scimmietta comandata per ugual mano che si agita alta nella loggia mostrando al popolo il culo mentre balla al suono del nuovo tamburo, e qualcuno forse gli leccherà anche il ….
La paura del nuovo ha paralizzato… o meglio tradito un fiero Sogno Antico…
La paura dell’Onesto ha punito il grido o lo sputo nell’aula dell’insulto…, quando l’inganno fu svelato… ed il sovrano spogliato del prezioso abito!
La paura dell’incertezza senza il banchiere di codesta economia corrotta ha fatto sì… di votare di nuovo la certezza che dal Cavaliere riciclato è transitata per dubbia mano… ad il nuovo suo amico ciarlatano….
La paura di quell’Eretico…, ed io so bene quel che dico.., ha soffocato il nostro comune Sogno Antico… ed ora ci troviamo in codesto sentiero smarrito…: come quando dopo aver urlato e minacciato la verità taciuta a quel Babbo vigliacco e ciarlatano, siam fuggiti dal suo Impero così mal edificato…, Feudo eretto sull’inganno!
Quando dopo aver strillato dal pulpito la corruzione di quella Chiesa dall’AntiCristo costruita…, siam dovuti fuggir via dalla loro ricchezza… unica certezza dell’abito così ben nutrito e mostrato all’intera congrega che adesso volta la schiena all’eretico (dopo averlo anche denunziato…) trattando il futuro rogo che cancelli la verità per sempre inquisita e imperi il regno dell’Ingiustizia… così come sempre è stato!
L’inganno così è democraticamente salutato: benvenuto vecchio ciarlatano… tu che sai tenere il potere tutto nella preziosa mano, tu che sai amministrare la ricchezza ed illumini il popolo con una briciola di soldo..., elemosina da strozzino di antica scuola…, banca da Sovrano, tu che prestavi soldi anche al Primo Sovrano del mondo antico!
Sterco mal nutrito…
Tu che vorrai cambiare le mutande al popolo con le briciole del prezioso pasto di cui ti sei per sempre nutrito, con la formula del nuovo inganno nemico della Costituzione di cui è fiero il tuo popolo che applaude la povera mano…; dimenticando che ‘mutatis mutandis’ non è un capo di vestiario… preziosa merce al soldo dello strozzino amico del passo tuo antico!
Nella mia silenziosa vista, albero antico, io a te dico…: oggi chi ha perso in realtà ha più che vinto…, perché in codesto luogo donde ti scrivo… ha vinto sempre l’inganno e la paura del nuovo Eretico vestito, senza l’antico suo sovrano che regna per ferma sua mano…, finché il popolo non l’appenderà come uno straccio usato ad un mio ramo…
Sempre codesta strana ruota che taluni nominano Storia ha attraversato la Stagione Infinita della Verità Antica…, e sapessi quanti ne ho visti passare per codesto confuso sentiero..: chi trionfante in abito da nuovo scudiero…, chi con il sorriso traditore ed un poco ciarliero, arare l’orto con molta cura... sistemare i propri cari… che siano ortaggi o pomodori od altri preziosi frutti… vicino al nuovo albero di codesto paradiso con sotto il motto antico del nuovo domani…, e poi confidar nell’amico dell’amico… che l’antico ed il vecchio possano conservare e crescere su quell’orto così mal custodito che il seme è così coltivato.
Quanti ne ho visti e vedrò dall’alto di codesta Eresia, a passo di processione pregare la Vergine Maria del loro Paradiso così nutrito, e poi con sorriso pervertito andar da Sara la ninfa del villaggio per seminare il represso sogno del villano, processione oscura solo vista e pregata in prima fila, il curato o il vescovo le baciano anche l’ano!
Quanti ne ho visti e vedrò convinti del domani, passare e trionfare… ronfare con un sigaro e meditare un nuovo paradiso che dall’orto porti fino ad un largo spiazzo di cemento…, perché proprio con quello e mai con il legno… di un sogno antico si edifica ed impera il castello del nuovo ciarlatano, che nel nome del suo progresso vuol rimare l’antica poesia accompagnato dalla preziosa lira nella strofa di nero vestita…, che sia Nerone la sua rima qui non si dica… l’imperator così si picca!
Per cui...., noi perdenti… e voi perdenti…, in realtà per chi conosce la vera Rima di codesta Vita…, abbiam vinto molto più di pria, e facciamo della sconfitta la Poesia della nuova Via, certo non sono pani… certezze del domani.., certo non son denari sterco e letame, binari o cantieri…, compromessi… accompagnati da imbrogli caste e favori…: ma Sogni Migliori di chi fuggito dalla falsità della vita ha sperato e sognato, come quel fraticello Minorita morto nel voto antico…, poi condotto al patibolo dell’ingordo falso Cristo…,  così ci condurranno a miglior vita.
Chi ha la forza di un Sogno nuovo prosegua la sua Rima che la retta via giammai è smarrita, io che da qui li scorgo e tanti ne vidi e vedo nel mio falso sonno, li raccomando al mio Dio... che li accompagni ed apra loro un felice e meritato sorriso…., che Lui vi accompagni lungo il cammino!   

(Giuliano Lazzari)
















 

domenica 25 maggio 2014

VIAGGI ONIRICI: l'albero (11)



















Precedente capitolo:

Viaggi onirici (10)

Prosegue in:

Viaggi onirici: l'albero (12)














Da tre giorni ormai, di prima mattina, con la mente lucida e desta…., ho una ‘visione’ che non va affatto confusa con un sogno o con una qualsiasi fantasticheria.
Prima non sospettavo affatto che potesse esistere qualcosa oltre la veglia e il sogno, oltre il sonno profondo e l’allucinazione; un quinto stato, inspiegabile: una visione di processi immaginali che non hanno alcun rapporto con la Terra.
Tale ‘visione’ fu completamente diversa da quella che ebbi nella Torre, osservando il cristallo di carbone di Bartlett. Per quanto sono in grado di giudicare è stata una profezia in simboli.
Vidi una collina verde e subito mi accorsi che era Gladhill, la collina della mia stirpe, superba e ridente come appare nello stemma dei Dee. Nessuna spada d’argento, però, vi era infissa; come nell’altro campo dello stemma, dalla sua rotonda sommità si levava invece un albero verde, ai piedi del quale sgorgava una fonte d’acqua perenne che scorreva allegramente verso il basso.
Questa ‘visione’ mi rallegrò, e dalla vasta pianura brumosa in cui mi trovavo mi diressi verso la collina per dissetarmi all’antica fonte della mia stirpe. Mi meravigliai di percepire tutto ciò come reale e al contempo come immagine simbolica. E mentre salivo su per la collina, d’un tratto riconobbi con una bruciante chiarezza interiore di essere io stesso l’albero sulla collina: con il tronco, che era il mio midollo spinale, volevo levarmi fino al Cielo, e attraverso i rami e le fronde – ramificazioni visibili dei miei nervi e delle mie vene – mi espandevo nell’aria.




… E sentivo le linfe e i moti del sangue e della gioia pulsare in quell’albero di vene e di nervi che avevo dinanzi e al contempo divenivo cosciente di me stesso in Lui, con orgoglio.
La fonte argentea che sgorgava ai miei piedi rispecchiava poi, all’infinito, i miei figli e i figli dei miei figli, quasi essi scendessero dal futuro per partecipare alla celebrazione di un’imminente, e tuttavia sin d’ora effettiva, resurrezione nella Vita Eterna.
Ciascuno di loro aveva un volto diverso, ma tutti mi rassomigliavano (Eretici morti per mano violenta di un Obsessos…. Morti al rogo dell’ignoranza e dell’ingiustizia….); sicché ero io – così mi parve – colui che imprimeva su di loro il suggello della nostra stirpe in modo da preservarli per sempre dalla morte destinata loro per mano violenta dell’Inquisizione… e dal Tramonto della verità.
… E la sentivo con orgoglio riverente….
Quando fui più vicino all’albero scorsi d’un tratto, tra i rami più alti che formavano una sorta di corona, un duplice volto; una faccia sembrava maschile, l’altra femminile, ma entrambe si confondevano in una sola testa. E su questa figura ancipite stava sospesa, in una luce d’oro, una corona sormontata da un cristallo di indicibile splendore…
Nel viso femminile riconobbi subito la Sovranità perduta; avrei gridato di giubilo se non me l’avesse impedito un inatteso e lacerante dolore, allorché vidi e sentii che la testa maschile non era la mia, ma quella di un uomo molto più giovane; una testa, però, dai tratti assai più gai rispetto a quella che portavo sulle spalle sin dai tempi dell’innocente giovinezza…
…. E sebbene una sorta di melanconia cercasse di convincermi che la creatura nata dall’albero ero io stesso nei lontani anni della mia fanciullezza, dovetti spietatamente riconoscere l’inganno, perché vedevo bene che non era la mia, quella testa, bensì di un essere lontano, emerso dalla sorgente che stava ai miei piedi, di un essere irraggiungibile nel Tempo a me concesso, un…. un altro!
… Poi all’improvviso dal profondo del mio midollo l’albero parlò:




Stolto, tu che nemmeno ora riconosci te stesso! Cos’è il Tempo? Cos’è la metamorfosi? Anche dopo secoli io sono: Io sono dopo cento tombe, e sono dopo cento resurrezioni! Osi alzare la mano contro l’albero, tu che ne sei solo un ramo, nient’altro se non una goccia della fonte che scorre ai tuoi piedi?

Allora guardai commosso verso la corona dell’albero di noi Eretici e vidi che l’essere ancipite muoveva le labbra, indi udii da un’altezza e una lontananza infinite un grido che giunse fino a me con grande fatica:

Un uomo che non smette di credere infine vive! Cresci fino a me e io sarò te! Sperimenta vivendo te stesso e sperimenterai me, me…

Caddi ai piedi dell’albero e ne abbracciai il tronco con venerazione. Fui scosso da un tale pianto che il velo di lacrime mi nascose la ‘visione’… sinché riuscii di nuovo a scorgere, nella mia stanza, la modesta lampada da notte, mentre dalle fessure delle imposte chiuse penetrava la prima luce del mattino.
Udii ancora la voce dell’albero, come se parlasse da dentro di me:

Vuoi diventare immortale? Sai tu che un simile percorso di metamorfosi impone molti processi del fuoco e dell’acqua?! La materia dovrà attraversare molteplici stadi di sofferenza!

Tre volte dunque, in ‘visioni’ avute di prima mattina, mi sono stati mostrati il simbolo, il senso e la via… Il cammino per giungere a me stesso, al di là del Tempo e della morte - sia quando sia -, è duplice.
Una delle vie è incerta, affidata al caso, segnata da briciole che gli uccelli del cielo potrebbero divorare prima che io torni indietro. E tuttavia voglio tentarla perché se avrò fortuna potrebbe essermi di grande aiuto per… ricordarmi nuovamente di me in futuro. E cos’altro è mai l’immortalità, se non rimembranza? 
Dunque scelgo la via magica della scrittura; in questo diario metto nero su bianco ciò che mi è stato rivelato circa.....

(Prosegue....)
















mercoledì 21 maggio 2014

VIAGGI ONIRICI (9) (Bennet Story Greene-44)













































Precedenti capitoli:

Viaggi onirici (8) &


 













Pionieri e nativi: la 'storia' (43)

Prosegue in:

Viaggi onirici (10) &


 













Pionieri e nativi: Bennett Story Greene (45) &

sul prato di Bennett: Julian Scott   (46) &

sul prato di Bennett: Zilpha Marsh  (47)













Durante la primavera del 1862, l'imponente esercito del
generale Buell era accampato in preparazione della cam-
pagna che sfociò nella vittoria di Shiloh.
Era un esercito inesperto e alle prime armi, sebbene al-
cuni suoi reparti fossero già stati impegnati duramente
in diverse battaglie sulle montagne della Virginia occiden-
tale e del Kentucky.




La guerra era appena iniziata e il lavoro del soldato era
una professione nuova, non pienamente compresa dai
giovani americani del periodo, che non ne gradivano
del tutto alcune caratteristiche.
La principale di queste era quella parte essenziale del-
la disciplina chiamata subordinazione.
Un individuo permeato fin dall'infanzia dell'accativante
menzogna secondo cui tutti gli uomini sono uguali, non




tollera facilmente l'assoluta sottomissione all'autorità,
e il soldato volontario americano nei suoi anni verdi
è tra i peggiori che si conoscono.
Fu così che uno degli uomini di Buell, il soldato sem-
plice Bennett Story Greene, commise l'imprudenza di
colpire il suo ufficiale.
A guerra inoltrata, non l'avrebbe fatto; come sir An-
drew Aguecheek, prima si 'sarebbe dannato'.




Ma gli venne negato il tempo per correggere le sue
abitudini militari: subito arrestato in seguito alle ri-
mostranze dell'ufficiale, processato dalla corte mar-
ziale e condannato alla ...fucilazione.




- Avreste potuto fustigarmi e farla finita così,
disse il condannato al testimone che gli aveva inten-
tato causa.
- "E' quello che facevate a scuola, quando eravate
solo Will Dudley, e io valevo quanto voi.
Nessuno mi ha visto colpirvi, quindi la disciplina non
ci avrebbe rimesso poi così tanto".
- Ben Greene, penso che abbiate ragione a questo
proposito,
disse il tenente.
- Siete disposto a perdonarmi? Questo è il motivo per
cui sono venuto a trovarvi.




Non ci fu risposta, e un ufficiale che aveva infilato la
testa nell'apertura della tenda in cui aveva avuto luo-
go la conversazione disse che il tempo concesso per
il colloquio era terminato.
Il mattino dopo, quando il soldato semplice Greene
venne fucilato da un plotone di suoi compagni in pre-
senza di tutta la brigata, il tenente Dudley voltò le
spalle a quel triste spettacolo e sussurrò una preghi-
era di misericordia, in cui incluse anche se stesso.




Qualche settimana dopo, mentre la prima divisione di
Buell veniva traghettata sul fiume Tennessee per accor-
rere in aiuto dell'esercito sconfitto di Grant, scese una
notte buia e tempestosa.
La divisione avanzò, centimetro dopo centimetro, at-
traverso lo scempio provocato dalla battaglia, in dire-
zione del nemico, che era indietreggiato un poco per
serrare i ranghi.




Ma se non fosse stato per i lampi, l'oscurità sarebbe
stata assoluta. Non si attenuò mai nemmeno per un
attimo e, quando i tuoni non crepitavano, e romba-
vano, udivamo sempre i lamenti dei feriti, tra i quali
i soldati avanzavano a tastoni e sui quali inciampava-
no per via del buio.
C'erano anche dei morti... di morti, ce n'erano in ab-
 bondanza.




Nel debole grigiore delle prime ore del mattino, quan-
do l'avanzata delle truppe formicolanti si interruppe
per riassumere almeno in parte l'aspetto di uno schi-
eramento di battaglia e una pattuglia venne mandata
in avanscoperta, circolò voce di fare l'appello.......

(Prosegue....)














martedì 20 maggio 2014

SOGNI PARADOSSALI: vermi elettrici & pecore nere (7)







































Precedenti capitoli:

Viaggi onirici (5)  &  (6)

Prosegue in:

Sogni paradossali (8)





















Tutti gli animali devono fare i conti con il loro mondo e con gli oggetti in esso contenuti. 
Camminano su oggetti, strisciano sotto di essi, evitano di rimanere schiacciati, li rac-
colgono, 
li mangiano, vi si accoppiano, cercano di evitarli.
Tornado indietro agli albori geologici, quando l’evoluzione era appena all’inizio, gli ani-
mali dovevano avere contatti fisici con gli oggetti prima di poter capire di che cosa si trat-
tasse. Enormi benefici avrebbe ricavato il primo animale esistente in grado di sviluppa-
re una tecnologia di apparati sensori per la percezione a distanza: la consapevolezza 
della presenza di un ostacolo prima di urtarlo; di un predatore prima di essere cattura-
to; del cibo che non era a portata di mano ma poteva essere in un posto qualunque dei 
dintorni.
In che cosa potrebbe consistere questa forma di tecnologia avanzata? Ciò che occor-
reva era catturare i fotoni (di luce) ed operazione ancor più difficile, essere in 
grado di distinguere le direzioni da cui provenivano….
Quando parliamo dell’ ‘occhio’ lo facciamo (in questa sede si parla del lavoro… del 
difficile lavoro della Natura…)  spesso in maniera inadeguata. Le stime più auto-
revoli indicano che gli occhi si sono evoluti almeno quaranta volte, e forse anche di più 
di sessanta, in modo indipendente nei diversi punti della scala del regni animale….
Questo è ciò che sappiamo della Natura, ma se l’Orologiaio cieco e pazzo voles-
se….. ricreare la sua evoluzione nel regno delle macchine cosa pensiate che faccia…..




Appena staccò ufficialmente dal lavoro quella sera, Rick Deckard attraversò al volo la....
città per andare al mercato degli animali: c’erano diversi piani di importanti negozi di ani-
mali con le loro enormi vetrine e le insegne vistose.
Quell’orribile e inedita depressione che l’aveva assalito poco prima non era ancora svanita. Questo suo esser venuto qui a trattare animali con i negozianti pareva essere l’unico punto debole della cappa di depressione che era calata su di lui, un difetto attraverso il quale magari sarebbe riuscito a far presa su di essa e a esorcizzarla.
In ogni modo, in passato, la vista degli animali, il profumo di affari in cui erano in ballo enormi cifre, l’avevano aiutato parecchio. Forse anche questa volta sarebbero riusciti a compiere il miracolo.
‘Dica pure, signore’ lo abbordò un commesso che non aveva mai visto prima, un tipo azzimato, mentre Rick se ne stava a fissare le vetrine a bocca aperta, con un’aria sordita e mite di bisogno.
‘Ha visto qualcosa che la interessa?’.
‘Di cose che m’interessano ne ho viste parecchie’ rispose Rick. ‘Sono i prezzi che mi danno fastidio’.




‘Ci dica che affare vuol fare’ propose il commesso. ‘Ci dica quel che vuole riportare a casa con sé e come intende pagarlo. Porteremo la proposta al nostro direttore delle vendite per ottenere il suo nulla osta’.
‘Ho tremila bigliettoni in contanti’. Il dipartimento alla fine della giornata, gli aveva pagato le taglie. ‘Quanto costa quella famigliola di conigli laggiù?’.
‘Mio caro signore, se lei può permettersi un anticipo di tremila bigliettoni, posso farla diventare proprietario di qualcosa di meglio di una coppia di conigli. Che ne dice di una pecora?’.
‘Veramente non ho mai preso in considerazione le pecore’ disse Rick.
‘Posso chiederle se questa somma rappresenta per lei un nuovo livello di spesa?’.
‘Be’, sì, di solito non vado in giro con tremila bigliettoni’ ammise Rick.
‘E’ quel che ho pensato, signore, quando ha menzionato i conigli. Il guaio con i conigli, mi creda, è che ce l’hanno tutti (e soprattutto consumano parecchia erba…). Mi piacerebbe vederla fare un salto di qualità con la pecora nera che, secondo me, è la classe che le compete. Una bella pecora nera di classe e raffinata, sa anche scrivere a comando… e poi vorrei essere franco con lei, mi pare proprio un uomo da pecora nera….

(Prosegue....)