giuliano

sabato 30 novembre 2013

AMMAZZARE IL TEMPO (chi lo ha ucciso?) (10)



































Precedente capitolo:

Ammazzare il Tempo (chi lo ha ucciso?) (9)

Prosegue in:

Ammazzare il Tempo (chi lo ha ucciso?) (11) &

Ammazzare il Tempo (la nostra infanzia) (12)











Anche se le più dettagliate registrazioni paleo climatiche disponibili sono quelle relative al recente passato, esse non sono in grado di rilevare prontamente la sensibilità del clima globale ai mutamenti di concentrazione di gas serra.
Solo l’uso delle ricostruzioni paleo climatiche relative ad un passato più remoto, e facendo tutta una gamma di assunzioni, si può stimare tale sensibilità. Malgrado le numerose difficoltà collegate alla ricostruzione non solo dei paleo climi ma anche dei fattori di forzamento dei periodi gelogici più antichi, le stime così ottenute della sensibilità della temperatura globale ai livelli atmosferici di CO(2) forniscono, per un raddoppiamento del livello atmosferico della CO(2), un valore paragonabile (3,0° C più o meno 1,0° C) a quello ottenuto per via di simulazione numerica.




I dati sui mutamenti paleo climatici più recenti, tuttavia, possono dare utili indicazioni a proposito della sensibilità del clima globale di fronte a mutamenti indipendenti di varie condizioni al contorno e fattori di forzamento, indicazioni che possono contribuire sia alla convalidazione dei modelli che alla comprensione del mutamento climatico.
La serie temporale delle informazioni paleo climatiche disponibile – spesso con alto grado di risoluzione temporale – in molte sequenze sedimentarie offre dati di valore potenzialmente inestimabile che possono rivelare l’andamento temporale dei mutamenti paleo climatici, e quindi i meccanismi sottostanti ad essi.




La maggior parte degli sforzi finora condotti, sia relativamente ai modelli climatici che nelle ricostruzioni paleo climatiche, sono stati puntuali alla realizzazione di immagini ‘istantanee’ delle varie situazioni e a calcolare le risposte all’equilibrio a determinate condizioni al contorno e a determinati valori dei vari fattori di forzamento.




Lo stesso vale per le simulazioni con i GCM del climi del futuro. Più di recente però l’attenzione ha preso ad accentrarsi sulle risposte transienti del clima al mutare dei fattori di forzamento.
La realizzazione di modelli di tali transienti del futuro dovrà essere solidamente fondata su delle simulazioni ben convalidate dei transienti del passato; saranno le serie temporali paleo climatiche a formare la necessaria validazione.

(Prosegue....)













 

lunedì 25 novembre 2013

AMMAZZARE IL TEMPO (il nastro della realtà) (4)






































Precedenti capitoli:

La ghiandola pineale &

Ammazzare il Tempo (3)

Prosegue in:

Ammazzare il Tempo (5)











.... La stanza si irrigidì in un'immobilità assoluta.....
Poi i colori cominciarono a sbiadire.
Gli oggetti rimpicciolirono finché, come fumo scomparvero tra le
ombre.
L'oscurità ricoprì tutto mentre i contorni della stanza si facevano
sempre più vacui. Gli ultimi stimoli stanno scomparendo, compre-
se Poole.
Tenne gli occhi socchiusi, cercando di vedere.
Riuscì a distinguere Sarah Benton sul letto: una figura bidimensio-
nale che si teneva su come una bambola, mentre sbiadiva e rim-
piccioliva anch'essa....




Sbuffi di sostanza smaterializzata si raggruppavano vorticosamen-
te in nubi instabili; gli elementi si raccolsero, si separarono, quindi
si raccolsero di nuovo.
... E poi il calore, l'energia e la luce si dissiparono; la stanza si chiu-
se su se stessa, come se fosse stata sigillata e isolata dalla realtà.
E a quel punto l'oscurità assoluta rimpiazzò tutto il resto, uno spa-
zio senza profondità, non il buio della notte, ma più rigido e impe-
netrabile.
.. E inoltre, Poole non sentiva più nulla...




Allungando le mani, cercò di toccare qualcosa. Ma non aveva
niente da toccare.
La consapevolezza del suo corpo era scomparsa insieme a tutto
il resto dell'Universo. Non aveva mani, e anche se le avesse avute,
non avrebbero sentito nulla. Avevo ragione, sul funzionamento di
quel dannato nastro, disse fra sé, usando una bocca inesistente per
comunicare un messaggio invisibile.
Sarà tutto finito tra dieci minuti?
Ho indovinato anche questo?
Aspettò.... ma capiva intuitivamente che il suo senso del Tempo
era scomparso insieme a tutto il resto....




Posso solo aspettare, si rese conto. E spero che non duri a lungo.
Per calmarmi, pensò, compilerò un'enciclopedia; cercherò di elen-
care tutto ciò che comincia con la L.
Vediamo, rifletté.
Lullo, logica, lontano...
Continuò a pensare, mentre le categorie scivolavano attraverso la
sua mente spaventata.
Ad un tratto balenò una luce.
Era disteso sul divano del salotto, e una tiepida luce solare filtra-
va attraverso l'unica finestra. Due uomini si chinarono su di lui, con
le mani piene di utensili (operai, pensò lui...). Uomini della manuten-
zione, capì subito Poole. Hanno lavorato su di me.




- E' cosciente,
disse uno dei tecnici. Si alzò e si tirò indietro; Sarah Benton per l'-
ansia, gli si sedette accanto.
- Grazie a Dio!
esclamò, con il suo respiro umido nell'orecchio di Poole.
- Mi sono così spaventata; alla fine ho chiamato il signor Danceman
verso le......
- Cosa è successo?
la interruppe bruscamente Poole.
- Racconta dall'inizio e per l'amor di Dio, parla lentamente. Così pos-
so assimilare tutto.




Sarah si ricompose, si fermò un attimo a sfregarsi il naso, poi riattac-
cò nervosamente:
- Eri morto! Eri lì disteso, come morto. Ho aspettato fino alle due e
mezzo, ma tu non ti muovevi. Ho chiamato il signor Danceman, pur-
troppo ho dovuto svegliarlo, e lui ha chiamato la manutenzione del-
le FORMICHE ELETTRICHE......

(P.K. Dick, La formica elettrica  & Escher...)

(Prosegue....)










   


martedì 12 novembre 2013

LE 'SECONDE' PIOGGE (19a sessione per i cambiamenti climatici) (15)





































Dedicato alla 19a Sessione per i cambiamenti climatici:

Varsavia 2013

Precedente capitolo:

Le 'Prime' piogge (13)

Prosegue in:

Le 'Seconde' piogge (16) &











I segnali del cambiamento sono intorno a noi, così familiari che
non ci colpiscono più (o meglio... li ignoriamo...)...
Chi ha cinquant'anni (come il sottoscritto) ha visto le strade riem-
pirsi di automobili, allargarsi le metropoli, spuntare nuove città e,
in gran parte del mondo, l'agricoltura trasformarsi da lavoro ma-
nuale in lavoro meccanizzato (ed inoltre tutti i nuovi cambiamen-
ti inerenti alla comunicazione...).




Chi ha superato i cent'anni - un attimo brevissimo su scala geolo-
gica - sa che i cambiamenti sono stati impressionanti, ma li nota
soprattutto sui continenti.
Chi si occupa di clima sa che sono stati altrettanto impressionan-
ti negli oceani e nell'atmosfera. Nel secolo scorso, la popolazio-
ne è quadruplicata fino a raggiungere i 6 miliardi di individui at-
tuali.
La superficie coltivata è raddoppiata, quella irrigata è quintupli-
cata, la produzione industriale è aumentata di 40 volte, mentre
diminuivano le foreste e le specie dei grandi animali, e molte al-
tre rischiano oggi l'estinzione.




Secondo le stime della Fao, l'Organizzazione delle Nazioni Uni-
te per l'alimentazione e l'agricoltura che ha sede a Roma, l'attivi-
tà umana accresce di due o tre volte l'erosione del suolo rispet-
to ai ritmi naturali e ha degradato fino a oggi circa 2 miliardi di
ettari: una superficie pari all'estensione del Canada e degli Sta-
ti Uniti messi insieme.
Stiamo alterando gli ecosistemi marini, soprattutto nelle zone
costiere, e la composizione dell'atmosfera fino a generare con-
centrazioni di gas serra paragonabili, o addirittura superiori, a
quelle che, in passato, posero fine alle grandi glaciazioni.




Lo facciamo molto rapidamente (e con molta superficialità...
confusa per intelligenza o peggio barattata per moderna evo-
luzione...), in maniera incontrollata, scriteriata, sconvolgendo
l'equilibrio di processi chimici e climatici che esisteva prima
della rivoluzione industriale, ed inoltre modificando irrimedia-
bilmente interi ecosistemi di vita....
Di sicuro non succedeva nulla del genere nell'Olocene, quindi
siamo veramente nella nuova era dell'Antropocene. Un'era di
cui resta da stabilire soltanto la data d'inizio.




Fino a circa 10 mila anni fa, i nostri progenitori erano caccia-
tori e raccoglitori. Vivevano di quanto trovavano in natura:
animali, bacche, radici, frutti. Non conoscevano l'agricoltura.
Già da allora, però, influivano sull'ambiente circostante e, in
particolare, condizionavano la sopravvivenza di alcune spe-
cie.
Circa 10 mila anni fa, cominciò a svilupparsi l'agricoltura,
un progresso che garantì risorse alimentari prevedibili e ina-
ugurò nuove strutture sociali. Al fine di coltivare i campi, i
nostri antenati si insediarono nei luoghi più favorevoli, ruba-
rono terreno alle foreste, praticarono l'irrigazione per aumen-
tare la produttività e allevarono animali, tutte innovazioni
che portarono prosperità e incremento demografico, ponen-
do le radici per la nostra civiltà attuale.




Secondo il paleoclimatologo William Ruddiman dell'Univer-
sità della Virginia, fin da allora l'uomo cominciò a modifi-
care la composizione dell'atmosfera, lasciando una traccia
nelle bollicine d'aria intrappolata nelle carote di Vostok.
Ruddiman è arrivato a questa conclusione paragonando la
percentuale di anidride carbonica e di metano nell'aria du-
rante l'attuale periodo interglaciale rispetto ai precedenti:
la differenza, riconoscibile a partire da 8 mila anni fa, sa-
rebbe dovuta alle pratiche agricole dei nostri antenati.
Ragione per cui fin da allora possiamo individuare i para-
metri dei cambiamenti dovuti all'attività dell'uomo.....




L'atmosfera è costituita principalmente da azoto (78%),
ossigeno (21%) e argon (1%).
Questi gas, però non hanno un ruolo diretto nei meccanismi
che regolano il clima ed essendo abbondanti e stabili dal pun-
to di vista chimico presentano concentrazioni che non vengo-
no modificate in maniera significativa neanche dall'azione an-
tropica.
Il clima e le proprietà chimiche (in esso rilevabili grazie all'e-
voluzione nei milioni di anni di storia del nostro Universo....)
dell'atmosfera sono determinati in larga parte da particelle mi-
croscopiche dette aerosol e da gas più rari, i gas traccia, co-
me anidride carbonica, ossidi d'azoto e anidride solforosa.




La nostra influenza (così come nell'avvento dell'agricoltura
10 mila anni fa....), sulle concentrazioni di questi componen-
ti (essenziali all'equilibrio della vita....) più attivi dell'atmo-
sfera è oggi tale da uguagliare, e in molti casi superare, le
emissioni naturali.
Se nel Novecento l'anidride carbonica totale è passata per
nostra causa da 280 a 360 ppmv e il metano da 0,7 a 1,8
ppmv, l'anidride solforosa è stata moltiplicata per 13 (tredi-
ci).
Arriva a 180 milioni di tonnellate all'anno, il doppio di tutte
le emissioni naturali di zolfo dovute a oceani, vulcani, incen-
di spontanei e alla decomposizione di materiale organico.




L'anidride solforosa proviene dalla combustione di petrolio e
soprattutto del carbone: è un gas inquinante che nell'atmo-
sfera si trasforma in acido solforico.
Torna al suolo CON LE (seconde) PRECIPITAZIONI,
con quelle piogge acide che corrodono gli edifici e i monu-
menti in pietra calcarea, danneggiano il nostro equilibrio,
la nostra salute, condizionano l'intero ecosistema, il ciclo
dell'alimentazione, danneggiano le nostre foreste e tutte
le specie ittiche e lacustri.... 

(P. J. Crutzen, Benvenuti nell'Antropocene;
Fotografie di: Mark Dorf)


('Freccia del Tempo'... o per megio dire: prosegue...)











domenica 10 novembre 2013

L' INVERNO DEL NOSTRO UNIVERSO (11)





































Precedente capitolo:

Nak (9/10)

Prosegue in:

L'inverno del nostro Universo (12) &

Le prime piogge (13/14)









Si può istituire un'analogia interessante fra la vita delle stelle
in relazione alla materia interstellare e la vita delle piante o
degli animali in relazione al suolo dei campi. Due cicli di na-
scita, vita e morte hanno luogo simultaneamente sulla Terra
e in cielo.....




Sulla base del concetto di spazio elastico i cosmologi avan-
zano una teoria della creazione che differisce sostanzialmen-
te da quella biblica.
L'aspetto più sorprendente di tale teoria è l'ipotesi che il big-
bang abbia creato non solo la materia, ma anche lo spazio.
Se prendiamo il modello del pallone che si gonfia e ne inver-
tiamo il divenire, facendo iniziare il processo dal nulla, avre-
mo un'idea della genesi dell'universo così come viene inter-
pretata dalla fisica moderna.




Il punto fondamentale è l'impossibilità di mantenere saldo il
concetto di spazio nello stadio iniziale di infinita concentra-
zione: ciò è vero sia che si adotti il modello dell'ipersfera
einsteiniana (il modello del pallone) sia che si preferisca con-
cepire un universo infinito.
Il primo istante del big-bang, in cui lo spazio è infinitamente
contratto, costituisce un confine o margine del tempo in cui
lo spazio cessa di esistere.
In fisica questo confine si chiama singolarità.




Il concetto della creazione dello spazio dal nulla è molto au-
dace e, per molti, di non facile comprensione: tanto più che
si è soliti concepire lo spazio come 'nulla'.
In fisica, però, si preferisce concepire lo spazio non come
vuoto, ma come mezzo elastico.
Ma le cose strane (e secondo l'eretico curatore del blog...
paradossali... - in corsivo...-) non sono finite qui.
Lo spazio è inestricabilmente collegato al tempo, che si con-
trae e si dilata proprio come lo spazio. Se il big-bang deter-
mina l'inizio dello spazio, stabilisce anche l'inizio del tempo.




Né lo spazio né il tempo possono risalire oltre quella sin-
golarità iniziale: questo perché il tempo inizia nell'istante
stesso del big-bang.
L'unico modo per penetrare a fondo questi concetti, oltre
che l'ausilio della filosofia e quindi della teologia, è la pro-
va matematica.
La fisica moderna ricade e risiede per la maggior parte in
questa categoria, in realtà pur creando modelli teorici di
altrettante verità, penso che sia impossibile per chiunque
(almeno non essere poeti, sciamani o veggenti...) visua-
lizzare correttamente certi sistemi fisici e altrettante ve-
rità oltre la Genesi da taluni dedotta dal modello della....
Creazione dal Nulla.




(Noi andiamo nell'Inverno del Nostro Universo, e di 
conseguenza oltre il Nulla accennato e propriamente 
detto.)
Perché sappiamo come certo il limite e l'incapacità dell'im-
maginazione umana di comprendere e quindi configurare,
con gli ordinari strumenti in essere, altre realtà, ciò ci de-
ve essere di ammonimento: in quanto non possiamo aspet-
tarci di fondare grandi verità religiose (la natura del cosmo,
ad esempio) su semplicistici concetti di spazio, tempo, ma-
teria, quali ce li accredita l'esperienza ordinaria.
Del resto, la questione dell'origine del tempo è stata da
sempre fonte di difficoltà concettuali.




Aristotele e San Tommaso d'Aquino respingevano l'idea di
una creazione del tempo, poiché essa implicava l'esistenza
di un EVENTO PRIMO.
E qual è la causa dell'evento primo?
Nessuna, poiché non si dà per definizione un evento prece-
dente ad esso....

(P. Davies, Dio e la nuova fisica)

(Prosegue...)












venerdì 8 novembre 2013

LETTI D'OSPEDALE (prigionieri del Tempo...) (5)














Precedente capitolo:

Visioni (senza Tempo...) (4)

Prosegue in:

Letti d'ospedale (prigionieri del Tempo...) (6) &

Nak (7/9)








Ciò che qui mi è accaduto non è cosa di tanto poco conto che non abbia
bisogno del suo 'Tempo' per esser narrato; in particolare sarebbe interes-
sante riferire quel che sentii dire da quattro ammalati, condotti in que-
sto ospedale dalla sorte e dal bisogno (prigionieri del loro Tempo...), e
messi tutt'e quattro assieme, in quattro letti vicini.
Abbi pazienza, perché la storia è corta e non ammette rinvii, e per di
più cade a pennello, in questo punto....




SCIPIONE: Avrò pazienza; ma concludi, perché a quanto credo il gior-
no non dev'essere lontano.....
BRAGANZA: Dico dunque che nei quattro letti che sono all'estremità di
questa corsia c'erano in uno un alchimista, in un altro un poeta, nel ter-
zo un matematico e nell'ultimo un di coloro che si chiamano in Ispagna
'arbitristi'.
SCIPIONE: Rammento anch'io d'aver visto codesta brava gente.




BRAGANZA: Ebbene, durante la siesta d'un pomeriggio estivo dell'an-
no passato, mentre le gelosie eran calate ed io me ne stavo sotto il
letto d'un di loro a prendere una boccata d'aria, il poeta cominciò a la-
gnarsi amaramente della sua sorte; e quando il matematico gli chiese
di che si lamentasse, gli rispose che si rammaricava della sua poca for-
tuna.
"Come vuoi che non mi lagni giustamente", proseguì, "dal momento che,
avendo osservato il precetto che Orazio dà nella sua Poetica, che l'ope-
ra non deve veder la luce prima che siano passati dieci anni dalla sua
composizione, ed avendone una che m'è costata vent'anni di lavoro e
che giace lì da altri dieci, grandiosa per il soggetto, mirabile e nuova
per la invenzione, grave nella versificazione, divertente ed arguta non-
ché ingegnosa negli episodi, meravigliosa per la divisione delle parti,
giacché il principio corrisponde perfettamente al mezzo ed al fine, in
modo che tutt'e tre assieme costituiscono un poema in rima alto, so-
noro, eroico, dilettevole e sostanzioso nonché perfetto nelle sue parti,
non trovo tuttavia principe alcuno, al quale lo possa dedicare?
Un principe, intendo dire, che sia intelligente, liberale e magnanimo?
MISERA ETA' LA NOSTRA... E SECOLO DEPRAVATO SENZA PRINCIPI E
IDEALI....




"E allora io", rispose l'alchimista, "poco mi intendo di poesia; e per que-
sto non saprei apprezzare a sufficienza la disgrazia di cui vossignoria si
lamenta, per quanto sono certo che, foss'anche più grande, non potreb-
be uguagliare la mia.
Io, sol perché mi mancano i mezzi e non trovo un principe che mi ap-
poggi e mi metta a portata di mano i vari ingredienti che la scienza del-
l'alchimia richiede, non trasudo oro e non mi ritrovo con ricchezze più
grandi di quelle di Mida, di Crasso e di Creso".
"E vossignoria, signor alchimista", disse in quel punto il matematico,
"ha mai fatto la prova di ricavare l'argento dagli altri metalli?". "Io",
replicò l'alchimista, "non l'ho fatta fino a questo momento, ma so che
in realtà è un esperimento possibile; però a me mancano solamente
due mesi per trovare la pietra filosofale, e con quella si può benissi-
mo ricavare oro ed argento delle stesse pietre".




"Comunque, lorsignori hanno esagerato parecchio le loro disgrazie",
intervenne il matematico, "perché, in fin dei conti, l'uno ha un libro
da dedicare e l'altro è ormai sul punto di trovare la pietra filosofale.
Ma che posso dire io della mia disgrazia che è tanto unica da non tro-
vare dove appoggiarsi?
Son ventidue anni che mi lambicco il cervello per trovare il 'punto fis-
so', e prendo e lascio, e quando mi par proprio che non mi possa
sfuggire in alcun modo, eccoti che mentre meno me lo aspetto, me
ne ritrovo talmente lontano che mi pare di cadere dalle nuvole.
E lo stesso mi capita con la 'quadratura del cerchio': sono arrivato
tante volte lì lì per trovarla, che mi pare di doverla avere ormai in
tasca......".

(M. de Cervantes, Novelle esemplari, Colloquio dei cani;
 Fotografie di Jeff Wall)

(Prosegue....)













martedì 5 novembre 2013

VISIONI (senza tempo...) (3)













Precedente capitolo:

Nanisecondi (senza specchi...) (2)

Prosegue in:

Visioni (senza tempo...) (4)










E' come se dentro foste un intero universo, mentre all'esterno non
siete che un'unità.....
Dentro siete un macrocosmo che contiene molti microcosmi......
Inoltre, in realtà, lì non c'è limite alla grandezza, come non c'è li-
mite alla piccolezza, perciò è davvero possibile che ogni globulo
rosso del vostro sangue riveli una nebulosa, o qualcosa del gene-
re......




La struttura dei globuli ematici ricorda moltissimo un piccolo si-
stema solare, quindi, dopo tututto, perché no?
Speculazioni di questo genere sembrano terribilmente remote, ma
provate a uscire di notte e a guardare il cielo, proprio sopra di voi
troverete infinità ed eternità, là si trovano tutte quelle folli specu-
lazioni che durante il giorno vi ripugnano.




Ci sono i raggi che continuano a vagare nel cielo e che ritraggono,
diciamo la rivoluzione francese. A una certa distanza dalla Terra
potreste ancora vedere il bagliore prodotto dalle armi della guer-
ra mondiale, perché la luce ha una velocità limitata.
Così, in qualche luogo là fuori, nello spazio, potete ripercorrere la
STORIA ALL'INDIETRO....




Se poteste collocarvi a una distanza di solo circa 400 anni luce
dalla Terra, riuscireste a vedere Colombo che scopre l'America;
se aveste un buon telescopio potreste vedere che sta approdan-
do proprio in questo momento...
Potreste vedere la distruzione del Messico, e potendovi sistema-
re a circa 2500 anni luce di distanza e possedendo un telescopio
particolarmente potente riuscireste a vedere il grande incendio
di Roma.....




Questo è assolutamente vero, perciò l'infinita grandezza e l'infini-
ta piccolezza sono vere.
E' davvero possibile che nelle nostre anime siano racchiuse tutte
le genti, mondi ove potremmo essere infinitamente grandi così
come fuori siamo infinitamente piccoli, così grandi che lì dentro
potrebbe avere luogo la redenzione di un'intera nazione o di un
intero Universo.....

(C.G. Jung, Visioni;  Fotografie di Jackson Patterson)

(mossa successiva sulla macchina del Tempo.....)













domenica 3 novembre 2013

NANIsecondi (... senza specchi) (passanti senza memoria...)



































Prosegue in:

Nanisecondi (.. senza specchi...) (2) &

.... Nanisecondi di storia.....









Il passato si può vedere....

Se ci si accontenta di vedere il passato, e non si pretende di visitarlo,
la cosa non presenta difficoltà.
Lo stiamo già facendo oggi, grazie alla velocità finita della luce.
Se si osserva Alfa Centauri, distante 4 anni luce, la si vede non come
appare oggi ma come appariva 4 anni fa'.
La stella Sirio, lontana 9 anni luce la vediamo come brillava 9 anni fa'.
Se si guarda la galassia di Andromeda, distante 2 milioni di anni luce,
la si vede come appariva 2 milioni di anni fa', all'epoca in cui la terra
era popolata dalla nostra specie 'nonna', Homo habilis.




Vediamo l'ancor più lontano ammasso di galassie in Coma come appa-
riva 350 milioni di anni fa', allorché gli anfibi si erano appena trasci-
nati fuori dai mari della Terra.
Il quasar 3C273 dista più di 2 miliardi di anni luce, quindi lo vediamo
com'era in un'epoca in cui le più complesse forme di vita sulla Terra
erano batteri.
Un quasar lontano, scoperto di recente dai miei colleghi di Princeton
Michael Strauss e Xiao-hui Fan, si trova a più di 12 miliardi di anni lu-
ce da noi.




Quanto più lontano guardiamo, tanto più indietro nel Tempo ci spin-
giamo. I premi nobel Arno Penzias e Robert Wilson sono coloro che
hanno raggiunto la massima distanza scrutando il passato: essi han-
no scoperto la radiazione cosmica di fondo costituita di fotoni di mi-
croonde che incidono su di noi da tutte le direzioni del cielo, e che
sono il resto della caldissima prima infanzia dell'universo.
Questi fotoni ci giungono direttamente da 13 miliardi di anni fa',
quando l'universo aveva soltanto 300.000 anni.




I nostri telescopi sono, in un certo senso, macchine del tempo che
consentono agli astronomi di ottenere campioni dell'aspetto dell'uni-
verso in differenti epoche.
Quando gli astronomi osservano galassie in corso di formazione, è un
po' come se i paleontologi potessero addirittura osservare i dinosauri
aggirarsi sulla terra.
Una supernova che divampa in una galassia lontana può rappresenta-
re l'ultima notizia oggi, quando la sua luce ci giunge, anche se l'even-
to ha avuto luogo moltissimo tempo fa'.




Ma si potrebbe desiderare anche di vedere gli eventi accaduti nel
passato sulla Terra.
Pure questo è possibile.
Volete vedere e parlare con voi stessi nel passato?
Mettetevi a un metro e mezzo di distanza da uno specchio.
L'immagine che vedete non è di voi stessi ora, ma di voi 10 nanose-
condi fa'.
Percorrendo 30 centimetri al nanosecondo, la luce impiega 5 nanose-
condi per per andare dal vostro corpo allo specchio e altri 5 nanose-
condi per fare il tragitto inverso.




Quindi allorché vi guardate in uno specchio, vedete una versione di voi
stessi leggermente più giovane.
Qual è la massima distanza nel passato a cui si può vedere la Terra, ser-
vendosi di luce visibile?
Gli astronauti del programma Apollo hanno lasciato sulla Luna alcuni
riflettori ad angolo. Un riflettore ad angolo è costituito da tre specchi
disposti perpendicolarmente l'uno all'altro, come il pavimento e due pa-
reti che si incontrano nell'angolo di una stanza.
Se si invia un raggio di luce su un riflettore angolare, esso viene rifles-
so da una parete, quindi dall'altra e infine dal pavimento per poi ritorna-
re esattamente nella direzione di provenienza.

(J. R. Gott, Viaggiare nel tempo;  Fotografie di: Michael Shainblum)

(Prosegue....)