giuliano

martedì 30 aprile 2013

LA COMMEDIA DELLA VITA (3)






































Precedenti capitoli:

il corteo

della morte

Prosegue in:

la commedia della vita (4)









La notte successiva all'incontro con la Morte, don Chisciotte
e il suo scudiero la trascorsero sotto gli alberi alti e ombrosi
(in attesa di qualcuno...), dopo che don Chisciotte, convinto
da Sancio, ebbe mangiato qualcosa dalle provviste che c'era-
no sull'asino; e durante la cena disse Sancio al suo signore:
'Che stupido sarei stato, signore, se avessi scelto come rega-
lo le spoglie della prima avventura compiuta dalla signoria vo-
stra anziché la figliata delle tre cavalle!.
E' proprio vero, val più un uccello in mano che due nel bosco'.
'Tuttavia', disse don Chisciotte, 'se tu, Sancio, mi avessi la-
sciato attaccare, come io volevo, ti sarebbero toccate come
spoglie, a dir poco, la corona d'oro dell'Imperatrice e le ali
colorate di Cupido: che io gliele avrei staccate a contropelo
e le avrei consegnate nelle tue mani'.




'Gli scettri e le corone degli imperatori da farsa', rispose San-
cio Panza, 'non sono mai state d'oro, ma di similioro o stagno-
la'.
'E' vero', replicò don Chisciotte; 'poiché non sarebbe giusto
che gli apparati delle commedie fossero autentici, anziché fal-
si e di pura apparenza, come è la stessa commedia, con la
quale, Sancio, io voglio che tu resti amico, e l'abbia nella tua
grazia, e di conseguenza anche quelli che la rappresentano e
quelli che la scrivono, perché son tutti strumenti per far del
bene alla società, in quanto ci pongono a ogni passo uno spec-
chio davanti, in cui si vedono al naturale le azioni della vita
umana, e non c'è nessun termine di confronto che ci rappre-
senti più vivamente ciò che siamo e ciò che dobbiamo esse-
re come la commedia e i commedianti.




E se no, dimmi tu: non hai tu visto rappresentare qualche
commedia in cui s'introducono re, imperatori e pontefici, ca-
valieri, dame e altri differenti personaggi?
Uno fa il furfante, un altro l'imbroglione, questo il mercante,
quello il soldato, uno, uno stupido che ha buon senso, l'altro
l'innamorato stupido; e terminata la commedia, e spogliatisi
dei loro abiti, tutti gli attori restano uguali'.
'Sì l'ho visto', rispose Sancio.
'Ebbene la stessa cosa', disse don Chiosciotte, 'accade nella
commedia e nelle relazioni di questo mondo, dove gli uni fan-
no gli imperatori, gli altri i pontefici, insomma, tutti i perso-
naggi che possono introdursi in una commedia; ma arrivati
alla fine, che è quando la vita termina, a tutti quanti la mor-
te toglie di dosso i panni che li differenziano, e restano.....
uguali nella ...tomba...'.




'Bel paragone', disse Sancio, 'anche se non è tanto originale
che io non l'abbia già sentito molte e svariate volte, come
quello del gioco degli scacchi, che finché dura il gioco, ogni
pezzo ha un suo particolare valore, e quando il gioco è finito,
tutti quanti si mescolano, si uniscono e si confondono, e van-
no a finire tutti dentro una borsa, che è come la vita che va
a finire... dentro una tomba....
(Prosegue...)
















sabato 27 aprile 2013

STORIA UNIVERSALE DELL'INFAMIA: Gang & Teatri (17)









































Precedente capitolo:

storia universale dell'infamia (16)

Prosegue in:

storia universale dell'infamia: Gang & Teatri (18)












Durante  i primi dieci o quindici anni della sua storia, il quartiere
dei Five Points fu abbastanza decoroso e relativamente pacifico.
Per quasi tutto questo periodo un unico guardiano, con la testa pro-
tetta dall'elmetto di cuoio che valse al poliziotto newyorkese il suo
primo soprannome - Testa di Cuoio -, fu sufficiente per mantenere
l'ordine, ma ben presto si arrivò al punto che neanche un intero reg-
gimento sarebbe bastato a fronteggiare i turbolenti abitanti di Para-
dise Square e a stanare i gangster e altri criminali dai rispettivi covi
e nascondigli.




Il carattere del quartiere cominciò a deteriorasi intorno al 1820.
Molti dei vecchi caseggiati cominciarono a sgretolarsi o a crollare
nell'acquitrino malamente bonificato e divennero inabitabili; inoltre
gli odori e i miasmi che si levevano dal terreno paludoso resero l'-
intera area decisamente insalubre.
Le famiglie più rispettabili abbandonarono quelle catapecchie rive-
stite di assicelle per trasferirsi in altri settori dell'isola di Manhattan,
e vennero rimpiazzate  prevalentemente da schiavi di colore libera-
ti e da irlandesi delle classi inferiori riversatisi a New York durante
la prima grande ondata di immigrazione che seguì la rivoluzione e




l'istituzione della repubblica.
Si accalcarono indiscriminatamente nelle vecchie stamberghe dei
Points e nel 1840 il quartiere era già diventato l'area di slum più
lugubre d'America.
Secondo gli scrittori dell'epoca era peggiore dei quartieri di Seven
Dials e di Whitechapel a Londra. In questo periodo il Sixth Ward
era costituito da circa 35 ettari di terreno, ma la maggior parte e-
ra occupata da aziende, per cui quasi tutta la popolazione del rione




era ammassata nel settore di Paradise Square e nell'area, in seguito
nota come Mulberry Bend, situata appena più a nord dei Five Points.
Migliaia di persone conducevano un'esistenza miserabile nelle sof-
fitte e nelle cantine umide di cui il quartiere abbondava, e il grosso
della popolazione viveva nella più degradante miseria, dedicandosi
quasi esclusivamente al vizio e al crimine.
Gli irlandesi erano in netta maggioranza e un censimento effettuato
alle Five Points House of Industry più o meno all'epoca della guerra
civile fissò il numero di famiglie irlandesi in 3435, mentre il secondo
gruppo più numeroso era rappresentato dalle 416 famiglie italiane.




Ce n'erano solo 167 di ceppo nativo americano e 73 arrivate recen-
temente dall'Inghilterra. Più di 3000 persone si accalcavano in Baxter
Street da Chatham a Canal, una distanza pari a meno di 800 metri,
e uno dei lotti della strada, ampio sette metri e mezzo per trenta, e-
ra occupato da catapecchie che offrivano riparo a 286 persone.
Nei Five Points e a Paradise Square c'erano 270 saloon e molti più
'blind tigers' (rivendite illegali di sostanze inebrianti), sale da ballo,
bordelli e negozi di frutta e verdura che vendevano liquori e ortag-
gi.
'Proseguiamo e tuffiamoci nei Five Poits', scrisse Dickens nei suoi
'Appunti Americani'. 'Il posto è questo; queste stradine strette che si
diramano verso destra e sinistra e puzzano ovunque di sporcizia e su-
diciume.




Il genere di esistenza vissuta qui produce gli stessi frutti che altrove.
I visi grossolani e gonfi che appaiono sulla soglia hanno controparti in
Inghilterra e nel mondo intero. La dissolutezza ha fatto invecchiare
precocemente le case stesse.
Notate come le travi marce si stiano sgretolando e come le finestre
rabberciate e rotte sembrino guardare l'esterno con un fosco cipiglio,
come occhi rimasti contusi in risse da ubriachi.
Molti di questi maiali vivono qui.
Si chiedono mai perché i loro padroni camminino eretti invece che
a quattro zampe e perché parlino invece di grugnire?
Finora, quasi ogni edificio è una volgare bettola e sulle pareti dei bar
ci sono stampe a colori di Washington, della regina Vittoria e dell'aqui-
la americana.




Tra gli scomparti che ospitano le bottiglie spiccano frammenti di spec-
chi e carta colorata, perché esiste un certo gusto decorativo persino
qui. E poiché i marinai frequentano questi ritrovi ci sono dozzine di
quadri di argomento nautico; di separazione tra marinai e l'amata; ri-
tratti del William della ballata e della sua Susan dagli occhi neri; di
Will Watch, l'audace contrabbandiere; di Paul Jones, il pirata, e affi-
ni; su di essi gli occhi dipinti della regina Vittoria, e anche di Washin-
gton, si posano sulla maggior parte delle scene che vengono rappre-
sentate davanti alla loro perplessa presenza.




Aprite la porta di una di queste anguste casupole piene di negri addor-
mentati. Bah! All'interno arde un fuoco di carbone, c'è tanfo di abiti o
carne umana strinati, tanto vicino al braciere si ammassano; e scaturi-
scono vapori che accecano e soffocano.
Da ogni angolo, mentre vi guardate intorno in queste strade buie, spun-
ta strisciando una figura semiaddormentata, come se l'ora del giudizio
fosse ormai vicina e ogni buia tomba stesse liberando il suo defunto....'
(Prosegue.....)
















giovedì 25 aprile 2013

STORIA UNIVERSALE DELL'INFAMIA: religione, morale, politica (15)














Precedente capitolo:

storia universale dell'infamia (14)

Prosegue in:

storia universale dell'infamia (16)










Dove la civiltà non ha ancora ben penetrato, anche le idee
di giustizia e di morale non sono abbastanza chiare; quindi
si vede la religione farsi più volte partecipe, istigatrice al
delitto.
L'avv. Locatelli, in Sicilia, deplora d'avere veduto, in due
anni, ben 8 preti condannati per assassinio: due preti, per
esempio, uccisero un servo perché denunziava al vescovo le
loro oscenità.




Vedremo anche quanto i frati contribuirono nei malandrinaggi.
Il Pugliese fu condotto da un prete al saccheggio di S. Giovan-
ni. A Bari veniva, a spese del brigante Pasquale, celebrata
ogni giorno regolarmente la messa ai briganti.
Noi siamo (ripetevano costoro ad un amico di Pietrè) bene-
detti da Dio: 'lo dicono li Vangeli de la Missa'.
Il paese S... che è in Lombardia il più celebrato per masnade
lo è anche per esagerata bigotteria e pel dispotismo pretesco.
Parlando della Sicilia, scrive ancora Locatelli, è impossibile l'-
immaginare l'immortalità che dovevano spargere nelle classi
povere quelle parecchie migliaja di religiosi, provvisti di ric-
chezza, di influenza, oziosissimi, e dotati dello spirito arden-
te e della vivissima sensualità dei popoli meridionali.




Per essi eran peccati perdonabili la seduzione, l'adulterio, e per-
sino anche l'incesto. L'assassino, che rivelava al confessionale
il proprio misfatto, e che cercava scusarsene adducendo l'offe-
sa ricevuta, il danno patito, la estrema sua miseria, veniva non
solo assolto, ma per di più esonerato dal darne scarico alla giu-
stizia umana, quand'anche questa avesse colpito per isbaglio un
innocente in vece sua.
Il testimone che taceva al giudice la verità, per evitarsi un peri-
colo, per non compromettere il prossimo, era del pari sicuro di
riconciliarsi con Dio coll'intermezzo del confessore.
Il ricco, che teneva le proprie donne in continua clausura per
una gelosia veramente 'turca', era compatito e fin anco lodato
se menava strage della onestà e della reputazione delle figlie e
delle donne del popolo, perché in fin dei conti egli faceva la ca-
rità, gettando fra loro qualche manata di piastre.




V'era peggio.
In grazia di una bolla antica, il clero componeva a denaro i delit-
ti; un uomo potea francare la coscienza di un omicidio pagando
alla chiesa 127 lire...
La morale tien bordone ad una simile religione....
Manca il concetto della vera morale.
Di ladri e ladruncoli, parlando di Sora, scriveva S. Jorioz, ve ne
sono tanti, quanti sono gli abitanti....
Nella Basilicata, Panirossi sentì le donne spesso chiamare 'bri-
gantello' dalle madri il loro figliolo; Crocco era il loro Carminuc-
cio; i ricchi sopranominavano 're della campagna' Ninco-Nanco.
'La parola 'malandrino' perdé in Sicilia perfino il suo significato,
ed invece di un appellativo d'infamia, divenne pel popolo una lo-
de, del quale molti onesti popolani menano vanto.




'Io sono malandrino' significa infatti, per loro, essere un uomo che
non ha paura di nulla e tutto può..., e specialmente della giustizia,
la quale nella loro mente si confonde col governo, o meglio colla
polizia'.
Mancando il concetto vero della morale (e dell'idealismo), ed es-
sendo scemata e quasi tolta la distanza fra lo strato equivoco e lo
strato onesto, è cosa naturale che il malandrino trovi un complice
nel colono, ed anche nei proprietarj in mezzo a cui vive, e che ri-
guardano il delitto come una nuova specie di speculazione.
E questo, secondo le relazioni dei Prefetti, è il guajo massimo del-
la Sicilia, dove i veri briganti, che battono la campagna, sono po-
chi, ma si centuplicano, in date circostanze, coi colleghi avventizj,
dove perfino grossi proprietarj si vedono usufruire dei briganti lor
amici per imporre ricatti, far cessare testamenti, acquistare predo-
minio sui colleghi... 
(Prosegue....)















martedì 23 aprile 2013

STORIA UNIVERSALE DELL'INFAMIA: brigantaggio, mafia, camorra (13)







































Precedente capitolo:

storia universale dell'infamia (12)

Prosegue in:

storia universale del'linfamia (14)











Questo dell'associazione al mal affare è uno dei fenomeni più
importanti del triste mondo del crimine, non solo, perché anche
nel male si verifica la grande potenza che dà l'associazione; ma
perché, dall'unione di quell'anime perverse si genera un vero fer-
mento malefico, che facendo ripullare le vecchie tendenze sel-
vagge, rafforzandole per una specie di disciplina e per quella
vanità del delitto spinge ad atrocità a cui gran parte degli indi-
vidui isolati ripugnerebbe; e per noi pur troppo è questo un
argomento palpitante, talché spesso si confonde con la que-
stione politica.




Come è ben naturale, cotali sodalizj si formano più frequente-
mente là dove più abbondano i malfattori, coll'importante ec-
cezione, però, che essi scemano di tenacia e di crudeltà nei
paesi molto civili, trasformandosi in associazioni equivoche,
politiche o di commercio.
Lo scopo delle associazioni, malvagie, ora è quasi sempre
lo appropriarsi l'altrui, associandosi in molti, appunto, per
potere far fronte alla difesa legale.




Le condizioni dei malfattori associati corrispondono, come
è ben naturale, a quelle del maggior numero dei delinquenti.
Il sesso maschile vi ha la massima preponderanza; narrando-
si, come di casi eccezionali, di bande capitanate da donne.
L'età dei malfattori associati è quasi, sempre, la giovanile;
su 900 briganti della Basilicata e Capitanata, 600 erano in-
feriori ai 25 anni, celibi quasi tutti.
I sodalizj malvagi fra persone educate si notano solo, in ge-
nere, nelle grandi capitali... in Palermo parecchi proprietarj
e preti fra i malandrini.




Non di rado le associazioni malvagie si formano entro ad
altre associazioni oneste, per esempio di mutuo soccorso,
come quella di Ravenna, o fra gli operaj d'una stessa offici-
na, sedotti o trascinati, o da un compagno, o dal capo, co-
me nella banda di Prout, segretario di una manifattura di ar-
mi; e come fra i calzolaj accoltellatori di Livorno.
Si è osservato che molte bande di malfattori, per quanto
nemiche dell'ordine e delle società presentavano una spe-
cie di organismo sociale loro proprio.
Quasi tutte hanno un capo, armato di un potere dittatorio,
che, come nelle tribù selvagge, dipende, però, più dalle
sue doti personali, che dalla turbolenta acquiescenza dei
più; e tutte hanno affigliati esterni, o protettori in caso di
pericolo.




Qualche volta nelle grosse bande si notò una vera suddivi-
sione del lavoro; vi era chi fungeva da carnefice, da mae-
stro, da segretario, da commesso viaggiatore, qualche vol-
ta perfino da curato, o da chirurgo; e tutte seguono una
specie di codice o di rituale, che, sebbene impersonale,
formato spontaneamente, e benché non sia scritto mai, pu-
re viene rispettato, anche alla lettera, dai più.




Le bande di Sicilia, per esempio quella del Pugliese o Lom-
bardo, per ammattere a 'cavalcare' (vale a dire rubare in
società) esigevano molte prove, ed il consenso della mag-
gioranza; e quando mancava alle leggi malandrinesche, lo
uccidevano, ma prima 'gli si faceva la causa', vale a dire
che uno della banda funzionava da accusatore pubblico,
i capi da giudici, ed il preteso reo poteva difendersi, ben-
ché, però, la sentenza gli fosse sempre egualmenta fune-
sta.




Uno dei delitti maggiori di questo codice era il rubare,
per proprio conto, senza far parte alla banda; un altro
era il rivelare i delitti commessi insieme agli altri....
Ma la più completa organizzazione è offerta da quel so-
dalizio malvagio, che dominava nelle province napoleta-
ne, sotto il nome di 'camorra'.
Esso si costituiva dovunque si trovasse un certo numero
di carcerati o di ex carcerati, in piccoli gruppi indipen-
denti fra loro, ma soggetti però ad una vita gerarchica,
che subordinava, per esempio, i centri delle prigioni di
Napoli a quelli di Castel Capuano, e di questo al bagno
di Procida.

Vi si distinguono in vari gradi:




IL PICCIOTTO aspirante non diviene picciotto di 'sgarro',
 se non dopo avere dato prove di coraggio e di segre-
tezza, sfregiando od uccidendo qualcuno, in obbedienza
alla setta; mancando la vittima, deve schermeggiare di
coltello contro un compagno designato dalla setta.
Il picciotto dura nel noviziato 2, 3, fino 8 anni, servo, qua-
si, ad un camorrista, che gli affida i suoi affari e le impre-
se più faticose e pericolose, accordandogli di tanto in tan-
to, pochi soldi, per carità, finché, compiuto qualche gros-
so misfatto, o guadagnandosi, a forza di zelo e di sottomis-
sione, la stima del capo, questi riuniva l'assemblea, e dibat-
tutine i titoli, lo faceva eleggere camorrista.




E, qui, rinnovata davanti al capo ed ai membri la 'tirata',
e giurava su due pugnali incrociati, d'essere fedele ai so-
ci, nemico delle autorità, di non entrare in rapporti colla
polizia, di non denunziare i ladri, anzi amarli più degli al-
tri, perché pongono la loro vita in pericolo; il tutto finiva
con un banchetto....
(Prosegue....)














domenica 21 aprile 2013

STORIA UNIVERSALE DELL'INFAMIA: la 'maffia' (7)











Precedente capitolo:

storia universale dell'infamia (6)

Prosegue in:

storia universale dell'infamia: la 'maffia' (8)









Di mafiosi si parla per la prima volta nel 1862/63, in una
commedia popolare di grande successo intitolata 'I ma-
fiusi di la Vicaria', è ambientata nel 1854 tra i camorristi
detenuti del carcere palermitano.
Nell'aprile 1865 della 'maffia, o associazione malandrine-
sca' fa menzione un documento riservato firmato dal pre-
fetto di Palermo, Filippo Gualtiero, e già nel 1871 la leg-
ge di pubblica sicurezza si riferisce a 'oziosi, vagabondi,
mafiosi e sospetti in genere'.




Nel quindicennio seguente, il termine convive con l'altro
- camorra - senza riguardo a caratterizzazioni regionali,
siciliane o campane, e senza univoche differenziazioni
concettuali.
La parola camorra indica maggiormente sistemi di ...
'illegittimo controllo dei mercati, delle aste, dei beni di
privati cittadini, degli appalti pubblici, del voto, della li-
bertà di opinione....




Abbiamo però anche usi opposti: i protagonisti de 'I ma-
fiusi di la Vicaria' sono ad esempio artigiani cittadini, e
il prefetto di Palermo del 1874, Gioacchino Rasponi de-
finisce la mafia 'malandrinaggio di città', che coinvolge
anche gli artigiani già citati...
I funzionari della Destra storica dicono 'mafiosi' i brigan-
ti e i renitenti alla leva, i notabili a capo dei partiti muni-
cipali e i piccoli delinquenti, gli avversari dell'ordine pub-
blico e quelli dell'ordine sociale, gli esercenti delle mini-




ere di zolfo e i loro operai, i proprietari e i contadini.
Tra questi soggetti, così dissimili tra loro, l'unico tratto
unificante è il contesto in cui essi muovono, nella sua ec-
cezione più lata, quello di una società violenta, barbara
e primitiva nella parte inferiore come in quella superio-
re della gerarchia sociale, nella quale prefetti, questori,
comandanti militari, delegati di Ps ritengono di non po-
ter trovare per lo Stato liberale un interlocutore sociale,




ciò che il linguaggio del tempo chiama la classe media,
ma che meglio può dirsi un ceto superiore di ottimati e
di notabili: i siciliani appaiono troppo rissosi, faziosi, in-
tenti a gestire in maniera privatistica la cosa pubblica.
Governare 'popoli come questi... con leggi ed ordina-
menti all'inglese o alla belga, che suppongono un popo-
lo colto e morale come colà o come almeno nella parte
 superiore della penisola', significa cimentarsi in




'un azzardoso e terribile esperimento' inevitabilmente
destinato a fallire o a sfociare nel caos e nella violen-
za.
E' questa l'opinione del prefetto di Caltanissetta, Gui-
do Fortuzzi, che potremmo definire l'ultimo degli uo-
mini della Destra.




La scoperta della diversità 'socio-culturale' dell'isola,
questa prima versione della mafia come metafora dell'-
arretratezza, si coniuga peraltro con le difficoltà del
moderatismo post-risorgimentale nel trovare un inter-
locutore anche 'politico' in una Sicilia occidentale, in
una Palermo dove l'opinione pubblica si orienta verso
repubblicani, 'regionisti' ed esponenti della Sinistra
moderata, piuttosto che verso il partito governativo.
(Prosegue...)













venerdì 19 aprile 2013

STORIA UNIVERSALE DELL'INFAMIA (5)







































Precedenti capitoli:

storia universale dell'infamia (3)

storia universale dell'infamia (4)

Prosegue in:

storia universale dell'infamia (6)








....Che se ne andava a spasso per il suo impero criminoso
con una colomba dalle piume azzurre sulla spalla, simile a
un toro con un fringuello sulla groppa.
Intorno al 1894 a New York abbondavano le sale da ballo
  pubbliche. Eastman fu incaricato di mantenere l'ordine
in una di esse.
La leggenda narra che l'impresario non volle riceverlo e
che Monk diede prova del suo talento demolendo frago-
rosamente il paio di giganti che allora detenevano quell'-
incarico.




Lo esercitò fino al 1899, temuto e solo.
Per ogni esagitato che calmava, incideva col pugnale una
tacca sul suo brutale randello. Una sera una lustra calvizie
che si chinava su un boccale di birra attirò la sua attenzio-
ne. La stese a terra con una mazzata.
'Mi mancava una tacca a cinquanta!',
esclamò dopo....




A partire dal 1899 Eastman non fu solo famoso. Era l'a-
gente elettorale di un distretto importante, e riscuoteva
cospicui sussidi dalle case con la lanterna rossa, dalle bi-
sche, dalle donne di strada e dai ladri di quel sordido feu-
do.
I comitati lo consultavano per organizzare i loro misfatti,
e così pure i privati.
Ecco i suoi onorari:
14 $ per un orecchio strappato,
19 $ per una gamba rotta,
25 $ per una pallottola in una gamba,
25 $ per una pugnalata,
100 $ per il lavo(retto) completo.




Certe volte, per non perdere l'abitudine, Eastman evade-
va personalmente l'ordine.
Un problema di confini lo oppose a Paul Kelly, famoso
capo di un'altra banda. Sparatorie e scontri di pattuglie
avevano tracciato una linea di demarcazione.
Eastman la varcò un giorno all'alba e cinque uomini lo as-
salirono.  Con quelle sue vertiginose braccia da scimmia
e col manganello ne stese tre, ma gli cacciarono due pal-
lottole nel ventre e lo abbandonarono credendolo morto.
Eastman si strinse la ferita pulsante fra il pollice e l'indi-
ce e con passo da ubriaco raggiunse l'ospedale.




La vita, la febbre alta e la morte se lo contesero per set-
timane, ma le sue labbra non si abbassarono a denunciare
nessuno.
Quando uscì, la guerra era un dato di fatto e prosperò
in continue sparatorie fino al 19 agosto del 903....
Un centinaio di eroi vagamente diversi dalle fotografie che
ingialliscono negli archivi, un centinaio di eroi saturi di
fumo e di alcol, un centinaio di eroi con la paglietta circon-
data da un nastro colorato, un centinaio di eroi tutti più o
meno effetti da malattie vergognose, da carie, da disturbi




alle vie respiratorie o ai reni, un centinaio di eroi insignifi-
canti o magnifici come quelli di Troia o di Junìn, ingaggia-
rono quella tenebrosa battaglia all'ombra delle arcate dell'-
elevated.....
La causa fu il tributo imposto dagli scagnozzi di Kelly al te-
nutario di una casa da gioco, compare di Monk Eastman.
Uno di questi venne ucciso, e la sparatoria si trasformò in
una battaglia di innumerevoli pistole.......
(Prosegue......)














martedì 16 aprile 2013

STORIE D'OLTRE CONFINE



















Precedenti capitoli:

Storia Universale

dell'infamia

Prosegue in:

Storie d'oltre confine (seconda parte)










Il sei febbraio del 1829, gli armati che, inseguiti da Lavalle, marciavano
provenienti da sud, per unirsi alle divisioni di Lòpez, si fermarono in una
fattoria il cui nome ignoravano, a tre o quattro leghe dal Pergamino; ver-
so l'alba, uno degli uomini ebbe un incubo tenace: nella penombra della
capanna, il confuso grido destò la donna che dormiva con lui.
Nessuno sa quel che sognò, poiché il giorno dopo, alle cinque i guerriglie-
 ri furono sbaragliati dalla cavalleria di Suàrez e inseguiti per nove leghe,
fino ai campi di stoppie, già squallidi, e l'uomo morì in un fosso, il cranio
 rotto da una sciabola delle guerre di Perù e Brasile.
La donna si chiamava Isidora Cruz; il figlio ch'ebbe, ricevette il nome di
 Tadeo Isidoro.
La mia intenzione non è quella di ripetere la sua storia. Dei giorni e del-
le notti che la compongono, m'interessa solo una notte; del resto, non
riferirò che l'indispensabile perché quella notte sia compresa.
L'avventura si trova in un libro insigne; cioè in un libro la cui materia
può essere tutto per tutti, poiché è capace di quasi inesauribili ripeti-
zioni, versioni, perversioni.
Coloro che hanno commentato, e son molti, la storia di Tadeo Isido-
ro, sottolineano l'influsso della pianura sulla sua formazione, ma 'gau-
chos' identici a lui nacquero e morirono sulle selvagge rive del Paranà
e sulle colline dell'Uruguay.
Visse è vero, in un mondo di barbarie monotona.
Quando nel 1874, morì di vaiolo nero, non aveva mai visto una monta-
gna né un becco a gas né un mulino. E neppure una città.
Nel 1849, era andato a Buenos Aires con gli uomini della tenuta di Fran-
cisco Xavier Acevedo; andarono tutti in città a scialacquare il denaro;
Cruz, diffidente, non mise piede fuori di una locanda vicina ai recinti
del bestiame.
Passò lì più giorni, taciturno, dormendo in terra, sorbendo mate, alzan-
dosi all'alba e andando a dormire all'avemaria. Capì che la città non ave-
va niente a che fare con lui.
Uno degli uomini, ubriaco, si burlò di lui. Cruz non gli rispose, ma nel ri-
torno, di sera, accanto al fuoco, l'altro ripeteva le beffe, e allora Cruz lo
atterrò con una pugnalata.
Fuggiasco, dovette riparare in un canneto; qualche notte più tardi, il gri-
do d'un trampoliere l'avvertì che l'aveva circondato la polizia. Provò il
coltello in un cespuglio; perché non lo molestassero nella lotta, si tolse
gli speroni.
Preferì battersi ad arrendersi.
Fu ferito all'avambraccio, alla spalla, alla mano sinistra; ferì i più auda-
ci del gruppo; quando il sangue gli corse tra le dita, lottò con più rab-
bia che mai; all'alba, stordito dalla perdita di sangue, lo disarmarono.
Il servizio nell'esercito, allora, fungeva da punizione; Cruz fu destinato
a un fortino della frontiera nord. Come soldato semplice, partecipò alle
guerre civili; a volte combatté per la sua provincia natale, a volte con-
tro.
Il 23 gennaio del 1856, alle Lagune di Cardoso, fu uno dei trenta bian-
chi che, al comando del sergente maggiore Eusebio Laprida, combatte-
rono contro duecento indi.
In quell'occasione ricevette una ferita di lancia.
(Prosegue.....)













domenica 14 aprile 2013

14 APRILE (una esecuzione....)










Precedenti capitoli:

gente

sconosciuta

Prosegue in:

14 aprile (una esecuzione....) (seconda parte)







(Il villaggio di Holcomb si trova sulle alte pianure di grano del
Kansas occidentale, una zona desolata che nel resto dello sta-
to viene definita 'laggiù'.
Un centinaio di chilometri a est del confine del Colorado, il pae-
saggio, con i suoi duri cieli azzurri e l'aria limpida e secca,  ha
un'atmosfera più da Far West che da Middle West......)
(Le foto sono degli interni della casa dei... Clutter....)




Dewey li aveva visti morire perché era tra la ventina di testimoni
invitati alla cerimonia.
Non aveva mai presenziato a un'esecuzione, e quando, verso la
mezzanotte, entrò nel freddo magazzino, lo scenario lo sorprese:
si era aspettato un ambiente debitamente dignitoso, non quella ca-
verna fiocamente illuminata, ingromba di legname e rottami vari.
Ma la forca in sé, con i due cappi chiari attaccati alla trave, ave-
va un aspetto abbastanza impressionante; così come, in uno stile
inaspettato, il boia che, dal suo posto sulla piattaforma in cima ai
tredici scalini dello strumento di legno, lanciava una lunga ombra
sul muro.



Il boia, individuo anonimo, dalla pelle indurita, importato dal Mis-
souri per l'incombenza, per la quale riceveva 600 $, indossava un
doppiopetto a righe, vecchiotto e troppo abbondante per la smil-
za figura che l'indossava: la giacca arrivava quasi alle ginocchia, e
in testa l'uomo portava un cappello da cowboy che, all'epoca dell'-
acquisto, era stato forse verde brillante, ma ora era una strambe-
ria sciupata dal tempo e chiazzata di sudore.
Inoltre Dewey trovò sconcertante la conversazione volutamente ca-
usale dei suoi colleghi testimoni, che stavano lì ad aspettare l'inizio
di quella che uno definì 'la festa'.




'Ho sentito dire che avevano intenzione di 'tirare la pagliuzza per
vedere chi doveva andare giù per primo. O gettare una moneta.
Ma Smith ha proposto di seguire l'ordine alfabetico. Probabilmen-
te perché la S viene dopo la H. ...Ah-ah!'.
'Hai letto sul giornale, l'edizione del pomeriggio, quello che hanno
ordinato per l'ultimo pasto? L'identico menu. Gamberi. Patatine
fritte. Gelato, fragole e panna montata. Pare che Smith non abbia
mangiato gran che della sua cena'.
'Quell'Hickock ha un bel senso dell'umorismo. Mi stavano raccon-
tando che, circa tre ore fa, uno dei guardiani gli ha detto: "Questa
dev'essere la notte più lunga della tua vita". E Hickock si è messo
a ridere e ha risposto: "No, la più breve".




'Hai sentito degli occhi di Hickock? Li ha lasciati a un medico de-
gli occhi. Appena lo tirano giù il dottore gli caverà gli occhi e poi
li metterà nella testa di qualcun altro. Non posso dire che vorrei
essere quel qualcuno. Mi sentirei a disagio con quegli occhi in te-
sta'.
Ai piedi del patibolo il direttore del carcere lesse l'ordine ufficia-
le di esecuzione, un documento di due pagine; mentre il direttore
leggeva, gli occhi di Hickock, indeboliti da mezzo decennio nelle
ombre della cella, scrutarono il piccolo pubblico fino a che, non
scorgendo chi cercava chiese bisbigliando alla guardia più vicina
se c'erano membri della famiglia Clutter presenti.




Quando gli fu risposto di no, il prigioniero parve deluso: gli pare-
 va quasi che il protocollo che regolava quel rituale di vendetta
non venisse debitamente osservato.
Come di consueto, il direttore, terminato di leggere, chiese al
condannato se avesse un'ultima dichiarazione da fare. Hickock
annuì: "Desidero solo dire che non nutro alcun rancore. Voi mi
state mandando in un mondo migliore di quanto sia mai stato
questo", poi, come per sottolineare la cosa, strinse la mano dei
quattro uomini principalmente responsabili della sua cattura e
condanna, i quali, tutti, avevano chiesto il permesso di essere
presenti alle esecuzioni...




Il boia tossì, sollevò con impazienza il suo cappellone da cow-
boy e se lo rimise in capo, gesto che in un certo senso ricorda-
va un condor che arruffasse e poi lisciasse di nuove le penne
del collo.....
E Hickock, sollecitato da un assistente, salì i gradini del pati-
bolo. 'Il Signore dà, il Signore toglie, benedetto sia il nome del
Signore', salmodiò il cappellano, mentre il fruscio della pioggia
accellereva, il cappio veniva infilato e una sottile benda nera
veniva legata attorno agli occhi del prigioniero....
'Possa il Signore avere pietà della tua anima'.
La botola si spalancò e Hickock rimase appeso, ben visibile
a tutti, per venti minuti buoni prima che il medico delle carce-
ri dicesse infine:
'Dichiaro morto quest'uomo'.
(Prosegue.....)