giuliano

lunedì 25 marzo 2013

IL CAMPO DI BATTAGLIA DEL SOLDATO STORY GREENE (ovvero come amare la natura ed odiare la guerra...) (51)













Precedente capitolo:

la chiesa di Shiloh (49)

Prosegue in:

il campo di battaglia del soldato Bennett Story (ovvero come amare la natura e...) (51)

il campo di battaglia del soldato Bennett Story (52)

persi nei boschi (53)










Il viandante che proviente da Corinth (Mississippi) si avanzi lungo
la strada statale n. 22 in direzione nord-est, passato il confine del-
lo Stato del Tennessee, si troverà, dopo qualche cammino, a traver-
sare un terreno leggermente ondulato e sempre più fittamente co-
perto di boschi.
Ad una trentina di chilometri da Corinth si giunge ad un crocevia o-
ve la strada n. 22 è intersecata da un'altra, che corre verso nord-
ovest. Vi è qui un po' di visibilità: ma oltre il crocevia la statale 22
si addentra tra i boschi ancor più profondi ove si intravvedono qua
e là radure rischiarate dai raggi del sole.




E' il campo di battaglia di Pittsburg Landing.
Visto dall'alto ha grosso modo la forma di un triangolo isoscele
con il vertice rivolto a nord. I suoi lati maggiori, lunghi dieci-dodici
chilometri, sono dati: ad est dal fiume Tennessee che scorre in dire-
zione nord; ad ovest da due torrenti: dapprima l'Owl Creek, che si
getta poi nello Snake Creek e ne è continuato.
Al momento della battaglia questi ultimi (che scorrono in un letto
piuttosto incassato, dalle pareti ripide e coperte da boscaglia) e-
rano gonfi d'acqua e del tutto intransitabili salvo che in corrispon-
denza di due punti, situati l'uno a un terzo, l'altro a due terzi dalla
lunghezza del lato e varcati rispettivamente: quello più a sud dalla




strada proveniente da Purdy, l'altro da quella che giunge da Crump's
Landing.
Pittsburg Landing trovasi verso il vertice nord del triangolo la cui
base è anche parzialmente chiusa da un terzo torrente; un affluente
che si scarica nel Tennessee.
Le sorgenti dell'Owl Creek e dell'affluente del Lick Creek sono as-
sai vicine, e il triangolo quindi è quasi dovunque protetto da corsi d'-
acqua eccetto che nell'angolo sud-ovest: e là appunto vi penetra la
odierna statale 22 proveniente da Corinth.




Poco prima di giungere colà la strada si biforcava prendendo il no-
me di Western Corinth Road ed Eastern Corinth Road: entrambe le
rotabili percorrevano il triangolo da sud-ovest tagliandolo in tre se-
zioni all'ingrosso uguali e si dirigevano presso il vertice, a Pittsburg
Landing: ma circa quattro chilometri e mezzo prima di quella locali-
tà si fondevano nuovamente in una sola via.




Da sud-est una terza strada, la River Road, penetrava nel triangolo
provenendo dalla località di Hamburg, circa sette chilometri a sud
di Pittsburg Landing.
Questa via, varcato mediante un guado l'affluente del Lick Creek,
seguiva il Tennessee tenendosene circa tre chilometri distante e leg-
germente allontanandosene di mano in mano che procedeva verso
settentrione.
Intersecava quindi quella proveniente da Corinth meno di un chilo-
metro più a nord della già citata giunzione tra le due Corinth Roads;
proseguiva poi oltre sempre in linea retta e raggiungeva Crump's
Landing.




Un'ultima strada infine, staccandosi dalla River Road circa tre chi-
lometri dopo che questa aveva varcato il Lick Creek, puntava ver-
so ovest-nord-ovest tagliando perpendicolarmente le altre due e
proseguiva in direzione di Purdy.




Riassumendo quindi, appare chiaro che da un solo punto si pote-
va penetrare con una certa sicurezza entro il triangolo: cioè dall'-
angolo sud-ovest per l'appunto, come si è detto, vi entravano le
due strade provenienti da Corinth.
Per il resto esso era quasi del tutto impenetrabile, ché le altre ro-
tabili vi adducevano attraverso passaggi obbligati su torrenti i
quali ai primi di aprile del 1862 erano in piena e pressoché inat-
traversabili.
(prosegue...)












domenica 24 marzo 2013

LA CHIESA DI SHILOH (48)







































Precedente capitolo:

Sul prato di Bennett: Zilpha Marsh (47)

Prosegue in:

La chiesa di Shiloh (49)







- Salve, vecchio; devi lavorare, eh?
- Oh, Ben, sei tu! Non ti avevo visto!
- Senti, io vado a nuotare. Non ti piacerebbe venire?
Ma naturalmente preferisci lavorare, vero? E' natura-
le!
...Tom lo contemplò per un pezzetto, poi disse:
- Cos'è che chiami lavoro?
- Perché, quello non è lavoro?
Tom riprese ad imbiancare e disse con noncuranza:
- Beh, forse lo è e forse non lo è. Tutto quello che so
è che pare fatto proprio su misura per Tom Sawyer.
...Altrimenti come posso completare a dovere la stac-
cionata......




Mary tirò fuori il vestito che già da due anni Tom usa-
 va soltanto la domenica e che veniva comunemente
chiamato 'l'altro vestito', dal che si può dedurre l'am-
piezza del guardaroba di Tom...
La scuola di religione durava dalle nove alle dieci e
mezza; poi si svolgevano le funzioni. Due dei ragaz-
zi restavano sempre, di loro spontanea volontà a sen-
tire il sermone ed anche l'altro rimaneva sempre, ma
per ragioni più forti.




I banchi della chiesa, con i loro alti schienali senza cu-
scini, potevano ospitare circa trecento persone; la chie-
sa era una piccola e modesta costruzione con una spe-
cie di assi d'abete che fungeva da campanile.
Giunti presso la chiesa, Tom si attardò sulla soglia e si
avvicinò ad un compagno, anche lui vestito a festa:
- Dì, Bill, hai un biglietto giallo?
- Sì.
- Quanto vuoi?
- Cosa mi dai?
- Un pezzo di liquirizia ed un amo.
- Fammi vedere.
Tom esibì. Erano soddisfacenti e la proprietà cambiò
mani...




Poi Tom offrì un paio di biglie bianche per tre bigliet-
ti rossi ed alcune cianfrusaglie per due biglietti blu.
...Alla fine entrò in chiesa con uno sciame di bimbet-
te e bimbetti, tutti lindi e chiassosi; si diresse al suo
posto e cominciò subito a litigare col primo ragazzo
che venne a tiro.
L'insegnante, un grave signore anziano, pose termine
al tafferuglio poi volse le spalle per un momento e
Tom ne approfittò per tirare i capelli ad un ragazzo
seduto nel banco, ma quando quello si girò, Tom era
assorto nel suo libro; poi punse un altro con uno spil-
lo, solo per il piacere di sentirlo strillare 'Ahi!' e rice-
vette un nuovo rimprovero dal maestro.




Tutta la classe di Tom era sul suo stampo: irrequieta,
chiassosa e disturbatrice. Quando venivano a recita-
re la lezione, nessuno di loro sapeva i suoi versetti al-
la perfezione (così come il maestro li impartiva..), ma
doveva andare avanti a furia di suggerimenti.
Ogni versetto, cinque figurine....
Comunque, bene o male, qualcosa recitavano (non sa-
pevano neppure loro cosa...), ed ognuno riceveva la
sua ricompensa sotto la specie di bigliettini blu, con
sopra un versetto (talvolta una sola parola...)...della
Sacra Scrittura......




Ogni biglietto blu rappresentava il pagamento per due
versetti; dieci biglietti blu ne valevano uno rosso, con il
quale potevano venire scambiati; dieci biglietti rossi va-
levano uno giallo, e, per dieci biglietti gialli il direttore
regalava una Bibbia rilegata molto alla buona.
Quanti miei lettori avrebbero la pazienza e l'applicazio-
ne di mandare a memoria 2000 versetti, anche per una
Bibbia illustrata dal Doré.




Eppure Mary aveva già ottenuto due Bibbie in questo
modo (in seguito molto altro ancora...): era stato un la-
voro paziente di due anni (poi di tutta una vita...); ed
il ragazzo di origine tedesca ne aveva già vinte quattro
o cinque.
Una volta aveva recitato tremila versi (senza compren-
derne neppure uno...) senza fermarsi ed il maestro qua-
si svenne per un misto di gioia ed emozione (sarebbe
divenuto un ...Profeta...); ma lo sforzo era stato troppo
forte, e da quel giorno, era rimasto quasi del tutto rin-
citrullito (anche i Profeti dopo un eccesso di versetti
spesso lo diventano...).




Solo gli allievi più vecchi riuscivano a conservare i lo-
ro bigliettini (numerati) ed a perseverare nel loro te-
dioso 'mestiere' quanto era necessario per ottenere la ...
Bibbia; e così la consegna di uno di questi premi era
sempre un evento raro e memorabile, il quale era sem-
pre presenziato, oltre che dal maestro-reverendo, an-
che dallo sceriffo della contea.....
(Mi sembra doveroso aggiungere che ogni riferimento
con la 'storica' chiesa di Shiloh è da ritenersi del tutto
casuale, in quanto si sta narrando l'omonima sita nella
disgraziata....Italia....)  
(Prosegue......)














mercoledì 20 marzo 2013

LA STORIA (42)












Precedenti capitoli:

Avi (40) &

Avi (41)

Prosegue in:

Pionieri e nativi: la 'storia' (43)









Riprendiamo il cammino .....della storia.....

- "Cominciarono a passare sulla strada laggiù quando la
casa ancora bruciava.....
Non riuscivamo a contarli: uomini e donne portavano in
braccio i bambini che non sapevano camminare e soste-
nevano i vecchi che sarebbero dovuti restare a casa ad
aspettare di morire.
Cantavano, camminavano lungo la strada cantando, sen-
za nemmeno guardare ai lati; la polvere non si posò per
due giorni perché continuarono a passare tutta la notte;
restammo seduti impietriti ad ascoltarli, e il mattino do-
po a poche iarde l'uno dall'altro c'erano i vecchi che non
ce la facevano più, seduti o sdraiati o che addirittura si
trascinavano......




chiamando gli altri perché li aiutassero, e gli altri, quelli gio-
vani e forti, non si fermavano, non li guardavano nemmeno;
credo che non li sentissero o vedessero nemmeno.
....Andiamo al Giordano, mi dicevano.
....Andiamo a passare il Giordano!".




- "E' quel che ha detto Loosh,
commentò la nonna:
Che il generale Sherman li stava portando tutti al Giordano"
- "Sì,
replicò mia cugina.
Il fiume. Si sono fermati là; anche loro sono come un fiume
sbarrato da una diga.
Gli yankee hanno mandato avanti una brigata di cavalleria
per trattenerli mentre costruiscono il ponte per far passa-
re la fanteria e l'artigleria; va tutto bene finché non arriva-
no là e vedono l'acqua o ne sentono l'odore.
E' allora che diventano matti.




Non lottano; è come se non vedessero nemmeno i cavalli
che li respingono e i foderi delle sciabole che piovono su
di loro; è come se non vedessero che l'acqua e l'altra riva.
Non sono rabbiosi, non lottano: solo uomini e donne e ...
questi bambini neppure ragazzi...che cantano e intonano
inni e cercano di arrivare a quel ponte non finito o perfi-
no di gettarsi in acqua, e la cavalleria che li respinge coi
foderi delle sciabole.




Non si sa quando hanno mangiato l'ultima volta, non si
sa nemmeno da dove arrivano, passano semplicemente
di qui senza cibo né altro sapere, così come hanno smes-
so di fare quel che facevano, qualunque cosa fosse, quan-
do lo spirito o quel che è gli ha detto di andare......".
(W. Faulkner, Incursione)













lunedì 18 marzo 2013

AVI (39)












Precedente capitolo:

Avi (38)

Prosegue in:

Avi (40) &

Avi (41)







(Riprendiamo là dove abbiamo lasciato l'intera vicenda...
non del tutto narrata, perché invisibile la trama giammai
svelata.....)



..Subito dopo volammo nell'aria sopra il 'triste' villaggio,
nel vento gelido, e ben presto atterrammo in uno spazio
dietro il monastero.
Era un posto deserto, salvo che per la presenza di una
donna vestita con abiti leggeri e sbiaditi, seduta sul ter-
reno gelato e legata a un palo con una catena attorno al-
la vita.
Non riusciva neanche a tener su la testa, per via del tor-
pore e del gelo nelle ossa. Era davvero uno spettacolo
pietoso, nell'alba incerta e nel silenzio, con il vento leg-
gero che le fischiava piano piano attorno e i mulinelli di
neve farinosa che turbinavano e giocavano a inseguirsi
l'un l'altro sulla terra scura.




44 si rese visibile, e restò lì in piedi, a guardarla dall'alto.
Lei alzò la testa, con l'aria stanca, e quando si accorse
che c'era qualcuno con un viso gentile, disse suppliche-
vole:
- Abbiate pietà di me! Sono così stanca, ho tanto fred-
do, e la notte è stata così lunga, così lunga! Accendete
il fuoco e mettete fine alle mie miserie!
- Ah, poveretta, io non sono il boia, ma dimmi che co-
sa posso fare, e lo farò.
La donna indicò un mucchio di fascine e disse:
- Quelle sono per me, ma qualcuna può essere usata
per riscaldarmi, non si accorgeranno di nulla, ce ne sa-
ranno abbastanza per bruciarmi, oh, altro che abbastan-
za, questo povero corpo è così arido e secco.  Siate
buono con me!
- Il tuo desiderio sarà esaudito,
disse 44, portando davanti alla donna una fascina e
dandole fuoco con il contatto di un dito.




La fiamma si alzò crepitando, la donna allungò le mani
magre verso il fuoco, e nei suoi occhi c'era un'enorme
gratitudine.
Era penoso vedere come trovasse conforto e gioia pro-
prio bruciando quella legna che era lì per infliggerle una
morte terribile!
Poi la donna alzò lo sguardo e disse tristemente:
- "Siete così buono con me, tanto buono, e io sono tan-
to sola. Non sono cattiva....non dovete pensare che so-
no cattiva, sono solo povera e vecchia, e dal dolore ho
perso la ragione ormai da tanti, tanti anni.




Dicono che sono una strega; è stato il prete, Adolf, a
prendermi e a condannarmi.
Ma io non lo sono, no, Dio non voglia!
Voi non credete che sono una strega vero?
Ditemi che non pensate questo di me".
- No, davvero.
- "Grazie delle vostre buone parole!..Per quanto tempo
ho girato senza una casa...tanti anni!..Una volta avevo
una casa, non so più dove, e poi avevo quattro figlie dol-
cissime e un figlio maschio, erano così cari!
Il nome....il nome....ho dimenticato il loro nome.
Saranno morti, adesso, poveri piccoli, dopo tutti questi
anni....Se aveste visto il mio figliolo! Ah era così buono,
era un pittore....




faceva dei quadri così belli! Una volta ha salvato la vita
a un uomo...o forse era una donna...una persona che sta-
va morendo annegata in una crepa di ghiaccio.....".
A questo punto si perse in un groviglio di ricordi (una fat-
toria ...delle sorelle...un reverendo....e una ...matta...)
confusi, e si mise a scuotere la testa borbottando e mor-
morando fra sé e sé.
Io sussurrai ansiosamente nell'orecchio di 44:
- La salverai vero? Lo dirai al prete, e quando saprà chi
è lei, di sicuro la libererà e la riporterà alla sua famiglia,
Dio sia lodato!




- No,
rispose 44.
- No? Come no?
- Dall'inizio di tutti i tempi questa donna è destinata a
morire sul rogo in questo giorno.
- E tu come lo sai?
Non mi rispose. Aspettai ancora un po', mentre la mia
angoscia cresceva, e poi dissi:
- Ma io almeno parlerò! Io racconterò tutto. Adesso mi
faccio vedere e...
- Non è scritto così,
disse lui.
- Quello che non è predestinato, non succederà (nep-
pure se provi qualsiasi artifizio...).
E dicendo questo portò alla donna un'altra fascina....




Improvvisamente un tipo tarchiato uscì dal monastero,
corse verso di lui e gli strappò la fascina di mano, dicen-
dogli in malo modo:
- Vecchio scemo intrigante, stai attento a quello che fai!
Prendi la fascina e riportala indietro.
- E se non la riporto?
Il tizio andò su tutte le furie per essere stato trattato così
da un poveretto di umile aspetto, e cercò di colpire 44
alla mascella con un pugno poderoso.....
(naturalmente la 'storia' continua.....)
(M. Twain, N. 44. Lo Straniero.....)












domenica 17 marzo 2013

L' ALTRO JOHN BROWN (34)












Precedenti capitoli:

Pionieri e nativi: anatomia di un incontro (33) &

una fotografia

Prosegue in:

Pionieri e nativi: l'altro John Brown (35)









John Brown, trentunenne virtuoso, gentile, umile, timido, viveva
in un tranquillo villaggio del Missuouri.
Era custode della scuola domenicale presbiteriana.
Per quanto umile fosse, si trattava della sua qualifica ufficiale, ed
egli ne era modestamente fiero, ed era devoto al proprio lavoro
e ai propri interessi.
L'estrema gentilezza della sua natura era riconosciuta da tutti: la
gente lo diceva fatto esclusivamente di buoni impulsi e di umiltà;
su di lui si poteva sempre contare per aiuto, quando fosse neces-
sario, e per l'umiltà, sia che fosse necessaria sia che non lo fosse.




Mary Taylor, ventitre anni, modesta dolce, simpatica, bella sia
nel carattere che nella persona, era tutto per lui. Ed egli era qua-
si tutto per lei.
La fanciulla tentennava, le sue speranze erano grandi.
Sua madre si era opposta fin dall'inizio.
Ma anch'ella tentennava, egli lo sapeva. Era rimasta colpita dal
suo cordiale interesse per le due donne che caritatevolmente man-
teneva, e del suo contributo al loro sostentamento.
Si trattava di due anziane sorelle abbandonate che vivevano in
una baracca di legno in un luogo sperduto all'incrocio tra due stra-
de, a quattro miglia dalla fattoria della signora Taylor.
Una delle due sorelle era pazza e talvolta violenta, ma non così
di frequente. Infine i tempi parvero maturi per una proposta riso-
lutiva, e Brown prese coraggio e decise di farlo. Avrebbe offerto
il doppio del consueto contributo, e la madre si sarebbe convinta;
una volta annullate le sue resistenze, il resto della conquista sa-
rebbe stato certo rapido.




Si mise per strada a metà di un placido pomeriggio domenicale,
nella dolce estate del Missuori, ed era equipaggiato adeguata-
mente per la missione.
Indossava un abito di lino bianco, con il nastro blu come cravatta,
ed elegantissimi e stretti stivali. Il suo cavallo e il suo carretto era-
no i migliori che il noleggiatore potesse offrire. La coperta da viag-
gio anch'essa di lino bianco, nuova, con un orlo ricamato a mano
che non temeva rivali, per bellezza ed elaborazione, in tutta la re-
gione.
Aveva percorso quattro miglia sulla strada deserta, e stava condu-
cendo il suo cavallo su un ponte di legno, quando il suo cappello
di paglia volò via e cadde nel ruscello, fu portato per un po' dalla
corrente e andò ad arenarsi su una striscia di sabbia.
Egli non sapeva bene che fare!




Doveva avere il cappello, questo era chiaro; ma come poteva re-
cuperarlo?
Poi ebbe un'idea.
La strada era sgombra, nessuno in giro.
Sì, avrebbe rischiato.
Condusse il cavallo sul ciglio della strada e lo lasciò a brucare l'-
erba. Quindi si spogliò e mise i vestiti nel carretto, coccolò bre-
vemente il cavallo per assicurarsi la sua compassione e la sua
lealtà, quindi si diresse rapidamente verso il corso d'acqua.
Si buttò e in breve riebbe il suo cappello.
...Quando tornò a riva, il cavallo non c'era più!
Quasi gli cedettero le gambe.
Il cavallo camminava placidamente lungo la strada.
Brown gli corse dietro, dicendo:
- Oh, oh, bravo ragazzo;
ma ogni volta che arrivava abbastanza vicino da tentar di saltare
sul carretto, il cavallo accelerava leggermente il passo e lo beffa-
va.




Andò avanti così per un po', con l'uomo che moriva di paura all'-
idea di veder comparire qualcuno da un momento all'altro.
Insistette, implorando il cavallo, scongiurando il cavallo, finché
non ebbe percorso un miglio, venendo a trovarsi in prossimità del-
la tenuta dei Taylor; a quel punto riuscì finalmente a salire sul car-
retto.
Indossò di corsa la camicia, la cravatta e la giacca; poi si allungò
per prendere....ma era troppo tardi; si sedette di scatto e si tirò
addosso la coperta da viaggio, giacché aveva visto qualcuno usci-
re dal cancello - una donna, gli parve.
Fece girare il cavallo a sinistra e imboccò repentinamente una via
traversa. Era completamente allo scoperto, esposto da una par-
te e dall'altra; ma tre miglia più avanti c'erano un bosco e una bru-
sca curva, e quando vi giunse ringranziò il cielo.




Superata la curva, mise il cavallo al passo e si allungò per prende-
re i pant....troppo tardi, di nuovo....
Si era imbattuto nelle signore Enderby, Glossop, Taylor e in Mary.
Erano a piedi, e sembravano stanche e infervorate.
Si avvicinarono tutte insieme al carretto agitando le mani, e par-
lavano tutte insieme, dicendo con entusiasmo e ardore quanto fos-
sero felici di vederlo lì, e quanto fortunato egli fosse....
Disse la signora Enderby, con solennità:
- Sembra un caso che sia giunto proprio ora; ma che nessuno
osi profanarlo con questa parola; è stato mandato.....mandato...
dall'alto.....
(M. Twain, Seguendo l'Equatore)












giovedì 14 marzo 2013

ANATOMIA DI UN INCONTRO (32)












Precedente capitolo:

pionieri e nativi: Anatomia di un incontro (31)

Prosegue in:

pionieri e nativi: anatomia di un incontro (33)

una fotografia (analisi e considerazioni...)








IL RITORNO E I RISULTATI (dal cap. XIII del diario di bordo
  del capitano A. de Gerlache comandante della 'Belgica')




Il giorno 14 di marzo, verso mezzogiorno, navighiamo
in mare assolutamente libero e drizziamo subito la prua
a nord.
Dinnanzi a noi, neppure più un frammento di ghiaccio
mentre a sud, la bianca estremità del pack si allontana
poco a poco.
...Il tempo si copre; cade la brina e non ci è possibile
determinare la nostra posizione. Però, scandagliamo,
e troviamo 2800 metri, la nostra latitudine deve esse-
re presso a poco di 70° 41' sud.




I confini del pianoro continentale flettono dunque, ma-
no a mano, verso mezzogiorno.
...Siamo ad occidente dell'arcipelago della Terra del
Fuoco e due vie ci si offrono per toccare Punta-Are-
nas. Quella dello Stretto di Magellano per il Capo Pil-
lar, e quella del canale di Cockburn.
Quantunque la esistenza di un faro sulle 'Evangelistas'
renda l'abbordaggio assai più facile al Capo Pillar, mi
fido poco di prendere questa via, poiché essa ci espo-
ne sia all'incontro di un qualsiasi piroscafo diretto al
Chilì, sia ad esser sorpassati da altra nave viaggiante
verso l'Europa e che potrebbe annunciare prima di
noi telegraficamente, il nostro ingresso nel mondo dei
'viventi'.....




26 Marzo. Da quasi tre giorni il tempo è rimasto oscu-
ro e siamo privi di osservazioni, però, tenendo conto
del percorso di due miglia all'ora verso est-nord-est,
ci si potrebbe dire prossimi all'Isola Nera.
...L'oscurità non tarda a scendere e non possiamo più
azzardare ad imboccare direttamente il canale di Cock-
burn, gli approdi del quale sono disseminati di scogli.
Decido di passar la notte all'Isola Nera.
Durante la notte il vento è rigidissimo: raffiche sempre
più violenti sbandano senza tregua la nave sotto la loro
possente influenza.
La raffiche hanno raddopiatto la loro intensità, la Belgi-
ca è in perdizione. L'anno scorso avevo creduto di non
uscire più dai canali della terra del Fuoco, ed ora, io
sento per qualche ora la certezza di non potervi entrare...
Superati gli incubi del vento e....dell'Isola Nera, gettia-
mo l'ancora nella rada di Punta-Arenas.




...Durante i quindici mesi trascorsi fuori della umanità
quanti avvenimenti già divenuti ricordi per gli altri uomi-
ni e che per noi non sono che recentissime notizie!
La guera ispano-americana; il dissidio fra Boeri ed In-
glesi; la convocazione dei popoli lanciata dallo czar per
la conferenza sulla pace; l'affare Dreyfus in Francia, e ....
Nelle sfere della scienza e delle industrie, assai più se-
rene di quelle della politica, il genio umano ha compiu-
te nuove ed importanti conquiste: l'automobilismo ha
preso una voga innata; si parla di un piccolo steamer,
il Turbinia che avrebbe filato per circa 40 miglia all'ora;
di un meraviglioso rompighiaccio; dell'aria liquefatta;




di telegrammi senza veicolo di sorta a distanze enormi...
Infine apprendiamo che mancano ancora notizie dell'e-
roico Andrée, partito in pallone verso il Polo Nord...
E noi che abbiamo fatto durante i quindici mesi di sog-
giorno nell'Antartico?
...Innumerevoli considerazioni di valore scientifico, ab-
biamo misurato, atteso, controllato e confrontato....
Il dottor Cook, infine, avrebbe completato sulla Terra
del Fuoco i suoi studi sugli Indiani prima di abbando-
narci e di ritornare negli Stati Uniti.




(I miei collaboratori hanno già esposto in conferenze
e in Note preliminari i risultati generali delle loro pa-
zienti osservazioni. Dopo il nostro ritorno in Belgio,
fu costituita una Commissione scientifica per l'esame
e la pubblicazione dei nostri lavori. La Commissione
della Belgica si è assicurata per lo studio dei nostri
materiali la collaborazione di ben 74 scienziati (?),
specialisti, tanto belgi quanto stranieri.....)




(Mi astengo da ogni commento in merito a questa
breve anatomia descritta. Credo però che sia im-
portante per la fede di ognuno di noi, intendo sia
quella spirituale che quella scientifica, prendere in
considerazione l'ecosistema Terra propriamente
detta ed il Tempo così come esso ci può apparire
forse in senso gnostico e non metafisico.
Poi possiamo trarre le dovute conclusioni della via
migliore da percorrere....ed in compagnia di quali
personaggi continuare l'ugual strada 'ciclica' sui sen-
 tieri della ....Storia....- Curatore del blog -)

.....Prosegue in.....

pionieri e nativi: anatomia di un incontro (33)














mercoledì 13 marzo 2013

LA SOFFERENZA NECESSARIA ALL' UOMO (27)
















Precedenti capitoli:

pionieri e nativi: la terra trasformata (24)

pionieri e nativi: la terra trasformata (25)

pionieri e nativi: la terra trasformata (26)

Prosegue in:

pionieri e nativi: il dottor Cook e Thomas Bridges (28) &

pionieri e nativi: un caso di plagio (29) &

pionieri e nativi: anatomia di un incontro (30) &

pionieri e nativi: Considerazioni eretiche...(31)









'E altrimenti come indurli a combattere?
Chi altri se non i Jackson e gli Stuart e gli Ashby e i Morgan
e i Forrest? - gli agricoltori del centro e del Middlewest, coi
loro appezzamenti da meno di un ettaro invece che da dieci
o forse anche da cento, che erano loro stessi a coltivare e
non a monocolture di cotone o tabacco o canna da zucche-
ro, senza schiavi e senza bisogno né voglia di averne, già
con lo sguardo rivolto alla costa del Pacifico, di rado nello
stesso posto per più di due generazioni, che si fermavano




dove s'erano fermati solo per la fortuita disavventura di
un bue che muore o dell'asse del carro che salta.
E gli operai del New England che non possedevano affat-
to la terra e misuravano tutto in base al peso dell'acqua e
al costo delle ruote che girano e il ristretto gruppo di com-
mercianti e di armatori ancora rivolti all'altra parte dell'A-
tlantico e attaccati al continente solo dai loro uffici.
E coloro che avrebbero dovuto avere l'accortezza di ve-
dere:




imbonitori senza scrupoli di mitici insediamenti cittadini
nella natura selvaggia; e l'astuzia di razionalizzare: i ban-
chieri che detenevano le ipoteche sulla terra che i primi
non vedevano l'ora di abbandonare e sulle ferrovie e sui
battelli a vapore che li avrebbero trasportati ancora più
a ovest e sulle fabbriche e le ruote e le proprietà date in
gestione dove abitavano gli stessi gestori; e l'agio e la
competenza di capire e temere per tempo e persino anti-




cipare; le zitelle bostoniane d'educazione, discendenti da
lunghi lignaggi di zii e zie di analoga educazione e altret-
tanto zitelli, le cui mani non conoscevano altra callosità
che quella della penna accusatrice, per i quali la natura
selvaggia cominciava dove arrivava l'alta marea e che
guardavano, se mai a qualcosa di diverso da Beacon Hil-
l, solo al cielo - per menzionare la marmaglia chiassosa
che viveva accampata al seguito dei pionieri; il berciare
dei politicanti (ora come allora...), il mellifluo coro dei
sedicenti uomini di ....Dio (ora come allora...)....'




.....La cronaca stavolta era narrata in un libro più seve-
ro e McCaslin a quattordici, a quindici, a sedici anni l'-
aveva visto e il ragazzo l'aveva ereditato come i nipoti
di Noè avevano ereditato il Diluvio, anche se non erano
testimoni dell'alluvione - l'epoca buia macchiata di san-
gue e corruzione in cui tre popoli distinti avevano cer-
cato di adattarsi non solo gli uni agli altri, ma al nuovo
paese che avevano creato, nonché ereditato e doveva-
no viverci per la ragione che coloro che l'avevano perso




non erano meno liberi di lasciarlo di quelli che l'aveva-
no conquistato; quelli su cui la libertà e l'uguaglianza
era stata rovesciata dall'oggi al domani e senza preav-
viso né preparazione o nessun genere di addestramen-
to su come usarla o anche semplicemente sopportarla
e che ne abusarono non come avrebbero fatto dei bam-
bini e nemmeno perché erano stati in schiavitù tanto a
lungo e poi liberi all'improvviso, ma ne abusarono come
sempre tutti gli esseri umani abusano della libertà, e co-
sì lui pensò....




Evidentemente c'è un'altra conoscenza al di là di quel-
la che s'impara dalla sofferenza necessaria all'uomo per
distinguere tra libertà e licenza; quelli che avevano com-
battuto per quattro anni e perduto per preservare una
condizione nella quale quell'affrancarsi era anomalia e
paradosso, non perché s'opponessero alla libertà in quan-
to libertà, ma per le solite ragioni per cui l'uomo ha sem-
pre combattuto ed è sempre morto in guerra; per preser-
vare uno status quo o per garantirne uno futuro ai propri
figli; e infine, come se tali ragioni non bastassero, per a-
marezza, odio e paura, quella terza razza ancora più




estranea al popolo a cui rassomigliava per pigmento e
in cui scorreva lo stesso sangue, più estranea che al po-
polo a cui non somigliava - quella razza, una e trina, e-
stranea anche a se stessa, tranne per un'unica feroce vo-
lontà di rapina e di saccheggio, composta dai figli di fu-
rieri di mezz'età e vivandieri dell'esercito e fornitori di
coperte militari e scarpe e muli da soma che arrivava-
no dopo battaglie che non avevano personalmente com-
battuto e ereditavano conquiste a cui personalmente
non avevano contribuito, sanzionati e protetti anche se




non benedetti, e ci lasciarono le ossa e in un'altra gene-
razione si sarebbero impegnati in una feroce lotta eco-
nomica di piccole fattorie abbandonate a se stesse con
neri che loro teoricamente avevano liberato e con i di-
scendenti bianchi di padri che comunque non avevano
posseduto nessuno schiavo che teoricamente avrebbe-
ro diseredato e che nella terza generazione si sarebbero
ripresentati ancora una volta in piccoli capoluoghi di
contea sperduti in veste di barbieri e meccanici e vice-
sceriffi e manodopera di follatrici e sgranatrici e fochi-
sti di macchine a vapore, guidando, prima in borghese




e poi adottando i paramenti formali formalmente ricono-
sciuti dei lenzuoli per incappucciarsi e parole ...d'ordine
e simboli cristiani e minacce ingiurie falsità e inganno, e
di nuovo simboli e croci fiammeggianti, spedizioni di lin-
ciaggio contro la razza che i loro antenati erano venuti
a salvare; e di tutta l'altra oscura orda di piccoli e grandi
speculatori delle miserie umane, imbonitori di denaro e
politica e terra, che arrivavano dopo le catastrofi e sono
la loro propria protezione come le cavallette e non han-
no bisogno di nessuna benedizione e non pensano con.....
(W. Faulkner, L'orso)