giuliano

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IL TOMO

lunedì 26 novembre 2012

NEGROMANTI E I LIBRI PROIBITI




















......Si sa, nel cuore  del Monte della Sibilla si apre un 'paradiso',
sia pure infernalmente illusorio, ma sempre un 'paradiso', mentre nel Lago di
Pilato aleggia sinistramente il re delle tenebre con i suoi amici negromanti.
Già fin dalla prima notizia del Lago, fornita da Pierre Bersuire, si avverte che
vi spira una sulfurea atmosfera demoniaca.
Pierre, che assicura di aver attinto i fatti da un 'prelato degnissimo di fede',
scrive che il Lago, fin da antichi tempi, è consacrato ai diavoli che vi abitano
in forma sensibile; che nessuno può avvicinarvisi - eccetto i negromanti - senza
essere ghermito dalle loro branchie micidiali; che vi è stato costruito un muro
di cinta all'intorno, perché nessuno, neppure i negromanti, possa accedervi.





















Ma ciò che fa raggelare il sangue nelle vene è il sentire che la città di Norcia
ed i suoi alleati (dei norcini....), per evitare di essere distrutta dalle tempeste,
deve ogni anno scegliere un suo abitante e gettarlo in pasto ai demoni del
Lago, che famelici subito lo sbranano.
Memorie classiche e medioevali circolano in questa narrazione, come il mito
del Minotauro - cui gli Ateniesi erano obbligati a offrire in pasto sette fanciulli
o sette fanciulle ogni nove anni - o come la descrizione dantesca delle bolgie
infernali, segnatamente quella delle Malebranche.
Questo carattere demoniaco e tragico del Lago si riscontra anche nel De La
Sale, il quale narra come un prete, sorpreso lassù da alcuni montanari duran-
te i suoi esercizi negromantici, fosse stato condotto a Norcia e, quindi, tortu-
rato e bruciato vivo; e come un altro, per lo stesso motivo, fosse stato fatto
a pezzi e gettato nel lago, che sempre più, così, andava colorandosi di sangue.





















Arnolfo di Harff, poi, ci informa che sul sentiero diretto al Lago era una forca,
quasi tragico ammonimento agli audaci stregono che vi si recano di nascosto.
....Guai se le autorità li avessero pescati sul lago: la forca era lì, pronta per l'-
immediata impiccagione!
Il Graf riferisce una predica in latino di fra Bernardino Bonavoglia da Foligno,
vissuto nel secolo XV, nella quale è descritto l'inquietante cerimoniale seguito
dai negromanti nel Lago di Pilato.





















Il negromante, di paesi vicini e lontani, appena giunto al lago forma tre cerchi
concentrici e, postosi nel mezzo del terzo con qualche offerta destinata allo
spirito maligno, chiama per nome il demonio desiderato, leggendo il libro ma-
gico che vuol consacrargli. Segue un clamore infernale che si fa voce e dice:

Perché mi chiami?

E il negromante risponde:

Voglio consacrarti questo libro, e voglio che tu ti impegni a eseguire 
tutto ciò che vi è contenuto, ogni qualvolta te lo richiederò!
Vuoi sapere il prezzo?
Ti do l'anima in contanti!



















Ecco allora che il diavolo afferra il libro tracciandovi sopra segni misteriosi e
impegnandosi ad attuare ogni sorta di male quando esso vien letto dal negro-
mante.
Un patto irrevocabile, per l'eternità.
Si vocifera che di quei cerchi magici uno fosse stato inciso addirittura da Virgilio
(che nel Medioevo era considerato anche un mago) e un altro da Cecco d'Ascoli.
Secondo fra Bernardino da Foligno, una volta, a un negromante che sul Lago invo-
cava il nome di un diavolo, fu risposto dalle acque fra gorgoglii strozzati che quel
tal 'farfarello' era andato ad Ascoli Piceno, impegnato a far perire di spada alcuni
fuoriusciti e giovinastri della città.
Sceso immediatamente ad Ascoli, il negromante seppe da un santo frate frances-
cano che in città, la notte precedente, erano stati impiccati trenta fuoriusciti e che
molti cittadini delle due opposte fazioni si erano scannati tra loro.





















Non occorre neanche notare che, secondo il predicatore, il negromante rinunciò
per sempre ai suoi esercizi diabolici. E certo occorreva scoraggiare i dilettanti o
i professionisti delle arti magiche, che salivano lassù, al Lago di Pilato, a schiere,
fossero astrologi intenti a decifrare i geroglifici dei loro libri per prevedere il futu-
ro, o fossero maghi in cerca di nuove ricette infernali per i loro incantesimi, o...
fossero negromanti, o streghe, o eretici, insomma, chiunque di quella genia votata
anima e corpo allo spirito del mistero non svelato......
(G. Santarelli, Le leggende dei Monti Sibillini)

(Prosegue in: http://dialoghiconpietroautier.myblog.it/archive/2012/06/15/i-libri.html &

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giovedì 22 novembre 2012

PROCESSI COMUNALI (fra alto medioevo e...rinascimento) (2)











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processi comunali







I cittadini di Colonia, Bedburg e Peradt si sentivano in un così grande pericolo,
perseguitati e molestati da questo vorace e crudele lupo, causa di continue per-
dite e danni, che pochi o nessuno ormai osava viaggiare da una località all'altra
senza una grossa difesa di uomini e di armi, sempre per timore di questo lupo
feroce e inafferrabile.
Molte volte, infatti, gli abitanti della zona avevano rinvenuto, con loro grande
spavento e dolore, sparsi per i campi braccia e gambe di uomini, donne e bam-
bini, e tutti si rendevano conto che ciò era opera di qualche strano e crudele lu-
po che non riuscivano in nessun modo a catturare e a uccidere.
















Così, se qualcuno smarriva un figlio, perdeva qualsiasi speranza di rivederlo vi-
vo perché era certo che il lupo lo aveva divorato. Bisogna qui riferire un caso
molto strano che dimostra ancora una volta la grande potenza e la misericordia
provvidenza di Dio per il conforto di tutti gli animi cristiani.
Non molto tempo fa, alcuni bambini giocavano in un prato vicinissimo alla città,
in cui si trovavano a pascolare anche alcune mucche, molte delle quali avevano
con loro i vitellini; improvvisamente il lupo si lanciò in mezzo a questi bambini e
afferrò per la gola una ragazzina con l'intento di sgozzarla.


















Ma, così grande fu la volontà di Dio, che non riuscì a lacerare il colletto del ve-
stito della bambina che era spesso e molto inamidato; le urla degli altri bambini,
che scappavano in tutte le direzioni, attirarono l'attenzione delle mucche che pa-
scolavano.
Gli animali temendo per i loro vitelli si precipitarono tutti insieme sul lupo, e tale
fu il loro impeto che esso fu costretto ad abbandonare immediatamente la preda
e fuggire il più in fretta possibile.



















In questo modo la bambina fu salvata dalla morte e grazie a Dio è ancora in vita.
La veredicità di questo fatto può essere attestata in qualsiasi momento dal mae-
stro Tichertine, birraio che abita a Londra e originario di quella città uomo di ot-
tima reputazione e, oltretutto, parente di quella bambina.
Lui ha ricevuto due volte delle lettere riguardo la bambina e la sua avventura;
poiché la prima lettera aveva suscitato in lui incredulità in merito ai fatti che ve-
nivano esposti, chiese che gli fosse inviata una seconda lettera con maggiori par-
ticolari, dalla quale fu completamente persuaso.




















Oltre a lui, diverse altre persone di grande credito, che vivono a Londra, hanno
ricevuto lettere analoghe da loro amici residenti in Germania. Nelle suddette cit-
tà della Germania venivano continuamente rivolte preghiere a Dio perché li libe-
rasse dal pericolo costituito da quel lupo feroce.
Sebbene gli uomini avessero usato tutti i mezzi forniti dalla ragione per cattura-
re e uccidere il feroce animale, non riuscirono in nessun modo a conseguire il ri-
sultato fin quando il Signore non decretò la sua fine.


























Nonostante tutti gli insuccessi essi continuavano ogni giorno nel loro proposito
e tentavano di farlo cadere in trappola; allo scopo avevano grossi mastini e ca-
ni di grande forza per cercare la bestia, ovunque potessero trovarla.
Alla fine piacque a Dio che un giorno in cui essi si erano preparati per cattura-
re, riuscirono a scorgerlo sotto l'aspetto di lupo. Subito gli inseguitori circonda-
rono il licantropo e con grande circospezione gli mandarono contro i cani, in
modo che non avesse alcuna possibilità di fuga, cosa che essi non erano mai
riusciti a fare in precedenza.





















Così come il Signore consegnò Golia nelle mani di Davide, allo stesso modo
il lupo fu dato da Lui in potere di quegli uomini. Lui, vedendo che non vi era al-
cun modo per sfuggire all'incombente pericolo, come ho ricordato sopra, e scor-
gendo gli inseguitori alle sue calcagna, subito si tolse la cintura, al che le sembian-
ze di lupo scomparvero immediatamente e apparve nella sua forma reale, con
un bastone in mano, come una persona qualsiasi in cammino verso la città.......
I cacciatori, che avevano sempre fissato l'animale senza perderlo di vista, veden-
dolo inaspettatamente trasformato nel luogo stesso in cui prima c'era il lupo, fu-
rono presi da profondo stupore, e se non vi fosse stato il fatto che lo riconobbe-
ro appena lo videro, avrebbero sicuramente pensato che si fosse trattato del .....
Diavolo......che aveva assunto sembianze umane........










lunedì 19 novembre 2012

SI RACCONTO' POI MOLTI ANNI DOPO








































Bruciati di fretta su una piazza
scolpita nella nostra memoria.
I due muoiono arsi dall'ingiuria
dello stesso fuoco,
come animali braccati
e poi divorati,
dal popolo in nome
del loro Dio,
e il suo strano sacrificio.
E per la fame nemica del sapere,
ventre della falsa memoria...
....dell'intera storia.
I due muoiono come bestie,
lupi che corrono assieme
all'ombra di un fuoco mai spento,
ora brucia cenere al vento.
Cena segreta,
dottrina non detta,
scritta nella parola
da chi conosce fame e dolore...,
nel loro Tempo senza amore.

Si raccontò poi,
molti anni dopo,
che i due furon rivisti
in cima alla pietra....
d'una antica collina.
Due lupi animano la piazza,
ululano la loro pena 
ad una città interdetta.
Illuminano così le notti
di troppi bigotti,
perché nel parlare di queste
povere bestie,
confondono ragione e fede.
Convinti che la coscienza
mal riposta del loro peccato,
riposa ora in un nuovo latrato.
Incubi e sudori tutte le sere,
mentre i due lupi vegliano
la strana fede,
nel perimetro di un recinto
di bestie sommesse,
che al belare della preghiera
han fatto la loro promessa...,
di una sicura difesa.
Contro i due diavoli e le loro notti,
contro le tenebre ed oscure promesse.
Strane passioni in strane parole,
che vagano ora alla luce del sole.
(G. Lazzari, frammenti in Rima, fr. 8-59/60)







Secolo XV da una 'ruvinata gesa (....) una lupa saltò fuori dele spine et
rubi (rovi) che coprivano l'altare magiore tanto era Bergamo silvestre che
le fere sotto gli altari facevano nela Cità i loro cubili'.

1 gennaio 1591. 'Una lupa con tre figli lupatelli s'arrischiò a mezz'ora di
notte venire in Borgo Santa Caterina, et entrata nella casa d'un ferraro,
che ritrovò aperta, assaltò due piccoli figlioli, che giocavano con un cane:
ma perché si posero a gridare, sopraggiunto il padre, che era vicino, non
poté offenderli; però stracciò ad uno il giuppone, e i lupatelli diedero ad-
dosso al cane, e lo portarono via'.

1629. 'Gl'anni suddetti entro il circuito di questo paese i lupi arrabbiati
fecero crudelissima strage non soltanto negli armenti, e nelli altri animali,
ma anco nelle creature humane, e come addolcite di quel sangue, assali-
vano con impeto gl'agricoltori e li viandanti de bambini e d'altre persone
inermi e innocenti fu la strage e già tanto addomesticata era una cotal cru-
del fiera, o forse l'ingordo appetito del sangue humano che la stimolasse,
o fame insolita stranamente l'affliggesse, prodigio insolito di futura carestia,
come anco dalli antichi è stato notato, fu veduta assai spesso, e anco di
mezzogiorno nei luoghi frequentati e una dell'anno 1629 ne fu veduta d'inu-
sitata grandezza e d'orribili fierezza in mezzo del Borgo Palazzo'.

7 marzo 1808. Il podestà informa il prefetto che i lupi infestano il circonda-
rio della città e che si rende necessario organizzare delle cacce generali, per-
ché 'anche nel bollor dell'estate non rare volte infestano queste contrade, co-
me accadde nei mesi di luglio e agosto, che furono visti a truppe nei limitro-
fi comuni e che comparvero in Boccaleone, contrada esterna a questo comune.


































1806-1806. Il sacerdote Giovanni Filippi di Gandino ricorda che nel 1805
la valle Seriana fu notevolmente infestata da lupi e altre bestie nocive.
Un neonato venne rapito dalla culla, altre persone adulte, due delle quali
perite e altre rese quasi inabili al lavoro dalle ferite, furono le disgrazite vit-
time delle stragi di tali animali feroci. Il religioso, pratico di caccia, si mise
a fabbricare a proprie spese alcune piccole capanne alle falde dei monti e
nei luoghi più frequentati da queste bestie feroci, dove, collocando alcuni
archibugi nottetempo e mediante 'un certo ordigno diretto sotterraneamente
e senza alcun pericolo de' passeggeri....nel 1806 rimasero estinti da se stes-
si, senza andar fallito neppure un colpo, cinque grossi lupi. I lupi vennero
uccisi nell'ultimo trimestre del 1806 e il Filippi, che per provarne la cattura
ha conservato le mascelle (del loro dire vantandosi pubblicamente per mez-
zo di agnelli..... come grassi putti) di averne estirpato ragione e sentimento,
privando loro di ogni sussistenza ...e alimento.....
(L'uomo e la bestia antropofaga)




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domenica 18 novembre 2012

PROCESSI COMUNALI










































Nel 1590 venne pubblicata a Londra una biografia anonima riguardante la
vita di un tale Peeter Stubbe, licantropo, giustiziato a Bedburg, nei pressi
di Colonia, nel 1590, per reati commessi sotto sembianze di lupo.
L'epilogo di questa biografia ricorda molto da vicino la 'colonna infame' di
manzoniana memoria.
Dopo l'esecuzione, infatti, per decreto dei magistrati della città, venne issa-
to un palo conficcandolo nel suolo e su di esso venne infilata la ruota sulla
quale erano state spezzate le membra dell'imputato.
Un po' più su della ruota venne affissa l'immagine di un lupo incorniciata in
legno, la testa dello stregone e dei pezzi di legno, tanti quanti erano state le
vittime del licantropo. Gli stessi magistrati ordinarono che tutto rimanesse
là in ricordo perpetuo dei delitti commessi da Stubbe.























Vera relazione, in cui si narrano la vita abominevole e la morte di Peeter
Stubbe, malvagio stregone, che sotto sembianze di lupo commise molti as-
sassinii, e continuò questa diabolica pratica per venticinque anni, uccidendo
e divorando uomini, donne e bambini, e che per queste atrocità fu catturato
e giustiziato il 31 ottobre nel borgo di Bedburg, presso la città di Colonia
in Germania (1590).

Nella città di Peradt e di Bedburg presso Colonia in Germania nacque e
visse un certo Peeter Stubbe, molto incline al male e alla pratica di arti malva-
gie fin dall'età di anni 12 e, per sempre, fino al giorno della sua morte, a tal
punto che, spingendosi oltre nel maledetto desiderio della Magia, della Ne-
gromanzia e della Stregoneria, si legò con molti spiriti e demoni infernali,
dimenticando quel Dio che lo aveva creato e quel Salvatore che aveva spar-
so il suo sangue per la redenzione di tutti noi.























Alla fine, dimenticandosi della salvezza eterna, egli concesse, per sempre,
il suo corpo e la sua  anima al diavolo, in cambio di piaceri di breve durata
in questa vita, chiedendo di poter essere noto e celebre sulla terra, anche se
con ciò perdeva il cielo.
Il Diavolo, che presta l'orecchio pronto ad ascoltare le richieste di questi uo-
mini maledetti, gli promise di concedergli tutto ciò che il suo animo desidera-
va durante la sua vita mortale; e davanti a questa promessa quel brutale es-
sere non espresse il desiderio di ricchezze o di successo, né la sua brama fu
soddisfatta da nessun piacere esteriore, ma a causa della crudeltà del suo
cuore e di un animo estremamente feroce e sanguinario, si limitò a chiedere
di poter esercitare la sua ferocia, a proprio piacimento, su uomini, donne e
bambini, sotto le sembianze di un animale; e, sotto le quali sembianze, poter
vivere senza timore e senza pericolo di essere riconosciuto quale autore di
tutte le imprese sanguinose che intendeva commettere.


































Il Diavolo che vedeva in lui un ottimo strumento per compiere il male, poiché
è nemico del genere umano e si rallegra dei desideri di persecuzione e distru-
zione, gli diede una cintura che, appena veniva indossata, ne trasformava im-
mediatamente l'aspetto in quello di un vorace lupo, forte e possente, con
grandi occhi che nella notte scintillavano come tizzoni ardenti, con una bocca
grande e larga, con denti terribilmente aguzzi, corpo gigantesco e unghie pos-
senti; al contrario, non appena si fosse tolto quella cintura avrebbe immediata-
mente riacquistato la sua forma originaria, con le fattezze di un uomo, come
se non fosse mai stata cambiata.
Peeter Stubbe provò un'immensa gioia per questo dono, poiché la forma che
il Diavolo gli aveva permesso di assumere si adattava ai suoi desideri e si con-
formava nel modo migliore alla sua natura, incline al sangue di giovani e giovi-
nette nonché di pargoli indifesi e battezzati. Giovani donne, pecorelle dei suoi
segreti sogni.

























E perciò, lieto di quello strano e diabolico dono, si diede a commettere i più
odiosi e feroci assassinii.
Se c'era qualche persona che gli aveva arrecato offesa, cominciava a covare
la sua brama di vendetta e, non appena quella persona o qualche suo parente
si trovava solo nei campi o nei dintorni della città, lo assaliva sotto le sembian-
ze di lupo e non aveva pace finché non aveva lacerato loro la gola e dilaniato
le loro membra.
Per poi di giorno tornare l'agnello quale appariva.
Dopo aver provato questo atroce piacere, cominciò a provare tale gusto a
spargere sangue, che percorreva la campagna di notte e di giorno perpretan-
do abominevoli atrocità. Tanto è vero che il Comune di appartenenza si vide
costretto a dei turni di veglia e vigilanza in ogni ora del giorno e della notte,
con la speranza di catturare il famigerato lupo assassino.
Si narra, che quando non si dedicava a questo, se ne andava in giro per le
strade di Colonia, di Bedburg e di Peradt, vestito in maniera elegante e osten-
tando modi estremamente gentili, civili e sottomessi. Come persona ben nota
a tutti gli abitanti del luogo, e spesso si vedeva rivolgere il saluto da persone
a cui aveva sbranato gli amici o i figli, e che non nutrivano alcun sospetto nei
suoi riguardi.
Camminava su e giù, come ho già detto, per le strade di quella città; e se
scorgeva ragazze, donne o bambini che piacevano ai suoi occhi e che il suo
animo desiderava, aspettava che uscissero dalla città, li seguiva e, se in qual-
che modo riusciva a sorprenderli soli, li rapiva trascinandoli in aperta campa-
gna, dove, sotto sembianze di lupo, preparava i suoi agguati e li uccideva cru-
delmente.





(Prosegue in http://dialoghiconpietroautier.myblog.it/archive/2012/06/26/peeter.html &

                              http://paginedistoria.myblog.it/archive/2012/06/26/stubbe.html)











lunedì 12 novembre 2012

FORSE CIO' CHE CI GOVERNA E' SOLO UNA ROSA BELLA










































.....La stampa è il mio nuovo
sacramento,
il convento la mia sola fede,
la bisaccia nutre così l'onesto
e ricco banchiere.
Ora conta i denari
e ne presta a chi ne chiede,
con alto interesse nominato
dovere.
Questo il suo ed il mio mestiere,
la fede è cosa seria,
e la parola del profeta,
vale qanto l'oro di un'intera
congrega.
Veste la mia sposa ci dona ricca
stoffa,
la indossiamo nel giorno
in cui l'intera folla,
celebra il rito come sola strofa
dell'unico libro dell'intera storia.
Dentro una chiesa che urla opulenza,
fuori c'è chi domanda moneta.
Chi prega un tozzo di pane,
chi un miracolo vicino all'altare,
chi la tomba del santo....
per un miracolo che attarda
ad arrivare. (14, 9)





















...Lungo la via la stessa donna
mi dona una rosa,
sulle braccia uno strano fagotto.
Mi ferma il cavallo,
sembra l'ombra di un peccato mai
raccontato.
La guardo,
la mano tocca la seta di un suo
ricordo,
mi dice che quella è solo la veste
di un giorno mai morto,
quando ornava un corpo troppo bello
per esser mostrato alla luce del giorno.
Mi dice che quello è il suo ornamento,
dono e tesoro di un uomo,
è passato un giorno senza tempo
divenuto sogno mai morto.
Ha sostato sull'uscio della sua porta,
l'ha accarezzata per l'intera notte
parlando di cose mai udite:
perdono umiltà e amore,
diverso da un corpo nutrito
e vestito
dalla sera al mattino.
Uno spirito risorto e forse mai morto,
ecco cos'è quell'Uomo e il suo lungo
discorso....(14, 11)

























...Mi disse senza muovere
le labbra,
di seguire un diverso destino,
che non sia lavoro distesa
su un letto di spine.
Chi la rosa vuol rapire dal suo
giardino per sempre fiorito,
convinto così di coglierne
il profumo.
Ruba solo l'amore di un minuto,
in un sogno perduto,
non cogliendo la rosa
e il suo eterno profumo.
Ma l'eterno dolore
del tempo che avanza,
e orna muto la ricca creanza
fatta materia,
per ogni profumo della sua
stanza.
Chi coglie la rosa e il suo petalo,
dona a me solo le spine,
e all'uomo che qui narra la sua
strana preghiera,
una corona della stessa fine.
Nel giardino dell'amore
a loro mai rivelato,
e nel profumo...
....del loro primo peccato. (14, 27)
(Giuliano Lazzari, Frammenti in rima)











domenica 11 novembre 2012

AUTIER PIETRO: IN DIFESA DI GIULIANO













































Prosegue in:

un altro dialogo &

l'assalto

alla ragione







Rarissimamente mi sono concesso e ritagliato uno spazio personale in un
contesto pubblico come il presente mezzo divulgativo. In una costante
opera divulgativa senza fini di lucro, eccetto che, la cultura fine a sé stes-
sa. E per il vero, dovete credermi non è facile cosa per il mio assistito nel-
la presente.
Non è facile cosa estrapolare il meglio affinché qualcuno si fermi sulle note
lette e udite per poi raccogliere l'anima dello scrittore....
Ma scendo in campo in difesa di Giuliano nella ragione di una più che moti-
vata risposta ad un breve articolo letto quest'oggi.
...Riassumendo, dicevo, il mio amico Giuliano non ha tratto il ben che mini-
mo profitto (come immagino molti altri...) dal costante lavoro e passione di
di ogni giorno, usando, come mi par logico, per meglio arrivare a tutti, un
moderno mezzo di comunicazione, che, per chi abbia letto il suo primo Tomo 
non ha 'risparmiato' di critiche costruttive più che motivate.























Rarissimimante, il mio amico qui assistito, si è concesso onore e privile-
gio, oltre quello del 'quotidiano' insulto (dai lontani tempi di Antiochia)
dei signori 'scribi' della casta, di un ben che minimo riconoscimento.
Premesso che, taluni, per striminzite notiziole elevate al rango di pette-
golezzo, godono di contributi pubblici notevoli.
Ecco è il momento di fare attenzione là dove corre la sottile linea che di-
vide l'interesse 'pubblico' dal 'privato'.
Là dove il 'privato' che è 'pubblico' cade nel baratro della menzogna
(cara a Nazianzo) con l'illusione di illuminare il 'pubblico' (qui degrada-
to al misero ruolo di vecchietta da cucina...) per 'interessi privati'.
Il mio amico Giuliano conosce bene queste sottigliezze.
Conosce bene il sottile inganno, di chi, nella fattispecie di 'pubblico' na-
sconde tanto di 'privato'.
Non dimentichiamo Costanzo (anche detto Silvio), eretto, eletto, e pro-
clamato Imperatore e primo 'cittadino dell'incolta plebe... Lui...che fra
'privato' & 'pubblico' deve aver fatto enorme e conveniente confusione.....






















E' appunto da questa manifesta 'confusione' che prendiamo atto nel mo-
mento in cui il 'privato' non ha memoria ma soprattutto coscienza (oltre
che la dovuta onestà) storica.
Certo, quando Giuliano si ritirò per breve periodo a Mediolanum....di
arroganza e corruzione al potere, nonché di volgare 'mafia' ne vede e ne
ha vista molta...forse troppa.
Ma questo 'macellum' da bere va apostrofato nella sua dovuta essenza
ed arroganza nel momento in cui vorrebbe arrecarsi il merito ed il privi-
legio di dissetare la sete della cultura.
Allora torniamo alle ragioni della presente.
La 'casta' quest'oggi scrive da uno dei suoi storici quotidiani:

'L'azienda USA ruba ricavi e 'clic' ai siti dei giornali.....'.

Bene, premetto che non lavoro per la grande azienda in oggetto, anzi,
come ho detto, il 'Giuliano' da me qui difeso non si è risparmiato nelle
sue critiche; però quando l'azienda in oggetto risalta grazie ai suoi conte-
nuti di ricerca validissime 'libere voci' (ed indipendenti) che attraverso
i loro blog o siti sono la vera e gratuita informazione, allora, in questo
caso non posso che appellarmi al principio della 'Costituzione' pubbli-
ca, non certo la stessa nella veste privata (qualcuno ha tentato e stà
tentando anche questo ultimo e definitivo traguardo...).















Nella fattispecie non del diritto di autore violato, ma bensì nel principio
e privilegio dell'informazione che si richiama a tale norma impropriamen-
te nominata e citata a sua difesa (del privato).
In qualche modo, pur essendo divenuto un 'sesto potere', Internet è il
serbatoio di un motore, il 'principio', il petrolio di determinati 'siti' degli
editori (derubati?) oggetto del breve articolo quest'oggi letto.
Taluni blog e siti sono la vera fonte di quello stesso potere, di cui taluni
lamentano e alimentano, nella loro paginetta ben retribuita almeno qui
nel patrio suolo italiano (probabilmente immemori nella loro 'elefantiaca
coscienza storica...).
Allora mettendo d'accordo Cristo e Giuliano, ripeto la massima del pri-
mo:

'Lanci la prima pietra chi è senza peccato...'.

Chi è senza peccato, colui che pubblica e divulga contenuti anche par-
ziali (ma veri) o chi divulga con lo stesso mezzo gli stessi contenuti
scippati da solerti (e talvolta ingiuriosi) giornalisti con la grande e so-
la fortuna e l'unico merito di appartenere alla casta del 'privilegio'?
E colui che lamentandosi di tale 'modus operandi' gode dei 'privilegi'
(non concessi e ammessi ad altri) del finanziamento pubblico all'edi-
toria?
















Allora in nome di quella onestà reclamata dal giornalista odierno dobbiamo
augurarci 'per la libera e corretta informazione' che tali contributi e sovven-
zioni...e 'privilegi' vengano a cessare in una nazione come l'Italia, affinché
i loro 'contenuti' siano, come già detto 'imparziali' (contributi all'editoria).  
Ma l'autore dell'articolo di quest'oggi ci porta in Brasile, troppo lontano
per i nostri miseri problemi nostrani...., fermiamoci qui e facciamo un sol-
do di conto.
Bisogna essere onesti anche in una ricca 'macelleria pubblica', e dire, che
qui nel nostro paese è ora di abbattere questo privilegio vanto e ricchezza
di molti e troppi politici accompagnati dai loro solerti editori (di cui sono
anche padroni) che hanno confuso, a spese dell'erario, cosa 'pubblica' e
'privata'.





















Allora, non rimane che augurarci che anche il prezioso 'libro' da loro co-
sì protetto nella sua eterna natura (chiuso cioè nello scrigno di una prezio-
sa tomba) possa risorgere (come avviene nell'ambito di talune iniziative
 editoriali americane...) affinché come dice Bloom la sua eterna anima ci
possa condurre in miglior luoghi...
Forse la natura di Cristo era ed è anche questo nella rilettura del messag-
gio gnostico.
E con ugual serenità d'animo do' il mio personale incoraggiamento a tut-
ti quelli che attraverso il proprio sito o blog, come Grillo e molti altri, con-
tribuiscono ad abbattere tal sistema di potere, corruzione e privilegio.
Perché il destino di questi 'secondi' è identico a quello di Kane (ricordate)
nei ruderi del suo corrotto e decadente teatro (divenuto purtroppo...Im-
pero).
(Pietro Autier in difesa di Giuliano. Libro consigliato:
 (G. Vidal, Se controlli i media è fatta)

 Un sito consigliato:  The Real news










     

venerdì 9 novembre 2012

L'ETERNO RITORNO DELLA STORIA: Obama...gli stessi problemi di Kennedy




































Prosegue in:

9 novembre 1960 (1)

9 novembre 1960 (2)

9 novembre 1960 (3)

In memoria di......

http://dialoghiconpietroautier.myblog.it/media/00/00/1581353745.pdf

...E un dialogo in:

...dialoghi








....E non si fermarono qui.
Accusarono Kennedy di essere favorevole al socialismo e al controllo dei
prezzi, di opporsi alla libera iniziativa e ai profitti, e di circondarsi di troppi
uomini ostili al mondo degli affari: e citavano Bob Kennedy, Heller, Goldberg,
Dixon, presidente del FTC, e Arthur Schlesinger jr.
Per questi avversari ogni discorso conciliante di Kennedy era ipocrita, ogni
sua mossa favorevole rappresentava una minaccia. Volevano che combattes-
se l'inflazione (e il debito...) generale, ma non gli aumenti dei prezzi in parti-
colare.



























Volevano che migliorasse la situazione della bilancia dei pagamenti, ma senza
abrogare le esenzioni fiscali all'estero. Volevano che sospendesse i sussidi, ma
pensavano a quelli dell'istruzione e dell'assistenza, e non a quelli versati dagli
armatori, costruttori navali, editori e importatori di zucchero.
Volevano che riducesse le imposte sulle società, ma non concedendo un cre-
dito fiscale per gli investimenti.
Se restava calmo durante il calo della Borsa, dicevano che era indifferente
alla recessione. Se chiedeva provvedimenti antirecessivi, dicevano che aveva
sete di potere. Se faceva valere la sua autorità presso i lavoratori, dicevano
che interveniva troppo pesantemente nelle faccende che riguardavano l'inizi-
ativa privata. Se gli accordi proposti da un comitato di imparziali mediatori
federali respingevano le richieste sindacali per i macchinisti delle ferrovie o
i meccanismi dei jets, dicevano che si trattava di semplice giustizia, ma se
essi consentivano di formare un sindacato nell'industria spaziale, la colpa era
di Kennedy.
















'Qualsiasi cosa facesse' disse il leader della Camera di Commercio del Mi-
chigan 'io diffidavo'.
In buona parte, questa opposizione era irrazionale, politica e inevitabile.
Era guidata soprattutto da uomini che erano repubblicani o democratici di
destra che non volevano abbandonare i privilegi della loro casta, di destra
per convinzioni, abitudini e convenienza.
Nessun presidente progressista avrebbe potuto far qualcosa per tenerli buo-
ni, e Kennedy era non soltanto un democratico progressista ma estraneo al-
la Borsa e all'industria, un amico dei lavoratori e - cosa peggiore di tutte -
un intellettuale di Harvard.


















Ma in genere questi rappresentanti del business (repubblicani o democratici
di destra), così risentiti, non erano poi d'accordo tra di loro quando si tratta-
va di fare proposte concrete o di criticare con precisione questa o quella ini-
ziativa.
Parlavano vagamente di SOB, di irruzioni della polizia, di consiglieri radica-
li, ma, se si chiedevano loro suggerimenti precisi sulla politica governativa,
in genere se (monitorando il numero degli interventi presso....) la prendeva-
no con i provvedimenti del Congresso deliberati molto prima dell'avvento di
Kennedy: aumenti dell'imposta sul reddito...., leggi antitrust, creazione di gr-
ossi enti governativi e di altri enti con diritto di regolamentazione.
Non concordavano sulla politica economica (non leggevano o erano parteci-
pi alla cultura eccetto che ai loro interessi e della corporazione rappresenta-
ta) che Kennedy avrebbe dovuto seguire.
















Alcuni di loro volevano una sollecita riduzione fiscale in mezzo ad una vora-
gine di debiti e all'inflazione galoppante..., e altri non la volevano! Un sondag-
gio, i cui risultati furono riferiti durante una conferenza stampa presidenziale,
dimostrò che gli uomini d'affari erano due contro uno a favore di tutte e due
le leggi, pur essendo nello stesso tempo convinti che l'amministrazione ce l'a-
vesse con il mondo degli affari.
Quando gli chiesero come 'giudicasse questa evidente incoerenza', il presi-
dente rispose che probabilmente era dovuta al fatto che 'gli uomini d'affari
sono, in primo luogo, quasi tutti repubblicani, e, in secondo luogo, sanno be-
ne quali sono gli interessi degli affari del paese'.
Un'inchiesta Gallup condotta quando la cosiddetta 'crisi di fiducia' era al cul-
lmine dimostrò che meno di un uomo d'affari su cinque era convinto dell'osti-
lità di Kennedy.
Ciò nonostante, quasi tutti i leaders repubblicani e i giornali continuarono a
ripetere che il mondo degli affari era contrario a Kennedy e che Kennedy av-
versava il mondo degli affari......
(Buon lavoro Obama....)
(Ted Sorensen, Kennedy; libro consigliato:
 Jim Garrison, JFK sulle tracce degli assassini)










UN GENIO AL SERVIZIO DI QUALE DIO?



























Precedente capitolo:

Cartesio: il genio e la contraddizione

Prosegue in:

Seconda argomentazione  &

Terza argomentazione






Prima argomentazione contro Cartesio....





E' sempre stato difficile per gli umani riflettere con obiettività sulla
natura dei non-umani.
Un problema spesso sottolineato è che abbiamo la tendenza ad an-
tropomorfizzare, e ad assimilarli troppo a noi stessi. Una difficoltà di
segno opposto, più raramente messa in evidenza, è connessa al fatto
che, anche quando tentiamo di essere obiettivi nei confronti degli ani-
mali, noi siamo gravati dalla necessità di giustificare le relazioni mora-
li che abbiamo stabilito con loro.
Uccidiamo gli animali per scopi alimentari; li usiamo come soggetti
sperimentali nei laboratori; li utilizziamo come fonti di materie prime
quali il cuoio e la lana; li impieghiamo come forza-lavoro - la lista è
interminabile.


















Tali pratiche sono vantaggiose, e noi non intendiamo abbandonarle.
Quando cerchiamo di capire chi siano gli animali, siamo dunque por-
tati a concepirli in termini compatabili con il tipo di trattamento che
riserviamo loro.
Poiché, se gli animali sono visti come esseri intelligenti e sensibili,
tale trattamento può apparire mostruoso, abbiamo motivo di oppor-
re resistenza all'idea che essi siano intelligenti. Talvolta questa resi-
stenza ha assunto forme estreme.
Nel XVII secolo, un periodo di rapidi e impressionanti progressi nel
campo della fisiologia, si cominciò per la prima volta a comprendere
sia il funzionamento degli organi principali che il meccanismo della
circolazione del sangue.




















Ma tali risultati venivano ottenuti attraverso procedure sperimentali
che sottoponevano gli animali ad atroci torture. I cani, per esempio
venivano immobilizzati - di solito si inchiodavano le zampe al tavolo
e poi venivano sezionati in modo che fosse possibile osservare il la-
voro dei loro organi interni.
Ciò accadeva molto tempo prima che si scoprissero gli anestetici,
cosicché talvolta si tagliavano loro le corde vocali per evitare che le
loro urla disturbassero gli anatomisti. Nel caso in cui qualche scien-
ziato avesse avuto dei problemi, le dottrine morali tradizionali erano
pronte a offrire rassicurazioni.



















Pensatori come Tommaso d'Aquino avevano a lungo sostenuto che
'la carità non si estende alle creature irragionevoli' e che gli animali
bruti esistono soltanto per essere usati dall'uomo. Tali rassicurazio-
ni potevano tuttavia sembrare insufficienti: dopo tutto, a prescinde-
re dalla questione se gli animali fossero o meno razionali, così come
dalla questione se fossero stati destinati all'uso umano, restava il fat-
to che venivano loro imposte sofferenze terribili.
Questo solo sarebbe stato bastato a imporre qualche esitazione.
Per eliminare ogni senso di colpa, era necessario negare agli anima-
li la capacità di provare dolore. E, per strano che possa sembrare
oggi, questo è proprio ciò che alla fine avvenne.
I semplici animali, si disse, sono così diversi dagli umani da non es-
sere neppure in grado di soffrire.



















Cartesio, comunemente definito 'il padre della filosofia moderna',
fu il più deciso fautore di tale tesi.
Per Cartesio, la mente e il corpo sono due tipi di entità radicalmen-
te diversi: la mente è di natura del tutto immateriale, mentre il cor-
po non è altro che una sorta di macchina. Gli umani, avendo non
solo il corpo ma anche la mente, sono in grado di pensare e senti-
re; ma i meri animali non hanno mente, e pertanto non sono altro
che automi, incapaci di qualsiasi sorta di stato cosciente, sofferen-
za inclusa.



















'La mia opinione' scrive Cartesio 'non è crudele verso gli animali,
come è indulgente verso gli uomini...dato che li assolve dal sospet-
to di crimine quando mangiano o uccidono gli animali'.
....Era indulgente anche verso i fisiologi, i quali non dovevano più
preoccuparsi delle 'sofferenze' dei loro soggetti sperimentali.
La tesi di Cartesio fu entusiasticamente adottata da diversi labora-
tori.
Nicholas Fontaine descrive nelle sue memorie, pubblicate nel 1738,
la visita a uno di tali luoghi:




















"Somministravano percosse ai cani con perfetta indifferenza, e de-
ridevano chi compativa queste creature come se provassero dolo-
re. Dicevano che gli animali erano orologi; che le grida che emette-
vano quando venivano percossi erano soltanto il rumore di una pic-
cola molla che era stata toccata, e che il corpo nel complesso era
privo di sensibilità. Inchiodavano poveri animali a delle tavole per
le quattro zampe, per vivisezionarli e osservare la circolazione del
sangue, che era grande argomento di conversazione."

Vi era un'altra ragione per cui i pensatori predarwinisti trovavano
conveniente negare qualsiasi rilevante capacità psicologica agli a-
nimali: la loro sofferenza costituiva infatti un serio problema teolo-
gico.




















Un Dio giusto e onnipotente non avrebbe creato degli esseri per-
ché patissero senza uno scopo. La sofferenza degli umani poteva
essere spiegata (o almeno così si riteneva) in connessione con la
dottrina della Caduta: i patimenti umani sono una conseguenza del
peccato di Adamo.
....Ma gli animali non discendono da Adamo, e non hanno una par-
te nel peccato originale; inoltre, essi non possono sperare in un pa-
radiso che possa riscattare le loro sofferenze terrene. Le loro pene
sono pertanto un problema teologico apparentemente intrattabile.
Ecco la prima grande contraddizione di Cartesio, forse dettata an-
che e soprattutto da reazione umane dovute al clima della sua epo-
ca.



















E' facile, guardando indietro, trovare la tesi di Cartesio semplice-
mente ridicola...
Com'era possibile credere seriamente che gli animali non avvertis-
sero dolore? Dopo tutto virtualmente noi abbiamo della sofferen-
za animale le stesse prove che abbiamo della sofferenza umana.
....La tesi di Cartesio era estrema perfino per il suo tempo, e no-
nostante la sua vasta influenza venne respinta dalla maggior parte
degli autori coevi. Nondimeno, si tratta di una tesi che era possi-
bile allora in un senso in cui non lo è più ora.
La ragione per cui la concezione cartesiana degli animali non è
più sostenibile oggi - la ragione per cui ci sembra così ovviamen-
te sbagliata - è che tra Cartesio e noi c'è stato Darwin....
(Rachels, Creati dagli animali; libro consigliato:
 James Rachels,  Creati dagli animali)