giuliano

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IL TOMO

giovedì 22 marzo 2012

UNA DIVERSA INTERPRETAZIONE


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Nel XIX secolo, durante le 'Guerre Indiane', un uomo chiamato Smohalla
della tribù dei Sokulk, un piccolo gruppo di Nez Percé che viveva nei pressi
del fiume Columbia nella parte orientale dello Stato di Washington cominciò
a predicare il ritorno alla spiritualità delle origini.
Il suo messaggio attrasse molti seguaci e divenne noto come la 'Religione del
Sognatore'. Questa religione abbracciava l'idea di una Madre Terra benigna
e rifiutava la civiltà bianca europea e i suoi principi.
A quei tempi, la strategia del governo statunitense per affrontare la questione
indiana era quella di promuovere un vero e proprio genocidio culturale.
Poiché il governo di Washington riteneva che popoli seminomadi privi delle
nozioni di proprietà terriera e di confini territoriali non potessero non interferi-
re con la pace e la sicurezza dei coloni bianchi, vennero avviati dei programmi
per civilizzare le tribù indiane. Uno di questi consisteva nell'indurli a occuparsi
di agricoltura e di altri lavori tipici dei bianchi.
All'epoca in cui prosperavano le religioni antiche, quelle che chiamerò religioni
'primeve', i popoli, tra cui quelli dell'America Settentrionale, sentivano di esse-
re tutt'uno con il mondo vivente che li circondava. Costoro non pensavano di
avere una religione nel senso moderno del termine; la loro 'religione' era più
che altro un atteggiamento nei confronti del mondo e un modo di pensare e di
vivere.
Per loro, il mondo circostante era pieno di vita e di spiriti.
Dal punto di vista del nativo americano, come scrive Ruth Underhill in 'Red
Man's Religion':

'Il mondo non consisteva di materiali inanimati da utilizzare e di animali da
macellare e mangiare. Il mondo era vivo, e ogni cosa esistente poteva favo-
rirlo o danneggiarlo'.

In altre parole, il mondo intero era vivo e gli uomini si trovavano dentro quel
sistema vivente e non al di sopra. Per i nativi americani, ogni ente del mondo
che li circondava possedeva spiriti e poteri coi quali bisognava venire a patti
per garantirsi un'esistenza degna di questo nome.
Il loro era un mondo vivo, pullulante di spiriti, poteri e anime non umani.
Quali elementi fossero da considerarsi influenti era determinato dall'ambiente
e dall'ecosistema in cui un determinato popolo viveva. Nel caso di cacciato-
ri-raccoglitori di deserti, terre aride ed estremo Nord, erano gli animali quelli
che possedevano i poteri maggiori. Gli abitanti delle pianure sconfinate, inve-
ce, pur considerando gli animali esseri potenti e forieri di visioni, riservavano
la gran parte dei rituali alla venerazione delle infinite distese della terra e del
cielo, alle quattro direzioni del mondo e ai venti che le impersonificavano.
(J. Mason, Un mondo sbagliato)







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