giuliano

giuliano
IL TOMO

domenica 22 ottobre 2017

LE OPERE DELL'UOMO SOCCOMBONO AL TEMPO LE OPERE DELLA NATURA (E DIO) INFINITO SPECCHIO DI QUANTO IN VERO CREATO (23)












































Precedenti capitoli:

La scultura funeraria (21/1)





























Altissimu, onnipotente, bon Signore,




tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.




Ad te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.




Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,




spetialmente messor lo frate sole,




lo qual’è iorno, et allumini noi per lui.




Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:




de te, Altissimo, porta significatione.




Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle:




in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.




Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento




et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dài sustentamento.




Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.




Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,




per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.




Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,




la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.




Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore
et sostengo infirmitate et tribulatione.




Beati quelli ke ’l sosterrano in pace,
ka da te, Altissimo, sirano incoronati.




Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:




guai a·cquelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ’l farrà male.




Laudate e benedicete mi’ Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.

(San Francesco)











giovedì 19 ottobre 2017

LA SCULTURA FUNERARIA (Seconda Parte) (21)




















Precedente capitolo:

La scultura funeraria (Prima Parte) (19/20)

Prosegue in:

La scultura funeraria (Seconda Parte) (22)













Come l’artista scavo la pietra,
animo la scultura della mia illusione
scolpita nel principio di una diversa
passione.
La pietra è più dura di ogni cuore
che incontra la mia penna,
la dura pena per ogni tortura
ombra del loro Dio.
Perché raccontano
che è la più bella visione,
Madonna che aspetta la sua offerta,
con il bambino gravido e senza rancore. (1)

Era la nostra Dèa nel principio,
prima del libro del profeta, 
le hanno rubato anche il sorriso,
acqua di torrente che sgorga
nella mente.
Mentre Cibele semina il campo
del mio paradiso,
dove coltivo con solo il sorriso,
il frutto proibito tributo
per un nero aguzzino.
Cui debbo anche il dolce vino,
dona l’ebbrezza e la comprensione,
una penna che incide la dura pietra
divenuta passione.
Rito nuovo come sangue che sgorga
da una ferita della nuda terra. (2)

Scavo nella memoria,   
scavo la zolla,
scrivo con l’aratro il sogno nascosto
confuso con il peccato.
La pietra assume visione
di un altro Dio,
per tanti è solo un caprone
mal scolpito.
La pietra mi racconta
un’altra visione,
coniato nel profilo di una moneta,
nella giara antica dove la tomba
l’ha restituita.
Racconta un diverso amore
e la terra di un altro colore.
Racconta la gloria di un altro peccato,
racconta la storia di un altro Dio,
forma la statua di un altro oracolo.
Racchiuso nella pergamena di un filosofo,
raccolto dalla parola di un’astronomo,
raccontato per bocca di uno storico,
intuito dalla mente di un matematico. (3)

La pietra incide il principio
di un diverso Dio pregato.
La mano,
fossile antico di questo Creato,
scolpisce la forma divina di un
corpo,
ma con la testa di antico animale,
non sacrificato sull’altare.
Adorato come principio del Creato,
mitologia antica, diversa creanza:
insegna l’istinto d’un sogno proibito,
striscia cammina e poi vola lontano.
Dona i colori di un diverso
miracolo,
pensiero di vita infinita creazione,
pian piano diventa la sola
ossessione. (4)

Ora la mano accarezza il profilo,
scultura con corpo divino.
Il ricordo muta in passione,
la lacrima scende sul viso,
la goccia segna la fronte.
Adoro la bestia chino vicino
alla fonte,
quando il giorno aveva una
diversa ora,
e mai vi era paura.
Accarezzo il corpo,
come la pietra che mi dona
un altro fossile della memoria.
Bacio la vanga che mi ha restituito
Divina creatura,
piango la memoria di un’altra
storia.
La forma nell’ora del giorno
assume ora un nuovo contorno.
Ogni strato di pelle
che semino lieve,
è una scultura che ridona sorriso.
La forma ora assume colore,
il Dio muta il corpo perfetto
in maschera di terrore.
Esorcizza paura e dolore,
una vita impastata coi Démoni:
una lotta fra la luce
e la più nera visione
di dolore. (5)

La lotta si fa dura,
fra il bene che avanza,
e il male che domina ogni
sostanza,
scritta nella dura terra
della rozza materia.
La pietra diviene diavolo contratto,
angolo perfetto dell’intera
costruzione.
La scultura mi dona paura antica:
una parola non ancora capita,
quando Dio sussurrava
la prima rima nella materia,
lenta poesia della vita. 
Ha ferito solo la memoria,
un bene donato e mai capito,
forse solo appena intuito
nel gene del primo elemento.
E nella forma perfetta di altro
Dèmone
dell’intricata storia. (6)

Rapirono così il ricordo di una
preghiera,
illuminata anch’essa
da una stella.
Così rubarono l’amore di un Dio
che lotta contro la prigione
di un profeta,
perché non è materia
come la sua terra.
Ora mi dona la stessa visione.
La poggio sulla sua terra,
ora che il mostro invade il sogno
e diviene incubo di un altro regno:
la pietra incisa assume la forma
di una divinità mostro indegno. (7)

Invase per molti secoli
questo regno:
forma estinta di un’altra vita,
morta di colpo per mano di una
meteora impazzita.
Incise la volontà di un diversa
coscienza,
divenuta principio di vita
scolpita nella pietra.
Pian piano ci mostra la bellezza
antica,
splendida nella forma scolpita,
con una testa proibita di bestia
divina.
Gene della memoria,
scava un primo ricordo
mai morto,
forse solo un Dio…
…appena risorto. (8)  

Ricordo questo sogno,
paura mai morta
come una divinità
sepolta,
estinta come lo scheletro
crepato di sete
sulla riva del torrente.
Ricordo la visione di un animale,
lento striscia e mi spia,
forma mai estinta di vita.
Ricordo la terra tremare
al passaggio di quella Dea.
Ricordo il diavolo assumere
nuova visione,
nel caos di una nuova dimensione.
La pietra mi dona tanti troppi
ricordi mai sepolti,
e assume un nuovo colore,
in questa giornata piena di sole. (9)

Sono uno scultore,
e in un sol giorno scolpisco
la memoria,
di milioni di anni di storia.
Capisco che il chiodo è solo
l’ultimo minuto di uno stesso Dio,
morto troppe volte all’ombra di una
pietra,
della mia grande scultura.
È visione antica nominata mitologia,
ripetuta nella mente
di questo piccolo torrente.
La incido con amore e sudore
dalla mattina alla sera,
di un giorno infinito
….senza preghiera. (10)

La pietra,
più la giornata passa e muta
colore,
più assume diverso spessore.
La scultura antica diventa profilo,
si beffa del mio sudore
accompagnato al triste destino.
Ride al sole della nuova venuta,
ride come un satiro della mia scoperta,
ride della forma che incido,
ride osservando il mio profilo.
Mentre io scruto il suo
levando la polvere.
Lei mi asciuga la fronte di tanto
sudore,
e mi fissa con l’occhio rivolto
in un'altra direzione. (11)

Mi fissa e ride dell’illusione
del tempo che scorre.
È nato ridendo
ed è morto contento,
con la certezza che il tempo
mai è esistito,
quando adornava la tomba
del suo Dio.
Quando vegliava la sua casa,
quando annunciava il nuovo
martirio,
divenuta ultima tentazione
per un mondo migliore. (12)

Il caso lo volle ubriaco di gioia,
per ugual stella
che illumina la luce della parola.
Lo vuole ora,
muto testimone, 
con solo il riso della comprensione
di un’altra visione.
Continua a ridere,
mentre lo poggio a terra,
il mulo fedele spalanca la bocca
appena lo vede.
Il cane abbaia al vento,
urla alla bestia,
che scalcia e tira l’aratro
in un'altra direzione. (13)

La statua ride dello scompiglio,
è di nuovo padrona della situazione.
La stella muta colore
e dona nuova visione.
Un popolo intero trema
per questa divina creatura.
Chi prega, chi cerca riparo,
chi ritrova parola.
Lui nel riso del suo Dio,
prova solo compassione
per tanta incomprensione. (14)
 
Ride di gusto,
è la sua preghiera,
osservando il volgo
fatto ignoranza…,
che nella storia compone
la materia.
Rimane a guardia della casa,
luogo sicuro di una saggezza
che non conosce paura.
Solo l’avventura di un nuovo
cratere:
scava la pietra,
e un  Dio che offre la sua
cenere…
per una nuova preghiera.
La pietra muta sostanza,
diviene scintilla brilla come
un sole.
Luccica come le stelle,
ora stanno di guardia alla falce
d’una luna che saluta…,
la mia nuova avventura. (15)

Mi racconta con un sorriso,
verso la strada del mio paradiso,
di un altro mondo
e mi fa regalo del suo oro.
Mi narra di un’altra epoca
con una luce piena di gloria,
per dirmi solo che la scultura
non è ancora finita.
L’arte antica della mia ricerca
merita solo un dono d’amore,
è la rima di un’intera giornata
trascorsa al sole di una zolla di terra.
Ad ogni sasso incontrato
della mia vanga,
non ho pronunciato
una sola bestemmia,
né contato una preghiera,
ma parlato con la semina,
antico amore della mia infinita
ora.
Perché mi vuole più solo
di ogni pietra.
Incisa scolpita adorata,
come un antico profeta.
a cui non è concessa parola. (16)

Come un oracolo scopro
il miracolo.
Uno sciamano beve l’antica
bevanda,
e ride di gusto al tesoro trovato,
premio per ogni ora della giornata.
Una vita mai raccontata
dalla sacra memoria,
nella geografia della loro…
…oscura ora! (17)

Volge il giorno alla fine,
ogni stella racconta
la mia ora,
non s’attarda per il sogno
della notte,
mentre veglia e narra
un mondo senza parole.
Verità muta,
apre la vista della mia prima
forma.
Anima assopita prima dell’Universo
fatto materia,
prigioniera di una roccia dura,
dove scorgo il Dio della mia
scultura. (18)

Volge il sole al tramonto,
ed io ho scolpito la mia pietra
fino in fondo.
Ho vangato la memoria
di una giornata senza tempo…,
all’ombra di una strofa.
Mi ha insegnato la segreta via,
mentre il cane rimane a guardia
dell’opera mia.
Mentre il sole abdica la sua
ora,
ad una luna che mi adora.
Su un giaciglio che è solo
il misero premio,
per aver scolpito il tempo. (19)

Ora scorre lieve come un soffio
di vento,
gira nel vortice del bosco,
dove tante anime si rincorrono
fino ad un pozzo senza
fondo.
Dove un tempo parlarono
con la luna,
e l’acqua insegnò loro
una nuova parola…
dal nulla di quell’ora.
Ora invece chiedono solo
nuova gloria…
ad una vita mai morta
alla stessa ora,
perché regalò
la prima parola.
Ad un anima senta tempo
prigioniera della parola…
e scolpita nella materia,
con solo il tempo a scavarne….
la memoria. (20) 

Frusciano fra gli alberi
chiome scure di rami contorti
ricolmi di stelle.
Ogni foglia sospira lieve
al loro pallido colore,
scrigno di ogni preghiera
che in segreto rito…
intonano la sera. (21)

Pregano la terra e l’amore.
Il bosco,
segreto padrone
di ogni ramo e foglia.
Perché orna la gloria
di una natura mai morta.
Solo maestra incompresa
in ogni principio,
musa e anima di ogni
respiro. (22)

Quando dormo sullo scuro
giaciglio,
odo le voci rami di vita,
parlano ora la lingua
incompresa,
di foglie che pregano la loro
messa segreta. 
Poesia come musica sospesa 
senza una chiesa,
mi insegna la via
più in alto della grande
chioma,
dove vedo una stella che
illumina…,
la rima di una nuova strofa.
Ridona potere e speranza
di una diversa visione,
e vuole la vita di un diverso
colore. (23)

Il sogno mi lascia muto
in attesa del giorno,
sull’uscio di un alba simile
ad un nuovo tramonto.
In questo tempo di nuova
memoria,
mi dona una pietra da 
scolpire per la storia.
Antica come una diversa
dottrina,
mentre il giorno s’appresta
ed inonda la casa,
nuova luce ad ogni ora 
che avanza.
Lenta mi prende la mano,
e mi benedice alla fonte
della vita,
memoria di una Dèa,
senza una chiesa. (24)

Verbo di ogni
elemento, 
dona il principio non detto:
spiga che cresce,
pane povero che macina
la sua lenta preghiera,
ogni minuto chino sulla
terra,
della mia chiesa segreta. (25)

L’opera mia prende forma
e sostanza,
l’ammiro là dove l’occhio
non vede,
e l’anima scruta ogni contorno
della scultura che danza
al levar del giorno.
È bella come il sole che cresce
nel pallore lieve,  
si veste di un velo
sottile,
trasparente alla vista,
come una leggera foschia.
Scura di notte sottile di giorno,
piano lascia scoperte
le linee precise di una Dèa.
Nuda mostra le grazie
di un nuovo mattino…,
e battezza l’emozione
con acqua che penetra
…questa preghiera.  (26)

La terra mi attende per la
più bella creatura.
Pensiero di un Dio in lei
scolpito,
colore di un idea in lei
per sempre cresciuta.
Dall’alto della montagna
che ora mi guarda,
dalla cima dell’Olimpo
dove ora mi comanda. (27)

Sua figlia mi fa compagnia,
mi prende la mano e mi insegna
la lenta carezza d’ogni forma
concepita.
Mi insegna a non confondere
il desiderio con l’amore,
solo per dirmi che il piacere
è di altro colore.
È una frammento scolpito
da madre natura,
una donna bella come
una Dèa,
perché mi detta una nuova
rima,
sul far del mattino
e al principio della sera.
Quando la poesia diviene
nuova preghiera. (28)

Una runa, una strofa, un geroglifico
della memoria,
per dirmi in un frammento di pietra
scolpita,
che l’amore e il suo scrigno….
…e la vita la sua rima. (29)

Nel corpo nudo di un ventre muto,
liscio come il sorriso che dona
vigore,
mi racconta del suo amore.
Tutto intorno tace ed acconsente,
ogni cosa che vedo è stata nel suo
ventre,
ogni elemento la guarda danzare,
la saluta e le fa sacrificio della sua
venuta.
Cantano in coro in questa primavera,
una rima come una preghiera
della mattina.
È profumo divino di mille fiori
di anime pie,
perché hanno venerato il corpo
di una Dèa,
appena scolpita in questa chiesa,
prima alba che non è ancora
mattina. (30)

(Prosegue...)













sabato 14 ottobre 2017

LA SCULTURA FUNERARIA (19)



















Precedenti capitoli:

I vivi al servizio dei morti (18/7)

Prosegue in:

La scultura funeraria (20)













Lo sciamano del Passo della Porta del Cielo inviò un messo a Mujiangping per far scolpire da un vecchio falegname una testa della dea Tianluo, e disse sarebbe andato a ritirarla di persona il ventisettesimo giorno del dodicesimo mese per offrirla alla dea sul suo altare.
Come acconto il messo portò un’oca viva e promise al falegname, se il lavoro fosse stato consegnato alla data stabilita, una giara di vino di riso e una mezza testa di maiale per festeggiare il capodanno lunare.
Il vecchio fu colto dal terrore, capì che era arrivata la sua ora, perché a differenza della dea Guanyin che governa la vita, la dea Tianluo presiede la morte.

Tianluo veniva dunque a prendersi la sua vita!




Oltre ai consueti lavori di falegnameria, negli ultimi anni aveva scolpito statue per la gente, dal dio della ricchezza all’arhat sorridente, dal monaco elemosiniere al giudice onesto, aveva fatto una serie completa di maschere per una compagnia di teatro nuo, aveva realizzato dei Zhang Kaishan, metà uomini e metà divinità, dei Mashuai, mezzi uomini e mezze bestie, dei demoni etti mezzi uomini e mezzi diavioli, e persino delle divertenti figurine che facevano boccacce. Aveva scolpito anche statue di Guanyin per gente venuta da oltre le montagne, ma nessuno gli aveva mai chiesto statue della feroce Tianluo, la dea che governa la vita degli uomini.
Ed ecco che ora era venuta a reclamare la sua…
Ma come aveva potuto essere così stolto da accettare?
Colpa dell’età e dell’avidità!
Bastava fossero disposti a pagarlo bene che lui accettava di eseguire qualsiasi cosa. La gente diceva che le sue sculture erano molto realistiche, riconosceva al primo colpo d’occhio il dio della ricchezza, il funzionario brillante, l’arhat sorridente, il monaco elemosiniere, il giudice onesto, Zhang KaishanMashuai, i demonietti e la dea Guanyin.
Lui non l’aveva mai vista, Guanyn, sapeva solo che portava i bambini. Quando aveva sentito dire che la gente andava alla Rupe dell’Anima per avere figli, una forestiera venuta con una pezza di stoffa rossa e un fascio d’incenso lo aveva pregato di farle una statuina di Guanyin, e si era fermata a dormire da lui. Al mattino se n’era andata tutta contenta con la statuina fatta durante la notte. Ma non aveva mai scolpito Tianluo, prima di tutto perché non glielo aveva mai chiesto nessuno e poi perché solo uno sciamano poteva permettere sull’altare una dea così malvagia.




Rabbrividì e si sentì gelare, capì che Tianluo si era già introdotta nel suo corpo e stava per toglierli la vita. Salì su una catasta di legna per prendere un pezzo di bosso che stava ad essiccare da molti anni su una trave, un legno dalle venature sottili che non si deforma e non si spacca e che aveva conservato per qualcosa di importante. Come fece per allungare la mano, scivolò facendo crollare la catasta di legno. Si prese un bello spavento ma in cuor suo fu tutto chiaro. Con il pezzo di bosso in braccio si andò a sedere su un ceppo di acero che usava per spaccare la legna. Per i suoi soliti lavori in genere sgrossava il legno con qualche colpo d’ascia senza pensarci troppo, poi lo cesellava con lo scalpello e, seguendo i segni della lama, definiva la forma, un lavoro che faceva ad occhi chiusi.
Ma non aveva mai scolpito Tianluo, quindi rimase seduto inebetito con il pezzo di legno in mano. Rabbrividì, lo lasciò cadere, entrò in casa e sedette accanto al camino su un sedile di legno annerito dal fumo e levigato dal continuo strofinare delle natiche.
La sua fine si approssimava.




Non riuscì nemmeno a festeggiare il capodanno, pensò. Volevano la statua per il 27 del dodicesimo mese, non sarebbe arrivato nemmeno alla festa delle lanterne. Era deciso, non gli avrebbero lasciato passare il capodanno.

Aveva commesso troppi peccati, dice lei.
L’ha detto Tianluo?
Sì, ha detto che non era una persona per bene, non aveva saputo accontentarsi del suo destino.
Può darsi.
Sapeva di aver commesso molti peccati.
Aveva approfittato della donna che era andata a pregare per avere figli?
No, quella era una donnaccia, c’era stata.
E questo non è un peccato?
Può non esserlo.
Allora i suoi peccati…
Ha violentato una ragazza muta.
A casa sua?
No, non ha osato tanto.